Arrestato a Vergiate: sequestrati mitragliatore da guerra, fucile e droga nei boschi
Vergiate, 17 luglio 2026. Colpo ai trafficanti nei boschi del Varesotto. I Carabinieri hanno arrestato un uomo a Vergiate e sequestrato un vero arsenale: un mitragliatore da guerra, un fucile a pompa, droga, munizioni e oltre 2.800 euro in contanti. Il blitz è avvenuto all’interno di un bivacco allestito tra la vegetazione, usato come base per il confezionamento e lo spaccio di sostanze stupefacenti.
L’operazione è stata condotta nella mattinata di ieri dai militari dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, con il supporto dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Gallarate e della Stazione di Vergiate. Un intervento mirato a colpire le “piazze di spaccio” nascoste tra le aree verdi della provincia.
Il blitz nel bosco: il bivacco smantellato dai Cacciatori
Da mesi i Carabinieri del Comando Provinciale di Varese stanno alzando la pressione sulle zone di spaccio più isolate. Aree boschive, sentieri poco battuti, capanni improvvisati: luoghi scelti dai pusher perché difficili da raggiungere e da controllare.
La mattina del 17 luglio i militari sono entrati nella fitta area boschiva di Vergiate grazie alle tecniche operative dei Cacciatori, reparto specializzato nel movimento in terreni impervi. Quello che hanno trovato era un vero e proprio avamposto: un bivacco organizzato, con teli, materiali per il confezionamento e scorte di droga.
Alla vista dei Carabinieri le persone presenti si sono date alla fuga tra i rovi. Uno è stato inseguito e bloccato in sicurezza. Gli altri sono riusciti a dileguarsi nella vegetazione. Le ricerche proseguono.
Cosa è stato sequestrato: armi da guerra e droga
Nel corso della perquisizione personale e dell’ispezione del bivacco abbandonato, i militari hanno rinvenuto materiale pesante.
Nello zaino dell’uomo arrestato:
– 1 mitraglietta Sten calibro 9, classificata come arma da guerra
– 2 caricatori con cartucce calibro 9
– 3 panetti di hashish per un peso complessivo di circa 307 grammi
– 1 coltello a serramanico lungo 22 cm
– 2.560 euro in contanti, ritenuti provento dello spaccio della giornata
All’interno del bivacco i Carabinieri hanno recuperato altro materiale:
– 1 fucile a pompa Optima calibro 12, con un colpo in canna e uno nel serbatoio
– Varie cartucce calibro 12
– Circa 300 euro in contanti
– 1 bilancino di precisione
Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro penale. Sostanza stupefacente, armi, munizionamento, strumenti per il confezionamento e denaro: un quadro che dimostra come lo spaccio nei boschi sia gestito con logiche da vera organizzazione.
L’arrestato e le accuse
L’uomo fermato è un cittadino straniero, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine. Dopo le formalità è stato arrestato e tradotto presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Le ipotesi di reato al vaglio della Procura riguardano detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi da guerra e comuni, porto di armi e ricettazione. L’inchiesta servirà ora a risalire alla rete di rifornimento e ai possibili complici fuggiti nel bosco.
Perché i boschi del Varesotto diventano piazze di spaccio
Vergiate e l’area del Varesotto offrono una conformazione ideale a chi vuole nascondersi: ampie zone verdi, collegamenti rapidi con le principali arterie stradali, vicinanza a Milano e alla Svizzera. Da anni i Carabinieri segnalano l’uso di bivacchi e capanni come basi logistiche.
Il vantaggio per gli spacciatori è duplice: meno controlli e più margine di fuga. La controparte è la pericolosità. Quando allo spaccio si aggiungono armi da guerra, il rischio per i cittadini e per le forze dell’ordine aumenta in modo esponenziale.
«Continua con determinazione la pressione sulle piazze di spaccio protette dalla vegetazione», si legge nella nota del Comando Provinciale. Un lavoro sporco, fatto di appostamenti, inseguimenti e bonifiche di aree difficili.
Il ruolo dei Cacciatori Calabria e il lavoro di squadra
Protagonisti dell’operazione i Carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”. Reparto d’élite addestrato a operare in ambienti ostili, con tecniche di avanzamento, perlustrazione e intervento rapido.
Senza il loro supporto sarebbe stato quasi impossibile raggiungere e bonificare il bivacco. Sul campo hanno lavorato insieme ai colleghi dell’Aliquota Operativa di Gallarate e ai militari della Stazione di Vergiate, che conoscono capillaremente il territorio.
È questo il modello che sta dando risultati: reparti specializzati e stazioni locali che mettono insieme competenze e conoscenza del territorio.
Armi da guerra in strada: il pericolo reale
Il dato che colpisce di più è la presenza di un mitragliatore Sten e di un fucile a pompa con colpi già camerati. Non parliamo di coltelli o spranghe. Parliamo di armi pensate per fare molti danni in poco tempo.
Il ritrovamento conferma una tendenza già emersa in altre operazioni in Lombardia: la droga viaggia sempre più spesso insieme alle armi. Servono per difendere la “piazza”, per intimidire, per regolare i conti.
Il sequestro di oggi toglie dalla circolazione un potenziale micidiale. E manda un segnale chiaro: anche nei boschi, anche nelle zone più isolate, lo Stato arriva.
La droga sequestrata: 307 grammi di hashish
Oltre alle armi, i Carabinieri hanno sequestrato circa 307 grammi di hashish suddivisi in 3 panetti. Una quantità importante, destinata al taglio e alla vendita al dettaglio.
Il bilancino di precisione trovato nel bivacco conferma che lì dentro non si vendeva solo: si preparavano le dosi. Lo spaccio era organizzato, con turni, scorte e contanti da reinvestire.
I 2.560 euro trovati addosso all’arrestato e gli altri 300 euro nel bivacco rappresentano l’incasso di poche ore. Una fotografia di un mercato che gira veloce e che muove molti soldi.
Vergiate sotto la lente: prevenzione e controlli
L’operazione di Vergiate si inserisce in un piano più ampio di controlli straordinari nel territorio varesino. Servizi serali, posti di blocco, pattugliamenti nelle aree verdi, attività informativa.
L’obiettivo è duplice: reprimere lo spaccio e prevenire reati predatori. Dove c’è droga spesso ci sono anche furti, ricettazione, degrado.
I Carabinieri ricordano che la collaborazione dei cittadini è fondamentale. Segnalare movimenti sospetti nei boschi, auto parcheggiate in luoghi isolati, persone che vanno e vengono a orari strani può aiutare a smantellare altre basi.
Cosa succede ora: l’indagine continua
L’uomo arrestato resta in carcere a Busto Arsizio in attesa dell’udienza di convalida. Gli inquirenti lavoreranno per ricostruire la filiera: da dove arrivavano le armi, chi forniva la droga, chi gestiva la piazza.
Intanto proseguono le bonifiche dell’area. I militari stanno setacciando il bosco per verificare la presenza di altri nascondigli, armi o droga occultata.
La nota del Comando Provinciale firmata dal Magg. Marco Di Caprio chiude con un messaggio chiaro: la pressione non si fermerà. Le “piazze verdi” verranno bonificate una dopo l’altra.
Un risultato importante per la sicurezza del Varesotto
Togliere un mitragliatore da guerra dalla strada è già di per sé un risultato enorme. Aggiungerci un fucile a pompa, droga e denaro fa di questa operazione uno dei colpi più significativi degli ultimi mesi a Vergiate.
Il messaggio per chi spaccia è diretto: non esistono zone franche. Né in centro, né in periferia, né nei boschi. I Carabinieri ci sono e useranno tutti gli strumenti, compresi i reparti specializzati, per stanare chi pensa di agire indisturbato.
Per i cittadini di Vergiate e dell’intero Varesotto è una notizia che restituisce un po’ di serenità. Sapere che quelle aree, spesso frequentate da famiglie e sportivi, vengono bonificate è fondamentale per la vivibilità del territorio.
Conclusione
L’arresto a Vergiate e il sequestro di mitragliatore da guerra, fucile e droga nei boschi raccontano due cose. La prima è la spregiudicatezza di chi gestisce lo spaccio: armi pesanti e basi logistiche organizzate. La seconda è la risposta dello Stato: tecnica, determinata, capillare.
L’operazione del 17 luglio 2026 non chiude il problema, ma lo ridimensiona. Toglie un pezzo, fa paura agli altri, apre piste investigative. E soprattutto restituisce ai boschi del Varesotto la funzione che dovrebbero avere: luoghi da vivere, non da nascondere.



