H2iseO ritardi e costi: Europa Verde boccia l’autocelebrazione di FNM sul progetto idrogeno
Il progetto H2iseO doveva essere la vetrina italiana della mobilità a idrogeno. Treni puliti, zero emissioni, una linea Brescia-Iseo-Edolo trasformata in modello europeo. A due anni dalla scadenza contrattuale fissata per ottobre 2025, però, il quadro che emerge è molto diverso. Europa Verde Brescia torna a puntare il dito contro FNM e parla di “ennesima autocelebrazione” mentre i cantieri arrancano e i costi lievitano. Lo fa con un comunicato stampa diffuso il 2 luglio 2026, firmato dal portavoce Dario Balotta.
La parola chiave di questa vicenda resta una: H2iseO ritardi e costi. E proprio da qui parte l’analisi per capire cosa non ha funzionato, quali sono le conseguenze per i pendolari e perché, secondo i Verdi, l’elettrificazione sarebbe stata una scelta più rapida ed economica.
H2iseO: cosa doveva essere e cosa è oggi
H2iseO è il progetto promosso da FNM, Regione Lombardia e Ministero delle Infrastrutture per decarbonizzare la linea Brescia-Iseo-Edolo usando treni a idrogeno. L’idea era semplice e ambiziosa: tre impianti di produzione e rifornimento a Iseo, Edolo e Brescia, treni alimentati da H2 verde, addio ai diesel. La gara d’appalto si è chiusa nel 2023 con l’affidamento dei lavori per 29,6 milioni di euro, fondi PNRR.
Oggi, a luglio 2026, la situazione è questa. Gli impianti di Iseo ed Edolo risultano completati dal punto di vista strutturale. Ma non sono stati collaudati e non sono entrati in funzione. Nessun treno ha ancora rifornito idrogeno, nessun servizio è partito. Il terzo impianto, quello di Brescia, è invece fermo. I lavori non sono iniziati e, secondo il report di Regione Lombardia di marzo 2026, non è nemmeno stata avviata la Conferenza dei Servizi necessaria per individuare il sito.
Tradotto: su tre impianti previsti, zero operativi. Su una scadenza di ottobre 2025, siamo già a nove mesi di ritardo e la fine dei lavori non è in vista.
Ritardi accumulati: dal 2023 al 2027
Il tema dei ritardi non è nuovo. Già nel 2020 FNM annunciava l’entrata in servizio dei primi convogli a idrogeno per il 2023. Tre anni fa. Oggi le previsioni più ottimistiche parlano di metà 2027 per vedere i primi treni circolare sulla Brescia-Iseo-Edolo. Quattro anni di slittamento rispetto all’impegno iniziale.
Quattro anni che pesano sui pendolari, sulle amministrazioni locali e sul bilancio pubblico. Ogni mese di ritardo significa continuare a far viaggiare treni diesel, mantenere costi di gestione più alti e non rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal PNRR. Risorse pubbliche che, ricorda Europa Verde, richiedono il massimo rigore nella gestione dei tempi.
Costi in crescita e gestione più cara
Al problema dei tempi si aggiunge quello dei costi. L’investimento iniziale era già alto, sostenuto interamente da fondi PNRR. Ma secondo le stime riportate da Europa Verde, la gestione annuale del servizio passerà dagli attuali 17,5 milioni di euro a circa 40 milioni di euro all’anno. Più del doppio.
Un aumento considerevole che non corrisponde però a un miglioramento dell’offerta. La linea Brescia-Iseo-Edolo, dicono i Verdi, continuerà ad avere gli stessi limiti di capacità, frequenza e velocità. Cambia il tipo di trazione, non la qualità del servizio per chi la usa ogni giorno per andare a lavoro o a scuola.
È qui che nasce la critica più dura: spendere di più per avere lo stesso servizio, con anni di ritardo. Un’equazione che per Europa Verde non regge.
Idrogeno grigio e non verde: la decarbonizzazione a metà
Un altro punto sollevato dal comunicato riguarda il tipo di idrogeno che verrà usato. Nell’impianto di Iseo si produrrà idrogeno “grigio”, ottenuto dal reforming del metano con cattura della CO2. Non idrogeno verde prodotto al 100% da fonti rinnovabili.
La differenza è sostanziale. L’idrogeno verde è considerato la vera frontiera della decarbonizzazione perché non emette CO2 durante la produzione. L’idrogeno grigio riduce le emissioni rispetto al diesel, ma resta legato al gas fossile e alla cattura del carbonio. Una soluzione di transizione, non definitiva.
Europa Verde sottolinea proprio questo aspetto: la decarbonizzazione promessa sarà solo parziale. E arriva dopo anni di attesa, con costi più alti e tecnologie che non rappresentano il massimo dell’innovazione sostenibile.
Elettrificazione vs idrogeno: il nodo della scelta
Il cuore della critica dei Verdi è politico e tecnico. Fin dall’inizio Europa Verde ha sostenuto che la linea Brescia-Iseo-Edolo avrebbe potuto essere decarbonizzata prima e con costi inferiori attraverso l’elettrificazione tradizionale. Catenaria, sottostazioni, treni elettrici: tecnologia matura, collaudata, con costi di gestione più bassi e tempi di realizzazione più certi.
La scelta dell’idrogeno è stata giustificata come sperimentale e strategica per le linee non elettrificate. Ma i ritardi di H2iseO stanno mettendo in discussione proprio questa scommessa. Mentre l’elettrificazione avrebbe già portato treni a zero emissioni in servizio, il progetto idrogeno è ancora bloccato tra cantieri incompiuti e collaudi da fare.
Il confronto è inevitabile: anni di ritardo, costi raddoppiati, tecnologia meno matura. Per Europa Verde la risposta era già scritta.
Cosa dicono i dati ufficiali
Il report di Regione Lombardia citato nel comunicato è chiaro: la Conferenza dei Servizi per l’impianto di Brescia non risulta nemmeno avviata a marzo 2026. La gara è del 2023, il contratto prevedeva fine lavori a ottobre 2025. Mancano il sito, le autorizzazioni, l’avvio del cantiere.
A Iseo ed Edolo gli impianti sono “completati” ma non collaudati. Nel gergo tecnico significa che le strutture ci sono, ma mancano le verifiche di sicurezza, i test di funzionamento, le autorizzazioni per l’esercizio. Senza collaudo non si può produrre idrogeno, senza idrogeno non possono partire i treni.
È una fotografia che contrasta con i toni trionfalistici usati da FNM negli ultimi comunicati, da qui l’accusa di “propaganda” lanciata da Europa Verde.
Le conseguenze per pendolari e territori
Dietro i numeri ci sono persone. I pendolari della Brescia-Iseo-Edolo continuano a viaggiare su una linea storica, panoramica ma con limiti evidenti. Frequenze non sempre adeguate, velocità commerciale bassa, capacità ridotta nei momenti di punta.
Il passaggio all’idrogeno doveva migliorare anche l’offerta, non solo l’impatto ambientale. Invece, secondo Europa Verde, nulla cambierà sotto questo aspetto. Stessi treni in termini di capienza, stessi orari, stessa velocità. Cambia solo il costo per la collettività e il tipo di alimentazione.
Per i comuni della Valle Camonica e del Sebino, il rischio è di restare con un servizio costoso e non all’altezza delle aspettative, dopo aver atteso anni una svolta che tarda ad arrivare.
PNRR e responsabilità nella spesa pubblica
H2iseO è finanziato con risorse del PNRR, cioè con fondi europei legati al Next Generation EU. Sono risorse che l’Italia deve spendere entro scadenze precise e con obiettivi di risultato chiari. I ritardi mettono a rischio non solo il progetto, ma anche la capacità di rispettare gli impegni presi con l’Europa.
Europa Verde chiede quindi “massimo rigore nella gestione”. Tradotto: trasparenza sui tempi reali, sui costi effettivi, sulle scelte tecnologiche. E un confronto aperto sul fatto che, a posteriori, l’elettrificazione sarebbe stata più efficace.
Le richieste di Europa Verde Brescia
Dario Balotta, portavoce di Europa Verde Brescia, chiude il comunicato ribadendo la posizione del partito. Sì alla decarbonizzazione, ma con scelte pragmatiche e sostenibili anche dal punto di vista economico. No alle autocelebrazioni quando i cantieri sono fermi e i collaudi mancano.
La richiesta è di fare chiarezza: tempi certi per l’avvio dei collaudi a Iseo ed Edolo, individuazione immediata del sito per Brescia, verifica dei costi di gestione e confronto pubblico tra idrogeno ed elettrificazione. I cittadini, dicono i Verdi, hanno diritto a sapere come vengono spesi i soldi del PNRR e quali benefici reali avranno.
Un progetto simbolo sotto esame
H2iseO è diventato un progetto simbolo. Per chi lo sostiene rappresenta l’innovazione e il futuro della mobilità sostenibile. Per chi lo critica, come Europa Verde, è l’esempio di come una scelta tecnologica poco matura possa generare ritardi, costi e risultati inferiori alle attese.
La verità, come sempre, sta nel mezzo e la diranno i fatti. Se entro il 2027 i treni a idrogeno entreranno davvero in servizio e manterranno le promesse, le critiche perderanno forza. Se i ritardi continueranno e i costi saliranno ancora, la scelta dell’idrogeno resterà un caso di studio discusso a lungo.
Intanto, a luglio 2026, il bilancio è questo: impianti non operativi, Brescia senza cantiere, scadenza contrattuale saltata, costi di gestione raddoppiati. E una domanda che torna: era questa la strada migliore per decarbonizzare la Brescia-Iseo-Edolo?
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