Svolta tattico nella Lega: Matteo Salvini si dimette da segretario per ricandidarsi al congresso
Matteo Salvini si è dimesso ufficialmente dalla carica di segretario federale della Lega.
La decisione, formalizzata al termine di un teso Consiglio federale riunitosi nella storica sede di via Bellerio a Milano, non rappresenta tuttavia un addio alla leadership, bensì una mossa tattica e un passaggio procedurale obbligato in vista del congresso straordinario del partito fissato per il 24 e 25 ottobre 2026 nel capoluogo lombardo.
Secondo lo statuto del movimento politico, le dimissioni del leader in carica sono un prerequisito essenziale per consentire la riapertura dei giochi e la successiva ricandidatura. Salvini ha già confermato l’intenzione di correre nuovamente per la segreteria, puntando a blindare la propria leadership e a ridefinire la linea politica del Carroccio per i prossimi anni.
La reggenza a Di Rubba e le novità sul simbolo
Insieme al segretario federale sono decaduti automaticamente anche i tre vicesegretari uscenti: Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani. Per traghettare il partito nelle due settimane che separano le dimissioni dalle assise milanesi, il Consiglio federale ha nominato il tesoriere Alberto Di Rubba come vicesegretario vicario e reggente temporaneo della Lega, mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana presiederà i lavori del congresso.
Lungi dall’essere un mero adempimento burocratico, l’annuncio delle dimissioni è stato accompagnato da una forte dichiarazione d’intenti da parte dello stesso Salvini, il quale ha anticipato che il congresso straordinario battezzerà una profonda riorganizzazione interna.
Tra le principali novità figurano la nascita di una nuova segreteria politica strutturata e un restyling del simbolo del partito, modifiche giustificate dal leader con la necessità di adeguare la Lega a uno scenario internazionale in continuo mutamento.
Il confronto interno
Il percorso intrapreso da via Bellerio punta a superare le recenti frizioni emerse tra le diverse correnti interne del movimento. Il dibattito al congresso riaprirà inevitabilmente il confronto tra l’anima storica del settentrione, legata alle istanze della tradizione autonomista, e l’ala più vicina alla dimensione nazionale e sovranista promossa negli ultimi anni.
Salvini ha comunque escluso spaccature insanabili, invitando tutte le sensibilità geografiche e politiche della Lega a partecipare attivamente presentando mozioni e proposte per l’agenda d’autunno (Corriere della Sera).
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