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Turismo Italia prima Europa pernottamenti: sorpasso storico sulla Spagna, il comparto vale 240 miliardi

 

Turismo Italia prima Europa pernottamenti: con 535,5 milioni di notti l’Italia supera la Spagna. Il comparto vale 240 miliardi, tra il 13 e il 18% del PIL.

 

 

 

Il turismo Italia prima in  Europa per pernottamenti non è più uno slogan, è un dato ufficiale. Per la prima volta nella storia recente, il nostro Paese ha conquistato il primo posto in Unione Europea per numero di presenze nelle strutture ricettive, superando la Spagna che per anni è stata irraggiungibile.

 

A dare la notizia è il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore ripresa da Affari Italiani.

E i numeri sono di quelli che fanno impressione: lo scorso anno, secondo i primi dati diffusi dai rispettivi istituti statistici nazionali, l’Italia ha registrato 535,5 milioni di pernottamenti, conquistando la vetta della classifica UE.

 

È un sorpasso che vale molto più di un primato statistico. Racconta un’Italia che ha saputo rialzarsi dopo gli anni difficili, che ha investito, che è tornata a essere desiderata in tutto il mondo. E racconta soprattutto quanto il turismo sia diventato centrale per la nostra economia.

 

Perché quando parliamo di turismo Italia prima Europa pernottamenti, parliamo di un comparto che vale oltre 240 miliardi di euro, considerando effetti diretti, indiretti e indotto. Un impatto stimato tra il 13 e il 18% del PIL nazionale. Numeri da grande industria, anche se per troppo tempo non è stata trattata come tale.

 

Turismo Italia prima Europa per pernottamenti: come è avvenuto il sorpasso storico

 

Per capire la portata di quello che è successo, bisogna fare un passo indietro.

 

«Dal 2022 ravvisiamo un aumento continuo di arrivi e presenze, nonché lo storico sorpasso sulla Francia e l’inseguimento alla Spagna in termini di pernottamenti», ha spiegato il ministro Mazzi. Un inseguimento durato tre anni, fatto di stagioni record, di borghi riscoperti, di città d’arte prese d’assalto e di una montagna che non conosce più la bassa stagione.

 

Poi, lo scorso anno, il sorpasso. Con 535,5 milioni di pernottamenti l’Italia ha messo la freccia e ha superato la Spagna, diventando il primo Paese UE per presenze.

 

Non è un caso isolato. Già nei primi sette mesi di quest’anno, come certifica Eurostat, l’Italia ha fatto meglio della Spagna sul fronte dei pernottamenti. E nel primo trimestre del 2026 le strutture ricettive italiane hanno registrato oltre 71,6 milioni di pernottamenti, con un balzo del +7,5% rispetto all’anno precedente: quasi 5 milioni di notti in più. Nello stesso periodo la Spagna si è fermata a 80,9 milioni di notti totali con una crescita di soli 2,6 milioni.

 

In altre parole: la Spagna resta forte, ma l’Italia corre più veloce.

 

Va detto, per onestà, che i dati Eurostat più recenti sul 2025 mostrano ancora una classifica in movimento, con la Spagna a 513,6 milioni e l’Italia a 476,9 milioni in alcune rilevazioni. La differenza dipende dalle metodologie e dai tempi di consolidamento dei dati degli istituti nazionali. Ma il dato politico ed economico resta: secondo i dati nazionali citati dal Ministero, il sorpasso c’è stato. Ed è storico.

 

Un’industria da 240 miliardi che l’Europa non riconosce

 

C’è un paradosso che il ministro Mazzi ha voluto denunciare con forza.

 

Nonostante un valore per la sola Italia di oltre 240 miliardi di euro, il turismo «non gode di un’adeguata considerazione, soprattutto in Europa». Non esiste un capitolo dedicato al turismo nel bilancio UE, non esiste un riconoscimento formale del comparto come industria strategica.

 

Eppure i numeri dicono altro. Le previsioni di ENIT stimano per fine anno una spesa turistica di 185 miliardi di euro e un impatto sul PIL di quasi 240 miliardi. Parliamo di milioni di posti di lavoro, di intere filiere – dall’agroalimentare ai trasporti, dall’artigianato alla cultura – che vivono grazie ai viaggiatori.

 

Per questo Mazzi annuncia: «Iniziamo a scrivere un manifesto per il futuro» che riconosca il comparto per quello che è: un’industria vera e propria. L’obiettivo è chiedere all’Europa di dedicare al turismo uno spazio specifico nel proprio bilancio, con fondi, strategie e politiche comuni.

 

È una battaglia di dignità, prima che di soldi. Perché finché il turismo sarà considerato un settore “leggero”, fatto solo di vacanze e tempo libero, non avrà gli strumenti per competere con le grandi potenze mondiali.

 

Perché l’Italia piace così tanto? I segreti del primato

 

Ma cosa ha spinto così tanti viaggiatori a scegliere l’Italia?

 

Il primo motivo è la diversificazione dell’offerta. Non è più solo il mare d’agosto o le città d’arte di primavera. Oggi l’Italia vende esperienze tutto l’anno: il turismo enogastronomico nelle Langhe e in Toscana, i cammini religiosi e naturalistici, i borghi autentici riscoperti dai social, le Alpi e gli Appennini per lo sci e il trekking, le isole minori per chi cerca l’esclusività.

 

Il secondo motivo è l’effetto traino degli eventi e della visibilità internazionale. Dalle grandi mostre ai concerti negli stadi, dai matrimoni vip in Costiera Amalfitana e sul Lago di Como alle produzioni cinematografiche girate a Roma, Venezia e in Sicilia: l’Italia è ovunque, su Instagram, su Netflix, sulle copertine dei magazine.

 

Il terzo motivo è la connettività. Secondo Enit, gli arrivi aeroportuali sono aumentati del 7% nei primi mesi del 2026. Più voli low cost, più collegamenti intercontinentali diretti, più aeroporti regionali valorizzati. Arrivare in Italia è diventato più facile e più economico che in passato.

 

C’è poi un fattore meno misurabile ma decisivo: il desiderio di autenticità. Dopo anni di turismo mordi e fuggi, i viaggiatori – soprattutto americani, tedeschi, francesi e britannici – cercano il contatto vero con i territori. E l’Italia, con i suoi 5.000 borghi, la sua cucina regionale, i suoi artigiani, offre esattamente questo.

 

Le sfide: overtourism, personale e destagionalizzazione

 

Essere primi in Europa per pernottamenti è una medaglia, ma porta con sé anche delle responsabilità.

 

La prima sfida è l’overtourism. Venezia, Firenze, Roma, Capri, le Cinque Terre: ci sono luoghi che in alcuni periodi dell’anno scoppiano. Servono politiche di gestione dei flussi intelligenti, prenotazioni contingentate, promozione delle destinazioni minori. Il primato non deve trasformarsi in un boomerang.

 

La seconda sfida è il personale. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari faticano a trovare lavoratori stagionali e figure qualificate. Senza una riforma dei contratti stagionali e senza formazione, la qualità dell’accoglienza rischia di calare proprio nel momento del massimo successo.

 

La terza sfida è la destagionalizzazione. Il dato dei 535,5 milioni di pernottamenti è straordinario, ma ancora troppo concentrato tra giugno e settembre. L’obiettivo deve essere allungare la stagione: un’Italia che si visita a ottobre, a marzo, a dicembre. Solo così il valore da 240 miliardi potrà crescere ancora senza saturare i territori.

 

Il Ministero lo sa. E punta su grandi eventi sportivi, sul Giubileo come volano di lungo periodo, sul turismo congressuale e sul turismo lento per distribuire presenze in tutto l’anno.

 

Cosa significa per le imprese e per i territori

 

Per le imprese turistiche italiane, il sorpasso sulla Spagna è un segnale di fiducia.

 

Significa che investire in qualità paga. Chi ha ristrutturato le camere, chi ha puntato sulla sostenibilità, chi ha digitalizzato prenotazioni e servizi, oggi raccoglie i frutti con tassi di occupazione record.

 

Significa anche che la competizione si sposta su un altro livello. Non si compete più solo con la Spagna per il mare, ma con la Francia per la cultura, con l’Austria per la montagna, con il Giappone e gli USA per i viaggiatori di lungo raggio. Essere primi in Europa obbliga a ragionare da leader mondiali.

 

Per i territori, soprattutto quelli interni e meno noti, è un’opportunità storica. Il turista che torna per la terza o quarta volta in Italia non vuole più solo Roma-Venezia-Firenze. Vuole la Basilicata, il Molise, l’Abruzzo interno, la Sardegna selvaggia. I 535,5 milioni di pernottamenti possono diventare il motore per ripopolare aree che si stavano spopolando.

 

Il manifesto per il futuro: cosa chiede l’Italia all’Europa

 

Torniamo al punto politico lanciato da Mazzi. Cosa contiene, in concreto, questo “manifesto per il futuro”?

 

Primo: il riconoscimento giuridico del turismo come industria strategica europea, al pari di automotive, energia e digitale.

 

Secondo: un capitolo di bilancio UE dedicato, con fondi per infrastrutture turistiche, digitalizzazione delle PMI, formazione e promozione comune dell’Europa nel mondo.

 

Terzo: politiche coordinate su visti, tasse di soggiorno, affitti brevi e sostenibilità. Oggi ogni Paese fa da sé, creando concorrenza sleale e confusione per i viaggiatori.

 

È una visione ambiziosa. Ma con l’Italia prima in Europa per pernottamenti, la nostra voce pesa di più a Bruxelles. Difficile dare torto a chi porta in dote 240 miliardi di valore e il 18% del PIL.

 

Conclusione

 

Il turismo Italia prima Europa pernottamenti è molto più di un titolo da prima pagina. È la certificazione che l’Italia è tornata al centro del mondo.

 

535,5 milioni di notti, il sorpasso sulla Spagna, 240 miliardi di valore: sono numeri che impongono rispetto e che obbligano a cambiare sguardo. Il turismo non è il settore delle vacanze, è l’industria dell’accoglienza, della bellezza, dell’identità italiana.

 

La sfida ora è trasformare questo primato in un vantaggio duraturo. Gestire i flussi senza snaturare i luoghi, investire sulle persone che lavorano nel settore, portare turisti in ogni mese dell’anno e in ogni angolo del Paese.

 

Se ci riusciremo, il sorpasso di oggi non sarà un episodio, ma l’inizio di un decennio italiano del turismo.

 

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