L’ANM denuncia l’emergenza edilizia giudiziaria dopo il crollo del controsoffitto nell’aula bunker di Milano che ha fatto saltare il processo Hydra. Serve un piano straordinario.
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L’allarme lanciato dall’*ANM* è chiarissimo e non più rimandabile. Il crollo del controsoffitto dell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, che questa mattina ha causato il rinvio del processo Hydra sulla criminalità organizzata in Lombardia, non è un fatto isolato.
Secondo quanto denunciato dall’Associazione Nazionale Magistrati, quanto accaduto a Milano è l’ennesimo segnale di un’emergenza strutturale che da anni attraversa l’edilizia giudiziaria italiana. Un’emergenza che mette a rischio non solo l’efficienza dei processi, ma la sicurezza stessa di magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini.
ANM: cosa è successo nell’aula bunker di Milano
Questa mattina, nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, una delle aule più importanti per i processi di criminalità organizzata del Nord Italia, una porzione di controsoffitto è crollata rovinosamente a terra.
Le immagini, diffuse anche dall’ANM, mostrano calcinacci sparsi ovunque, sul pavimento vicino alla zona dove siede la Corte. Solo per un caso fortuito non si sono registrati feriti. L’udienza del processo Hydra, maxiprocedimento che vede imputate decine di persone per reati legati alla ‘ndrangheta in Lombardia, è stata immediatamente rinviata.
Un rinvio che pesa. Ogni rinvio in processi di questa complessità significa testimoni da risentire, detenuti da gestire, agende già intasate che saltano, costi aggiuntivi per lo Stato. E un segnale devastante sul piano simbolico: la giustizia contro le mafie che si ferma perché cade il soffitto dell’aula.
Processo Hydra rinviato: non è un caso isolato
Come sottolineato dall’ANM, il crollo di Milano non è un incidente imprevedibile. È la conseguenza diretta di anni di rinvii, di manutenzioni insufficienti e di una mancanza cronica di investimenti strutturali.
Aule fatiscenti, infiltrazioni d’acqua, impianti elettrici e di climatizzazione obsoleti, controsoffitti e intonaci che cedono. Sono immagini che si ripetono, da nord a sud, nei tribunali di tutto il Paese.
Solo poche settimane fa a Bolzano si è sfiorato il dramma per un episodio analogo, con il distacco di parti del soffitto all’interno del palazzo di giustizia. Prima ancora era accaduto a Napoli, Palermo, Roma, Torino e Firenze. Un elenco lunghissimo che l’ANM raccoglie e denuncia da anni.
Parliamo di edifici spesso storici, bellissimi ma non adeguati, o di strutture prefabbricate degli anni ’70 e ’80 mai ristrutturate a fondo. Luoghi dove ogni giorno si amministra la giustizia nel nostro Paese, ma dove mancano le condizioni minime di sicurezza e dignità.
L’emergenza dell’edilizia giudiziaria denunciata dall’ANM
Per l’ANM, il punto è politico e culturale prima ancora che tecnico. Non si può pretendere che la giurisdizione funzioni con efficienza, rapidità e credibilità se i luoghi in cui essa si esercita cadono a pezzi.
La giustizia italiana è già sotto pressione per carenze di organico, carichi di lavoro enormi e processi complessi. Se a questo si aggiunge l’impraticabilità delle aule, il quadro diventa insostenibile.
L’Associazione Nazionale Magistrati lo ripete da tempo: non si tratta di episodi sfortunati o di fatalità. Si tratta della conseguenza diretta di una politica che ha considerato l’edilizia giudiziaria come una voce di spesa secondaria, su cui intervenire solo con rattoppi d’emergenza.
Interventi tampone che, come dimostra quanto accaduto oggi a Milano, si rivelano puntualmente insufficienti. Si chiude una falla, si tinteggia un muro, si sostituisce un pannello, ma non si affronta mai il problema strutturale alla radice.
Sicurezza e dignità: due facce della stessa medaglia
Quando l’ANM parla di dignità della giustizia, parla anche di dignità dei luoghi. Un’aula di tribunale non è un semplice ufficio. È il luogo dove lo Stato esercita una delle sue funzioni più alte e delicate.
Un cittadino che entra in un tribunale con infiltrazioni, sedie rotte, bagni fuori uso e soffitti che crollano, percepisce immediatamente un senso di abbandono e di sfiducia. Un magistrato o un cancelliere costretto a lavorare in quelle condizioni vede svilita la propria funzione.
La sicurezza sul lavoro è un altro tema centrale. Il crollo di un controsoffitto in un’aula piena di persone avrebbe potuto causare feriti gravi. Siamo stati fortunati oggi a Milano, ma la fortuna non può essere il criterio con cui si gestisce la sicurezza dei palazzi di giustizia.
Il Ministero della Giustizia e il Ministero delle Infrastrutture hanno competenze intrecciate su questo dossier, così come i Comuni dove hanno sede i tribunali. Un rimpallo di responsabilità che troppo spesso ha portato all’immobilismo.
Cosa chiede l’ANM: un piano straordinario subito
La richiesta dell’ANM è netta e condivisa da avvocatura e personale amministrativo: serve un piano straordinario di edilizia giudiziaria.
Non un altro elenco di piccoli interventi sparsi, ma una programmazione nazionale, con fondi dedicati e tempi certi, per la messa in sicurezza, l’ammodernamento e, dove necessario, la ricostruzione dei palazzi di giustizia italiani.
Un piano che preveda tre priorità:
*1. Mappatura e messa in sicurezza immediata.* Un censimento urgente di tutti gli edifici giudiziari a rischio, con interventi immediati per quelli più pericolosi, come le aule bunker e le aule di Corte d’Assise.
*2. Investimenti strutturali e non tampone.* Superare la logica dell’emergenza per passare a ristrutturazioni complete, efficientamento energetico e adeguamento sismico e antincendio.
*3. Continuità del servizio giustizia.* Garantire che durante i lavori i processi non si fermino, individuando sedi alternative dignitose e funzionali.
Quanto accaduto a Milano, con il processo Hydra saltato per il crollo del controsoffitto, deve essere l’ultima sveglia. Non si può aspettare che qualcuno si faccia male sul serio.
Come ha ricordato l’ANM, la dignità della giustizia passa anche dalla dignità dei luoghi in cui essa si amministra. Ed è arrivato il momento di dimostrare, con i fatti e con le risorse, che lo Stato ci crede davvero.
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