Luca Marrelli, la nuova legge regionale sull’educazione digitale e cooperazione Calabria–Lombardia
L’educazione digitale, al centro di una nuova legge regionale che ha acceso il dibattito nazionale e rilanciato il tema della protezione dei più giovani online. In Lombardia, la discussione ha trovato un interprete nel consigliere calabrese attivo sul territorio, che ha sintetizzato la direzione di marcia in tre parole: prevenzione, ascolto e responsabilità. Questi principi, afferma Luca Marrelli, devono guidare scuole, famiglie, sanità e terzo settore, con uno sguardo che va oltre i confini regionali e rafforza i legami fra Calabria e Lombardia, dalla formazione alla salute pubblica.
Un quadro normativo che punta su prevenzione, ascolto e responsabilità
La nuova legge regionale sull’educazione digitale nasce con l’obiettivo di offrire strumenti chiari per prevenire rischi come cyberbullismo, grooming, gioco patologico online, disinformazione e uso eccessivo dei dispositivi. Il consigliere calabrese in Lombardia sottolinea che prevenzione significa agire prima che i problemi esplodano: percorsi didattici continui dalla primaria alle superiori, linee guida per l’uso consapevole di smartphone e piattaforme, formazione periodica per docenti e genitori. Ascolto vuol dire attivare sportelli scolastici e territoriali dove ragazze e ragazzi possano trovare figure preparate – psicologi, educatori, peer tutor – in grado di accogliere segnalazioni precoci. Responsabilità, infine, implica che ogni attore – istituzioni, scuole, famiglie, aziende tech – faccia la propria parte con impegni verificabili e tempi certi. In questa cornice, l’educazione al pensiero critico diventa la chiave per distinguere fonti, proteggere i dati personali e riconoscere i meccanismi delle piattaforme.
Le parole di Luca Marrelli e il ponte tra Calabria e Lombardia
«Prevenzione, ascolto e responsabilità per proteggere i giovani». Con questa sintesi, Luca Marrelli richiama l’urgenza di un approccio integrato che tenga insieme scuola, sanità e servizi sociali. Il riferimento alla Calabria non è solo identitario: l’idea è costruire un ponte operativo con la Lombardia per condividere buone pratiche, modelli di formazione degli insegnanti, protocolli sanitari per i disturbi da dipendenza digitale e percorsi di reinserimento scolastico dopo eventi critici online. La collaborazione interregionale, nelle sue parole, deve tradursi in progetti con budget dedicati, valutazioni d’impatto e standard comuni, così da evitare iniziative episodiche e favorire una crescita armonica dei servizi educativi e sanitari che intercettano il disagio con tempestività.
Dalla teoria all’azione: cosa cambia per scuole, famiglie e sanità
Perché la legge produca effetti reali occorre un calendario operativo scandito su più livelli. Nelle scuole, piani di istituto dedicati all’educazione digitale prevedono unità di apprendimento trasversali a italiano, storia, scienze, educazione civica e tecnologia. I docenti ricevono aggiornamenti su sicurezza online, intelligenza artificiale generativa, protezione dei dati, competenze informative e cittadinanza digitale. Le famiglie vengono coinvolte con incontri serali pratici, guide snelle e canali diretti di consulenza. La sanità territoriale integra sportelli per dipendenze comportamentali, protocolli di presa in carico multidisciplinare e percorsi di terapia breve quando l’uso dei dispositivi impatta sul sonno, sull’umore o sul rendimento scolastico. Ogni intervento è accompagnato da indicatori misurabili: tasso di segnalazioni prese in carico, partecipazione a corsi, riduzione degli episodi di cyberviolenza, miglioramento del benessere percepito.
Perché serve una strategia interregionale stabile
Il richiamo al rafforzamento dei rapporti fra Calabria e Lombardia risponde a una realtà semplice: i rischi e le opportunità del digitale non conoscono confini amministrativi. Mettere in comune piattaforme di e-learning per docenti, protocolli clinici e linee guida per l’uso dei dispositivi significa accelerare l’adozione di standard efficaci in territori diversi per densità abitativa, infrastrutture e fragilità sociali. La cooperazione, spiega Luca Marrelli, può includere scambi di personale educativo e sanitario, bandi congiunti per progetti scolastici, convenzioni universitarie per la formazione iniziale e continua degli insegnanti, oltre a centri di competenza che raccolgano dati e offrano supporto metodologico. In questo modo, l’educazione digitale diventa un cantiere permanente capace di adattarsi all’evoluzione tecnologica senza rincorrerla affannosamente, ma orientandola al benessere dei più giovani.
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