Milano: la Procura chiede il processo per Eni nel filone dell’inchiesta sui dossieraggi Equalize – Le fonti istituzionali
La Procura di Milano chiede il processo per Eni nell’ambito della vasta inchiesta sui dossieraggi illeciti che ruota attorno alla società investigativa Equalize di Enrico Pazzali. Una svolta che riporta al centro dell’attenzione giudiziaria del capoluogo lombardo il rapporto tra grandi gruppi industriali e attività di intelligence privata.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dai pubblici ministeri della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco e riguarda, per il momento, esclusivamente il gruppo energetico come persona giuridica. L’origine della contestazione è la posizione di Stefano Speroni, responsabile degli affari legali di Eni, accusato di avere commissionato un cosiddetto report reputazionale sull’imprenditore calabrese Francesco Mazzagatti.
Secondo l’impostazione accusatoria della Procura di Milano, quel report non sarebbe stato una semplice verifica di background, ma il frutto di un’attività di raccolta illecita di informazioni, realizzata attraverso accessi abusivi a banche dati riservate. È su questo punto che si innesta il filone Equalize, una delle inchieste più delicate degli ultimi anni per la Procura milanese.
Il filone Eni e la figura di Stefano Speroni
Al centro della richiesta di processo c’è Stefano Speroni, figura di alto profilo all’interno del colosso energetico. Direttore degli affari legali, Speroni è considerato un dirigente di lungo corso, con un ruolo chiave nella gestione dei contenziosi più sensibili del gruppo.
Secondo quanto contestato dai pm De Tommasi e Fusco della Procura di Milano, Speroni avrebbe dato mandato a Equalize di realizzare un approfondimento reputazionale su Francesco Mazzagatti, imprenditore calabrese attivo nel settore energetico e petrolifero, noto per una lunga vicenda giudiziaria legata a una presunta frode su un carico di petrolio destinato proprio a Eni.
Il report, sempre secondo l’accusa della Procura di Milano, sarebbe stato acquisito da Eni e utilizzato in un contesto di contenzioso commerciale e legale. La Procura ritiene che le informazioni contenute in quel dossier siano state ottenute da Equalize attraverso metodi illegali, in particolare attraverso l’accesso abusivo a sistemi informatici e a banche dati riservate come lo SDI, il Sistema di Indagine delle forze dell’ordine, e la banca dati Serpico dell’Agenzia delle Entrate.
La responsabilità contestata a Eni, in quanto ente, deriva dal decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società, fonte normativa primaria richiamata in tutti gli atti della Procura di Milano per questo tipo di contestazioni.
Chi è Francesco Mazzagatti e perché il suo nome torna a Milano
Francesco Mazzagatti è un imprenditore originario della Calabria, attivo da anni nel trading petrolifero internazionale. Il suo nome è già emerso in passato in un altro procedimento seguito dalla Procura di Milano, quello relativo al carico di greggio denominato White Moon del 2019.
In quella vicenda, Eni aveva rifiutato un carico di petrolio che, secondo le accuse allora formulate dalla stessa Procura di Milano, avrebbe potuto contenere greggio di origine iraniana, in violazione delle sanzioni internazionali. L’indagine aveva coinvolto diversi manager e intermediari, tra cui lo stesso Mazzagatti, all’epoca legato alla società Napag.
Proprio in quel contesto di forte conflittualità commerciale e legale tra Eni e Mazzagatti si inserirebbe, secondo la ricostruzione dei pm milanesi, la decisione di commissionare un report reputazionale approfondito.
Cosa è Equalize e cosa contesta la Procura di Milano
Equalize Srl era una società di investigazioni con sede in via Pattari, nel cuore di Milano, a pochi passi dal Duomo. Di proprietà al 95 per cento di Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano, la società si presentava come una boutique di intelligence e sicurezza aziendale per grandi gruppi.
Secondo l’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, parte integrante della Procura della Repubblica di Milano, Equalize avrebbe operato per anni come una vera e propria centrale di dossieraggio illegale. Il meccanismo, descritto nelle ordinanze del Tribunale del Riesame di Milano, sarebbe stato basato su un gruppo di hacker e di ex appartenenti alle forze dell’ordine, capaci di accedere abusivamente a banche dati riservate.
I pm contestano a vario titolo i reati di associazione per delinquere, accesso abusivo a sistema informatico, corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e intercettazione illecita. Le vittime accertate, secondo gli atti depositati dalla Procura di Milano, sarebbero più di 800, tra imprenditori, politici, giornalisti, sportivi e personaggi dello spettacolo.
Nel filone principale, la Procura di Milano ha chiesto di recente il rinvio a giudizio per 74 persone, tra cui lo stesso Pazzali, l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci e altri collaboratori. Il filone che riguarda Eni è stato stralciato e trattato separatamente proprio per la specificità della posizione di Speroni.
Perché la richiesta riguarda solo Eni in questa fase
La scelta dei magistrati milanesi di procedere con una richiesta di rinvio a giudizio che riguarda esclusivamente Eni come ente è legata a ragioni di strategia processuale, come emerge dalle comunicazioni istituzionali della Procura di Milano.
Il procedimento principale è estremamente complesso e coinvolge decine di imputati e centinaia di episodi di accesso abusivo. Stralciare la posizione di Eni consente di accelerare la verifica giudiziaria su un singolo episodio, quello del report su Mazzagatti, che avrebbe una sua autonomia probatoria. In questo modo il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano potrà valutare in tempi più rapidi se esistono i presupposti per un processo.
Cosa rischia Eni e quali sono i prossimi passi a Milano
Se il giudice per l’udienza preliminare dovesse accogliere la richiesta dei pm De Tommasi e Fusco, si aprirebbe un processo a carico di Eni davanti al Tribunale di Milano. Per l’azienda, in base alla legge 231, il rischio è una sanzione pecuniaria anche molto elevata e l’eventuale applicazione di sanzioni interdittive.
Ora la palla passa al GUP di Milano. Il giudice dovrà fissare l’udienza preliminare, ascoltare le parti e decidere se rinviare a giudizio. La difesa di Speroni e di Eni avrà la possibilità di chiedere l’archiviazione o, in alternativa, di optare per riti alternativi come il patteggiamento, strada già intrapresa da alcuni imputati del filone principale secondo quanto riportato nelle ordinanze del Tribunale di Milano.
Un’inchiesta che segna un punto di svolta per Milano
L’inchiesta Equalize rappresenta uno spartiacque per la giustizia milanese e per il tema della protezione dei dati in Italia. Il caso ha portato alla luce un mercato sommerso dei dati sensibili, in cui informazioni riservate di cittadini e aziende venivano comprate e vendute come merce.
Per Milano, che è la capitale economica e finanziaria del Paese, la posta in gioco è alta. La città ospita le sedi di gran parte dei grandi gruppi, delle banche e delle società di consulenza. Garantire che la competizione economica avvenga nel rispetto delle regole e della privacy è una condizione essenziale per la credibilità del sistema.
Fonti istituzionali e atti ufficiali utilizzati
Per la stesura di questo articolo sono state consultate esclusivamente fonti istituzionali e atti giudiziari ufficiali.
1. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia. Richiesta di rinvio a giudizio formulata dai sostituti procuratori Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco, titolari del fascicolo sull’inchiesta Equalize. Coordinamento del Procuratore della Repubblica di Milano Marcello Viola.
2. Tribunale di Milano – Sezione del Giudice per l’Udienzia Preliminare. Atti relativi alla fase di udienza preliminare per la valutazione della richiesta di rinvio a giudizio a carico di Eni S.p.A. ai sensi del http://D.Lgs. 231/2001.
3. Tribunale del Riesame di Milano. Ordinanze cautelari e di riesame emesse nell’ambito dell’inchiesta Equalize sulla sussistenza del grave quadro indiziario in merito agli accessi abusivi alle banche dati SDI e Serpico.
4. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano – Chiusura delle indagini preliminari notificata nell’aprile 2025 per il filone principale con 81 indagati, di cui 74 per i quali è stata chiesta l’azione penale.
5. Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Visure storiche relative alla società Equalize Srl, sede legale in Via Pattari a Milano, e cariche societarie di Enrico Pazzali.
6. Eni S.p.A. – Comunicazioni istituzionali e note stampa ufficiali depositate presso la sede legale di Roma e la sede operativa di San Donato Milanese in merito alla posizione della società come parte offesa e alla collaborazione con l’autorità giudiziaria di Milano.
7. Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Fonte normativa primaria sulla responsabilità amministrativa degli enti, richiamata dalla Procura di Milano per la contestazione a Eni.
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