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    Polizia di Stato, premiazione dei 100 anni di Ettorino D’Alessandro

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    By Redazione on 30 Maggio 2026 Istituzioni
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    Ettorino D’Alessandro: un secolo di vita e di passione per la Polizia di Stato

    Una storia che attraversa un intero secolo, un legame con la divisa che il tempo non ha scalfito. Questa mattina, presso la Sala Convegni della Questura di Varese, si è celebrato un traguardo straordinario: il centesimo compleanno di Ettorino D’Alessandro, poliziotto in pensione nato in un piccolo paese dell’Abruzzo il 29 maggio 1926. La cerimonia, intrisa di emozione e di un profondo senso di appartenenza, ha riunito attorno al festeggiato il Questore di Varese, i Funzionari della Questura e i membri dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato (ANPS), per rendere omaggio a una vita spesa al servizio dello Stato e della comunità.

    dall’Abruzzo al dopoguerra: la scelta di una vita nella Polizia di Stato.

    La storia di Ettorino affonda le sue radici nell’Italia ferita e piena di speranza del secondo dopoguerra. Subito dopo la fine del conflitto, come tanti giovani della sua generazione, si trovò di fronte alla necessità di costruire un futuro, di trovare un lavoro stabile in un Paese in piena ricostruzione. La scelta cadde sulla Polizia. Si arruolò e frequentò il corso di formazione presso la scuola di Nettuno, un’esperienza formativa che condivise con centinaia di altri ragazzi, tutti animati dallo stesso desiderio di sicurezza e dalla volontà di contribuire alla rinascita nazionale. Quella che iniziò come una scelta dettata dalla necessità si sarebbe presto trasformata in qualcosa di molto più profondo.

    Una carriera in divisa, un amore per la vita nella Polizia di Stato

    Terminato il corso, la sua prima assegnazione fu Roma, il cuore pulsante di una nazione che si stava rimettendo in piedi. Successivamente, il destino lo portò a Luino, sulle sponde del Lago Maggiore. Fu proprio qui, in questa cornice suggestiva, che Ettorino incontrò la donna che sarebbe diventata la sua compagna di una vita intera, la moglie a cui è felicemente legato da ben 68 anni. Un amore solido, nato e cresciuto parallelamente alla sua carriera, che lo vide poi trasferito a Milano. Anni difficili, quelli milanesi, segnati da tensioni sociali e sfide complesse, durante i quali prestò servizio presso il posto di Polizia del Policlinico. Ettorino seppe affrontare quel periodo con la fierezza e il coraggio che lo hanno sempre contraddistinto, dimostrando sul campo il suo valore.

    L’approdo a Varese e il ruolo strategico nell’archivio della Polizia di Stato

    La tappa finale del suo percorso professionale fu la Questura di Varese. Qui, dopo anni passati in prima linea, venne assegnato anche all’Archivio. Un ufficio che a un occhio esterno potrebbe sembrare meno operativo, ma che in realtà costituisce il cuore pulsante e la memoria storica di ogni Questura. L’Archivio è un luogo fondamentale e strategico, dove la precisione, l’ordine e la meticolosità sono essenziali per garantire l’efficacia di tutte le attività investigative e amministrative. Anche in questo ruolo, Ettorino mise la sua consueta dedizione, contribuendo silenziosamente ma in modo determinante al buon funzionamento della macchina istituzionale, fino al raggiungimento della meritata pensione nel 1982.

    La trasformazione: da mestiere a viscerale passione nella Polizia di Stato

    La parabola umana e professionale di Ettorino D’Alessandro incarna perfettamente come una necessità lavorativa possa evolvere in una vocazione autentica. Giorno dopo giorno, servizio dopo servizio, quella divisa indossata per la prima volta a Nettuno è diventata una seconda pelle. Non era più solo un lavoro, ma una missione, una “viscerale passione”, come è stato sottolineato durante la cerimonia. Ha sviluppato un profondo attaccamento ai valori che quella divisa rappresenta: il servizio allo Stato, la tutela dei cittadini, il rispetto della legge. Ha compreso di non essere solo un dipendente, ma parte di una “grande famiglia”, quella della Polizia di Stato, tenuta insieme da un indissolubile spirito di corpo, un legame speciale che unisce colleghi di ogni grado e che non si spezza nemmeno con la pensione.

    Un ponte tra due epoche della Polizia italiana

    La carriera di Ettorino è anche una testimonianza vivente della storia dell’istituzione. Il 6 marzo 1982, al momento del congedo, il Ministero dell’Interno gli rilasciò il documento con la qualifica di “Appuntato della Polizia di Stato”. Questo titolo non è un mero dettaglio burocratico, ma racchiude in sé una transizione epocale: quella dal vecchio “Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza” alla moderna “Polizia di Stato”, nata con la riforma del 1981. Ettorino ha vissuto questo cambiamento dall’interno, rappresentando la continuità dei valori istituzionali che sono rimasti immutati nonostante il cambio di nome e di ordinamento. Valori che ha continuato a promuovere e a testimoniare con orgoglio anche negli anni della pensione, attraverso la sua attiva partecipazione alla vita dell’ANPS – Sezione di Varese.

    una festa indimenticabile: l’abbraccio tra generazioni

    L’idea di celebrare questo traguardo secolare è nata dal desiderio congiunto del consiglio direttivo dell’ANPS di Varese, della Questura e dei familiari. L’obiettivo era chiaro: regalare a Ettorino una giornata indimenticabile, un momento per riavvolgere il nastro dei ricordi e sentire ancora forte l’abbraccio della sua famiglia in divisa. E così è stato. La Sala Convegni si è trasformata in un luogo di incontro tra passato, presente e futuro. Ettorino ha potuto riabbracciare i vecchi colleghi, con cui ha condiviso fatiche e soddisfazioni, e allo stesso tempo incontrare le nuove generazioni di poliziotti, giovani uomini e donne che oggi portano avanti la sua stessa missione. Un passaggio di testimone simbolico, carico di significato.

    La pergamena e le parole del Questore Iodice

    Il momento culminante della cerimonia è stata la consegna di una pergamena ricordo, un segno tangibile di stima e affetto per lo straordinario traguardo di vita raggiunto. A consegnarla sono stati il Questore di Varese, Paolo Iodice, e il Presidente della Sezione ANPS. L’emozione di Ettorino era visibile a tutti, un misto di commozione e orgoglio che ha toccato il cuore dei presenti. Il Questore Iodice ha voluto ringraziare personalmente il festeggiato per il suo incrollabile attaccamento all’istituzione. Nelle sue parole, ha sottolineato il ruolo fondamentale dell’ANPS, definendola “l’anima dell’Amministrazione”. Ha spiegato come, attraverso l’impegno volontario e quotidiano dei suoi membri, l’associazione mantenga vivi e diffonda i valori fondanti della Polizia di Stato, anche al di fuori dei servizi istituzionali, creando un ponte solido tra chi è in servizio e chi lo è stato.

    l’eredità di un uomo, il valore di un esempio

    La storia di Ettorino D’Alessandro è un prezioso patrimonio di memoria e di esempio. Rappresenta la dedizione silenziosa, la resilienza e l’integrità di migliaia di servitori dello Stato che, lontano dai riflettori, hanno costruito e difeso la sicurezza del nostro Paese. In un’epoca che tende a dimenticare in fretta, celebrare una figura come la sua significa riaffermare l’importanza delle radici, del sacrificio e del senso del dovere. La sua vita ci insegna che la passione e l’impegno possono trasformare qualsiasi percorso, anche quello iniziato per necessità, in una storia di valore. È un messaggio potente soprattutto per i giovani agenti che oggi affrontano le complesse sfide della sicurezza: guardare a esempi come quello di Ettorino significa trovare ispirazione e forza per portare avanti il proprio compito con onore e umanità.

    conclusioni: cento anni di storia italiana

    Cento anni. Un secolo di storia italiana, dalla monarchia alla Repubblica, dal dopoguerra al boom economico, dagli anni di piombo alla rivoluzione digitale. Ettorino D’Alessandro ha attraversato tutto questo, e lo ha fatto indossando con onore una divisa. La festa in Questura a Varese non è stata solo la celebrazione di un compleanno, ma il giusto tributo a una vita esemplare. È stato il ringraziamento di un’intera istituzione a uno dei suoi figli, un uomo che ha incarnato i valori più nobili della Polizia di Stato. La sua storia, fatta di coraggio, amore per la famiglia e fedeltà allo Stato, rimane come un faro, una testimonianza indelebile di cosa significhi essere poliziotto, ieri, oggi e sempre.

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