Fagnano Olona, Giannino Landoni, vi racconto mio nonno. Si è svolta sabato scorso la suggestiva cerimonia di intitolazione della Traversa Provinciale Busto-Cassano, al Cavalier Giannino Landoni.
Landoni è stato un pioniere del lavoro, una personalità che si è distinta per il significativo contributo prestato allo sviluppo dell’industria locale ed internazionale.
Onore quindi a Giannino Landoni, imprenditore e fondatore dell’azienda MECA Spa, che Fagnano Olona celebra inserendolo stabilmente nella cartografia civile della provincia attraverso l’intitolazione di una via, usando una citazione del Prefetto, intervenuto di persona alla cerimonia
Adesso invece andiamo a conoscere il lato più riservato e familiare del cavaliere grazie al messaggio letto pubblicamente dalla nipote Monica Landoni con la sorella Alice, molto amate dal loro nonno.
“Vorrei iniziare dicendo che sto tirando fuori questo foglio con il discorso soprattutto in onore di una gestualità che apparteneva sempre a mio nonno.
Grande amante della carta, prima di parlare inpubblico estraeva immancabilmente dal taschino qualche appunto.
La verità è che io non ho imparato a memoria quello che vorrei dirvi, ma mi piace pensare che, questo foglio mi faccia sentire un po’ più vicina a lui.
Intanto, un grazie sincero a tutti voi per essere qui oggi a festeggiare quello che per la nostra famiglia è un momento di grande orgoglio.
E spero che possa esserlo anche per i cittadini di Fagnano Olona e Castellanza, perché questa intitolazione rappresenta il riconoscimento pubblico dell’impatto che il lavoro, l’impegno e la visione di mio nonno hanno avuto sul territorio e ben oltre.
Per questo desidero ringraziare anche il Comune di Fagnano Olona per questa onorificenza, della quale mio nonno sarebbe stato immensamente fiero. Ringrazio, inoltre, per tutte le belle parole che sono state spese oggi su di lui e su ciò che ha costruito nei suoi ottant’anni di lavoro: un percorso iniziato in un garage a Castellanza e arrivato poi in tutto il mondo.
Eppure, ascoltando questi racconti, mi viene spontaneo pensare che ognuno di noi abbia conosciuto un Giannino diverso.
C’è chi ha conosciuto il collega, chi l’imprenditore, chi l’amico, chi il cugino. Io, invece, vorrei raccontarvi semplicemente il nonno. Un nonno dolce, divertente, molto presente, fiero, esigente e spesso difficile da accontentare.
E penso che più di qualcuno di voi ne sappia qualcosa. Era una persona profondamente curiosa.
E questa curiosità aveva un effetto speciale: lo rendeva presente nella vita degli altri. Non era curiosità invadente o ficcanaso; era il desiderio sincero di capire, conoscere e partecipare. Era interessato alle nostre vite, ai nostri progetti, alle nostre passioni.
E questa stessa curiosità lo teneva incredibilmente aggiornato sul mondo. Devo dire che, anche da ultra novantenne, era spesso un passo avanti agli altri, soprattutto quando siparlava di tecnologia.
A 96 anni acquistò un’auto elettrica. Il giorno della consegna chiese al venditore se l’auto fosse dotata di Apple CarPlay. Era il 2019 e il venditore, Apple CarPlay, non sapeva ancora cosa fosse. Ma la sua curiosità non era fine a sé stessa. Era accompagnata da un entusiasmo contagioso verso il futuro e verso le persone.
Mio nonno celebrava ogni nostro piccolo o grande successo. Si festeggiava un disegno, un racconto scritto a scuola, un compleanno. Poi una bella pagella, il diploma, la laurea, il primo lavoro, una promozione.
Ricordo che, quando cercavo il mio primo impiego, diventava motivo di festa perfino l’arrivo di un colloquio. Magari poi non andava a buon fine, ma per lui non importava. Lui vedeva sempre la possibilità che qualcosa di bello potesse accadere.
E credo che questa sia stata una delle chiavi del suo successo. L’ottimismo. E forse anche quel pizzico di coraggiosa arroganza che serve per guardare un obiettivo apparentemente impossibile edire: “Perché non io?”
Ed è proprio da qui che nasce un altro tratto che lo caratterizzava: mio nonno amava creare momenti.
Chi lo conosceva bene sa che non perdeva occasione per organizzare feste, rimpatriate, pranzi, cene, tornei di carte amichevoli. Non lo faceva semplicemente per divertirsi. Lo faceva perché aveva compreso una cosa importante: i risultati hanno valore, ma le persone con cui li condividi ne hanno ancora di più.
E così, attraverso quei momenti, rafforzava quel senso di famiglia, di amicizia e di comunità che ha sempre cercato di costruire attorno a sé.
Ripensando a lui oggi, mi accorgo che le cose più importanti che mi ha lasciato non sono materiali. Mi ha insegnato l’entusiasmo. Mi ha insegnato il senso della famiglia.
Mi ha insegnato il valore dell’appartenenza a una comunità. E mi ha insegnato anche una cosa che spesso dimentichiamo: fermarci ogni tanto a celebrare i nostri traguardi, grandi o piccoli che siano.
E allora oggi vorrei dire grazie anche a te, nonno. Grazie per aver vegliato su di noi con tanto amore e per continuare a farlo, ne sono certa, da lassù.
Grazie per avermi insegnato i valori dell’onestà e del duro lavoro. “Il lavoro nobilita l’uomo”, mi ripetevi spesso. Grazie per essere stato, e continuare ad essere, una grande fonte di ispirazione.
Grazie per l’incoraggiamento che mi hai dato quando ero bambina e per i consigli che mi sussurravi quando ormai ero diventata grande.
Al nonno piaceva celebrare. E quindi oggi ringrazio ciascuno di voi per essere qui, perché questa giornata è esattamente il genere di momento che lui avrebbe amato: persone riunite, ricordi condivisi e una comunità che si stringe attorno a una storia.
Grazie a tutti di cuore. E permettetemi di concludere dicendo una cosa che per me da oggi è motivo di immenso orgoglio: io abito in Via Cavalier Giannino Landoni”. Conclude emozionata, questo affettuoso ritratto di famiglia, la giovane nipote Monica Landoni.
Fausto Bossi
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