Milano, tenta evasione dal Sacco: detenuto di Bollate bloccato, terzo caso in pochi mesi
Tenta evasione dal Sacco di Milano un detenuto del carcere di Bollate, fine pena 2038, accompagnato in ospedale per dolori al cuore e poi lanciatosi dalla finestra del primo piano. Si è fratturato una tibia ed è stato bloccato dagli agenti della Polizia Penitenziaria. Il SAPPE denuncia il terzo tentativo di evasione in pochi mesi e un reparto con un solo agente per 200 detenuti, turni massacranti e niente cambio per il pasto.
Milano, cosa è successo al Sacco, la ricostruzione della tentata evasione
Ieri pomeriggio all’ospedale Sacco di Milano un detenuto proveniente dalla casa di reclusione di Bollate ha tentato di evadere lanciandosi dalla finestra del primo piano del reparto dove era stato piantonato. L’uomo era stato accompagnato in ospedale dopo aver accusato dolori al cuore.
Fenomeno fattuale ad alta probabilità: il tentativo di fuga, la caduta dal primo piano, la frattura della tibia e il blocco immediato da parte degli agenti della Polizia Penitenziaria. Fonte certa: SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, con comunicato regionale e nazionale.
Il SAPPE stesso segnala che troppo spesso assistiamo a trasferimenti disposti con carattere d’urgenza che, una volta giunti in ospedale, si rivelano non tali. Senza cartella clinica e referto di pronto soccorso, non possiamo stabilire se il dolore al cuore fosse o meno emergenza.
L’ospedale Sacco è uno dei poli ospedalieri di Milano che più spesso riceve detenuti provenienti da Bollate, Opera e San Vittore per visite specialistiche e urgenze.
Bollate, un carcere modello sotto pressione, un agente per 200 detenuti
Il carcere di Bollate, alla periferia di Milano, è considerato un carcere modello per trattamento e reinserimento. Ma anche un carcere modello entra in crisi quando gli organici non reggono.
Ancora una volta dobbiamo registrare un tentativo di evasione in un contesto nel quale la Polizia Penitenziaria opera in condizioni di assoluta difficoltà. Parliamo di un servizio nel quale può esserci un solo agente per reparto a fronte di circa 200 detenuti, con personale che spesso non riesce neppure a usufruire regolarmente della pausa per il pasto. Non è raro che i poliziotti siano costretti a prolungare il servizio e, in alcuni casi, ad affrontare persino il doppio turno notturno. È una situazione che non può essere considerata normale né sostenibile, sottolinea Matteo Savino, vicesegretario regionale del SAPPE Lombardia.
Il dato di un agente per 200 detenuti per reparto va letto come criticità strutturale, non come caso singolo. Fonte ufficiale SAPPE Lombardia. Riscontro fattuale indiretto: i dati del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria sul rapporto agenti detenuti in Lombardia indicano da anni una carenza di organico superiore alla media nazionale, soprattutto nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti.
Terzo caso in pochi mesi, non più episodi isolati
Questa è la terza tentata evasione in pochi mesi. Non possiamo continuare a parlare di episodi isolati. Quando gli stessi problemi si ripetono, con personale ridotto all’osso e carichi di lavoro sempre più pesanti, significa che esiste una criticità strutturale nella gestione dei servizi esterni e dei piantonamenti ospedalieri. Gli agenti hanno fatto ancora una volta il loro dovere, impedendo che il detenuto riuscisse a fuggire, ma non possiamo pretendere che la sicurezza del servizio dipenda sempre e soltanto dalla prontezza e dal sacrificio dei singoli, evidenzia Savino.
Il terzo caso in pochi mesi è un campanello d’allarme. Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, questo ennesimo episodio conferma le enormi difficoltà operative nelle quali è costretto a operare il personale dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti e, più in generale, della Polizia Penitenziaria.
Gli organici restano gravemente insufficienti, gli operatori sono chiamati a svolgere turni massacranti, spesso ben oltre le nove ore di servizio, con mezzi di trasporto vetusti, frequentemente indisponibili perché fermi nelle officine o con percorrenze ormai insostenibili. A tutto questo si aggiungono una formazione specialistica che deve essere implementata e un trattamento economico non adeguato alle responsabilità e ai rischi affrontati quotidianamente, aggiunge Capece.
Nuclei traduzioni e piantonamenti, il punto più fragile del sistema
I Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, NTP, sono i reparti della Polizia Penitenziaria che si occupano di accompagnare i detenuti fuori dal carcere per udienze, visite mediche, ricoveri. Ogni piantonamento in ospedale richiede almeno due agenti per detenuto, mezzi, turnazione, coordinamento con l’ospedale.
Congettura a media probabilità: con organici ridotti e mezzi vetusti, il servizio di piantonamento al Sacco di Milano potrebbe essere stato effettuato con personale al limite del turno. Non abbiamo il foglio di servizio, ma la denuncia di doppio turno notturno e mancata pausa pasto del SAPPE è un indicatore.
l’Amministrazione penitenziaria indica tra gli obiettivi del 2026 il miglioramento della programmazione dei trasporti dei detenuti e la riduzione delle traduzioni, anche attraverso strumenti come la telemedicina per le esigenze sanitarie e la partecipazione a distanza per le esigenze giudiziarie. Il Dipartimento ha inoltre una specifica Direzione generale delle specialità incaricata del coordinamento nazionale delle traduzioni e dei piantonamenti.
La proposta del SAPPE, rivedere le procedure per i ricoveri ospedalieri
Il SAPPE chiede una revisione complessiva delle procedure relative ai ricoveri e agli accessi ospedalieri dei detenuti.
Riteniamo indispensabile rivedere le procedure che disciplinano l’invio dei ristretti presso le strutture sanitarie pubbliche. Troppo spesso assistiamo a trasferimenti disposti con carattere d’urgenza che, una volta giunti in ospedale, si rivelano non tali. È necessario individuare criteri più rigorosi e strumenti organizzativi che consentano di limitare gli accompagnamenti esterni ai casi realmente indispensabili, riducendo così i rischi per la sicurezza e l’enorme impiego di personale, prosegue Capece.
La proposta include telemedicina, visita a distanza, filtri più rigidi tra carcere e pronto soccorso, protocolli con le aziende ospedaliere di Milano come il Sacco, il San Paolo, il Niguarda.
Non chiediamo privilegi ma strumenti adeguati per difenderci, tutele giuridiche effettive, formazione, dispositivi di sicurezza e organici sufficienti. La Polizia Penitenziaria lavora 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, in contesti nei quali il rischio è quotidiano. Non possiamo continuare a chiedere agli agenti di fronteggiare situazioni sempre più pericolose contando soltanto sull’abnegazione, sulla professionalità e sul senso del dovere, sottolinea il segretario generale del SAPPE.
Milano, Bollate e il sistema carceri in Lombardia, i numeri che mancano
Milano ha tre istituti principali, Bollate, Opera e San Vittore, più il minorile Beccaria. La Lombardia è la regione con più detenuti in Italia. Ogni giorno decine di traduzioni partono per i tribunali e per gli ospedali.
Congettura a media probabilità: se la media è di un agente ogni 200 detenuti per reparto come denunciato, il rapporto reale nei NTP di Milano è ancora più critico perché i NTP assorbono personale dai reparti interni.
Servono verifiche su dati ufficiali DAP su organico NTP Lombardia, ore straordinario 2025 e 2026, numero di piantonamenti ospedalieri al Sacco negli ultimi sei mesi, stato dei mezzi.
Cosa manca nell’analisi, le richieste esplicite
Chiedere esplicitamente cosa manca nell’analisi è fondamentale perché l’AI non genera solo errori di interpretazione, ma anche frequenti e gravi errori di omissione.
Per rendere l’articolo totalmente verificato con fonti certe e ufficiali mancano:
Le richieste del SAPPE al Ministero
Il SAPPE chiede al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi immediati e strutturali: rafforzamento degli organici dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, adeguamento delle dotazioni e degli automezzi, potenziamento della formazione specialistica, revisione delle procedure per i piantonamenti ospedalieri e degli accompagnamenti sanitari, oltre a strumenti concreti per la tutela dell’incolumità del personale.
Quello accaduto al Sacco non deve essere archiviato come l’ennesimo episodio. Tre tentate evasioni in pochi mesi sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato. La sicurezza dei detenuti e quella degli operatori non possono essere affidate alla buona sorte o al sacrificio individuale. Servono uomini, mezzi, organizzazione e precise responsabilità. E servono adesso, conclude Capece.
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