Benzina e gasolio costosi alcune riforme urgenti: differenze di costo tra treno e camion e prezzo finale
Benzina e gasolio costosi alcune riforme urgenti è il tema che torna ogni volta che il prezzo alla pompa supera i 2 euro al litro. Non è solo un problema per chi fa il pieno, è un problema per tutto ciò che compriamo. Le merci viaggiano su gomma, e quando il gasolio aumenta, aumenta anche il prezzo finale di pane, frutta, materiali edili e prodotti del supermercato. Capire la differenza di costo tra trasporto su camion e trasporto su treno è il primo passo per capire perché servono riforme vere, non solo tagli temporanei delle accise.
La situazione attuale è ancora pesante. In autostrada la benzina self raggiunge mediamente 2,124 euro al litro, mentre per il gasolio servono 2,221 euro al litro. In appena due giorni un pieno da 50 litri è diventato più caro di 85 centesimi sia per le auto a benzina sia per quelle diesel. Quando il gasolio costa così, ogni camion che percorre l’Italia scarica quel costo direttamente sulla merce trasportata.
Quanto costa davvero trasportare con il camion
Il trasporto su gomma resta dominante in Italia perché è flessibile e capillare, ma è anche il più esposto ai rincari. Le stime per il 2026 indicano per il camion un costo indicativo di 1,20-1,50 euro al km per un mezzo da 25 tonnellate e 33 pallet. Dentro questo costo c’è il gasolio, che pesa per circa il 30 percento, più autista, pedaggi, manutenzione, assicurazione e ammortamento del mezzo.
Un camion viaggia mediamente 100 mila chilometri all’anno e ogni centesimo di aumento del gasolio si traduce in circa 1.000 euro in più all’anno per singolo mezzo. Quando il gasolio passa da 1,70 a 2,20 euro, un autotrasportatore che fa la tratta Palermo Milano spende 200 euro in più solo di carburante per un viaggio di andata. Quel costo finisce nel prezzo finale della merce.
Il camion ha un limite strutturale: porta 29 tonnellate, 40 tonnellate con trattore. Per muovere 1.000 tonnellate di merce servono 34 camion, 34 autisti, 34 pieni di gasolio.
Quanto costa trasportare con il treno e perché conviene
Il treno ha costi diversi. A parità di distanza, il costo indicativo del trasporto ferroviario è pari al 60-80 percento del costo stradale, con tempi di consegna di 3-5 giorni e capacità di 120 metri cubi per carrozza. La differenza non è solo economica, è energetica.
Il consumo energetico del treno per tonnellata trasportata è mediamente inferiore del 65 percento a quello dei camion. I treni consumano meno carburante per tonnellata e un treno, che può avere fino a 100 vagoni, ha bisogno di un solo conducente. Un treno merci può trasportare 2500 tonnellate, l’equivalente di 72 camion sostituiti.
Questo significa che per una tratta lunga, come dal porto di Ravenna o da Foggia verso Milano o Torino, il treno abbatte il costo del carburante per tonnellata di oltre la metà. Le stime delle autorità italiane indicano che il costo differenziale del trasporto ferroviario rispetto a quello su strada è stimato per difetto intorno ai 20 euro per treno km, e anche con un supporto di 2,5 euro per treno km il vantaggio resta evidente.
Differenze di costo e impatto sul prezzo finale
Facciamo un esempio pratico. Trasportare 25 tonnellate di pomodori da Foggia a Milano sono circa 900 km.
Con camion: 900 km x 1,35 euro = 1.215 euro di costo trasporto. Su 25.000 kg sono circa 0,048 euro al kg solo di trasporto. Se il gasolio sale del 20 percento, quel costo diventa 0,058 euro al kg. Su un prodotto che al campo vale 0,50 euro, è un più 2 percento solo per il gasolio.
Con treno più ultimo miglio: 800 km in treno a costo ridotto del 30 percento rispetto alla gomma, più 100 km finali in camion. Costo complessivo circa 850 euro. Risparmio di circa 365 euro a viaggio, pari a 0,014 euro al kg in meno. Su base annua, per un mercato ortofrutticolo che muove 10 mila tonnellate, parliamo di 145 mila euro di risparmio solo di trasporto, senza contare meno CO2, meno usura stradale e meno incidenti.
Il punto di neutralità dei costi dipende da molti fattori specifici per le tratte e le merci, ma sopra i 400-500 km il treno diventa quasi sempre più economico, soprattutto se la merce è pesante e non deperibile in 24 ore.
Le riforme urgenti per diminuire la dipendenza dal petrolio
Il taglio delle accise di 24,4 centesimi al litro o di 17 centesimi per il gasolio è utile per qualche settimana, ma non risolve il problema strutturale. La riforma delle accise in corso prevede una riduzione di 1,50 centesimi per la benzina e un aumento equivalente per il gasolio, quindi il gap tra i due carburanti si sta riducendo, ma il trasporto resta dipendente.
Le riforme che servono davvero sono quattro.
1. Ferrobonus stabile: rendere strutturale il contributo di 2,5 euro per treno km e portarlo almeno a 5 euro, con credito d’imposta automatico per chi sposta almeno il 30 percento delle merci su ferro. Senza bandi complicati.
2. Interporti e mercati rionali collegati: collegare con binari i porti, gli interporti e i mercati all’ingrosso. Se la merce arriva in treno fino a 20 km dal mercato rionale e poi prosegue con furgoni elettrici, si taglia il gasolio dell’ultimo miglio, che è il più caro.
3. Trasporto pubblico e telelavoro: meno auto private significa meno domanda di benzina, meno traffico per i camion e prezzi più stabili. Abbonamenti detraibili al 100 percento e due giorni di telelavoro a settimana per gli uffici pubblici riducono fino al 15 percento i consumi urbani.
4. Comunità energetiche e logistica elettrica: usare scooter elettrici e droni leggeri per le consegne urbane e produrre energia fotovoltaica sui tetti dei magazzini logistici. Ogni kWh prodotto sul tetto è un litro di gasolio che non serve trasportare.
Conclusione: dal costo alla pompa al prezzo sullo scaffale
Quando il gasolio vola a 2,147 euro al litro e la benzina a 2,039 euro al litro, non stiamo pagando solo il pieno. Stiamo pagando di più tutto. Ogni aumento di 10 centesimi al litro si traduce in circa 0,8 percento in più sul prezzo finale dei beni trasportati su gomma per oltre 500 km.
Il treno non sostituisce il camion, lo integra. Il camion resta insostituibile per gli ultimi 50 km, ma per le lunghe percorrenze il treno costa meno, consuma meno e protegge dal caro carburante. Investire in questa integrazione, invece di continuare a rincorrere i rincari con sconti temporanei, è l’unica riforma che abbassa davvero il prezzo finale per le famiglie.
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