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    Carabiniere in congedo, grande festa per Pacetti Alessandro 

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    By Giuseppe Criseo on 16 Giugno 2026 Eventi
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    Congedo di un grande Carabiniere a Varese: il saluto al Carabiniere di Quartiere dopo 36 anni di servizio, Pacetti Alessandro 

    Il 27 giugno Varese saluta uno dei suoi volti più conosciuti nelle vie della città. Va in congedo il Carabiniere di quartiere che, arruolatosi nel 1989 e arrivato a Varese nel 1990, ha raggiunto il grado di Appuntato Scelto Qualifica Speciale. Dal 2005 è stato punto di riferimento per residenti, commercianti e studenti. Una carriera lunga 36 anni che racconta il cambiamento dell’Arma e il valore della prossimità.

    Il Congedo di un Carabiniere Varese non è solo la chiusura di un fascicolo personale. È il momento in cui una comunità si ferma a ringraziare chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri, giorno dopo giorno, quartiere dopo quartiere.

    Carabiniere
    Carabiniere

    Un arruolamento nel 1989 e l’arrivo a Varese nel 1990

    La storia inizia nel 1989, anno dell’arruolamento. Erano tempi diversi, con un’Italia che cambiava velocemente e con l’Arma dei Carabinieri impegnata su più fronti: dall’ordine pubblico alla tutela del territorio. Dopo il corso di formazione e le prime assegnazioni, nel 1990 arriva il trasferimento a Varese. Una città di confine, vivace, con un tessuto sociale fatto di famiglie, piccole imprese e una forte rete di volontariato.

    Da subito si capisce che non è una tappa di passaggio. Varese diventa casa. Gli anni ’90 scorrono tra servizi operativi, pattuglie notturne e la crescita professionale che porta, con impegno e merito, al grado di Appuntato Scelto Qualifica Speciale. Un grado che riconosce esperienza, responsabilità e capacità di guidare i colleghi più giovani.

    Chi lo ha incontrato in quei primi anni ricorda un militare attento, poco incline ai proclami e molto alle cose concrete. La divisa addosso, ma soprattutto l’attenzione alle persone. Un tratto che negli anni successivi diventerà la sua cifra distintiva.

    Dal 2005 il ruolo di Carabiniere di Quartiere a Varese

    La svolta arriva nel 2005. L’Arma potenzia il progetto “Carabiniere di Quartiere” e a Varese viene scelto proprio lui. L’obiettivo è chiaro: portare la caserma fuori dalla caserma. Conoscere i nomi, le storie, le piccole criticità che non finiscono mai sui verbali ma che rendono la vita di un quartiere più o meno serena.

    Per vent’anni il suo lavoro è stato questo. Presente alle riunioni con i comitati di quartiere, in contatto diretto con amministratori e associazioni, disponibile quando una porta da aprire non era quella di un’abitazione ma quella del dialogo. Il Carabiniere di Quartiere a Varese è diventato un mediatore prima ancora che un operatore di polizia.

    Ha gestito furti in abitazione, episodi di microcriminalità, problemi legati al decoro urbano. Ma ha anche passato ore ad ascoltare anziani soli, a dare consigli ai genitori su come proteggere i figli dalle truffe online, a spiegare ai nuovi residenti come funziona la città.

    La gente lo fermava per strada non solo per segnalare qualcosa. Lo fermava per un saluto, per un consiglio, per chiedergli “come va”. Questo è il senso più profondo del servizio di prossimità: essere riconosciuti come parte della comunità, non solo come tutori dell’ordine.

    36 anni di servizio: i cambiamenti visti da vicino

    Dal 1989 a oggi l’Arma è cambiata profondamente. Nuove tecnologie, nuove minacce, nuove leggi. Lui le ha vissute tutte restando a Varese dal 1990. Ha visto arrivare le prime radio digitali, i terminali palmari, le denunce online. Ha visto i reati cambiare forma: dalle rapine in strada alle truffe telefoniche agli anziani, dal vandalismo al cyberbullismo.

    Eppure alcune cose non sono cambiate. La necessità di ascoltare prima di intervenire. L’importanza di conoscere il territorio a piedi, non solo dalle mappe. Il valore di una stretta di mano dopo aver risolto un problema.

    Colleghi più giovani raccontano che da lui hanno imparato più nei corridoi della caserma che sui manuali. L’equilibrio tra fermezza e umanità. La capacità di spiegare una norma senza fare sentire chi la subisce come un “caso”. Il rispetto per chi, anche nella difficoltà, mantiene la dignità.

    Il grado di Appuntato Scelto Qualifica Speciale non è arrivato per caso. È il riconoscimento di una carriera costruita sulla costanza, sulla formazione continua e sulla capacità di adattarsi senza perdere i valori di base dell’Arma: fedeltà, onore, servizio.

    Varese e il rapporto con i cittadini: un patto di fiducia

    Varese non è una metropoli, ma è una città complessa. Quartieri con identità diverse, aree industriali, zone residenziali, una forte presenza di studenti e lavoratori frontalieri. Gestire la sicurezza qui significa conoscere queste differenze.

    Il Carabiniere di Quartiere ha costruito negli anni un patto di fiducia. Le scuole lo chiamavano per gli incontri sulla legalità. I commercianti del centro avevano il suo numero per segnalazioni rapide. Le parrocchie e le associazioni di volontariato lo coinvolgevano nelle iniziative sociali.

    Non è retorica: la sicurezza percepita cresce quando le persone sanno a chi rivolgersi. Quando vedono una faccia nota passare in pattuglia. Quando capiscono che dietro alla divisa c’è una persona che vive la stessa città.

    Molti cittadini, appresa la notizia del congedo fissato per il 27 giugno, hanno iniziato a organizzarsi per un saluto pubblico. Non sarà un addio, dicono. Sarà un grazie. Perché in 36 anni di servizio, e in 20 anni come Carabiniere di Quartiere a Varese, ha lasciato un segno concreto.

    Il giorno del congedo: 27 giugno

    Il 27 giugno si chiude l’ultimo turno. Si toglie la divisa per l’ultima volta da militare in servizio attivo. Resta l’uomo, resta il cittadino di Varese dal 1990. Resta la Qualifica Speciale, che accompagnerà il suo grado anche nella vita da congedato.

    Il congedo per un Carabiniere non è mai solo personale. Coinvolge la caserma, i colleghi, le famiglie dei colleghi, le persone incontrate in servizio. È il passaggio da una vita scandita da turni, reperibilità e senso del dovere h24 a una nuova fase.

    Cosa farà dopo? Chi lo conosce dice che non starà fermo. L’abitudine al servizio resta. Magari nel volontariato, magari continuando a dare una mano dove serve. Perché dopo 36 anni, l’istinto è quello: vedere un problema e cercare una soluzione.

    La cerimonia ufficiale sarà un momento sobrio, come richiede la tradizione dell’Arma. Ma il saluto vero arriverà nei giorni successivi, nei quartieri, davanti ai negozi, all’uscita delle scuole. Lì dove ha costruito, giorno dopo giorno, la sua idea di sicurezza.

    L’eredità del Carabiniere di Quartiere

    Quando si parla di Congedo Carabiniere Varese si parla anche di modello. Il Carabiniere di Quartiere è stato sperimentato, migliorato, a volte criticato. Ma a Varese ha funzionato perché c’erano persone disposte a metterci la faccia.

    L’eredità è fatta di relazioni. Di quella signora che ora sa come difendersi dalle truffe. Di quel ragazzo che alle scuole medie ha capito cos’è la legalità grazie a un incontro in aula. Di quel negoziante che, dopo un furto, non si è sentito solo.

    L’Arma continuerà il suo lavoro. Altri colleghi prenderanno il suo posto nei turni e nei quartieri. Ma ogni territorio ha i suoi punti di riferimento, e lui è stato uno di questi per Varese.

    Il messaggio che lascia ai colleghi più giovani è semplice e diretto: studiate, formatevi, usate la tecnologia. Ma non dimenticate mai di alzare gli occhi dallo schermo e guardare le persone. La sicurezza si fa anche così.

    Una carriera che racconta l’Italia

    Arruolato nel 1989, a Varese dal 1990, Appuntato Scelto Qualifica Speciale, Carabiniere di Quartiere dal 2005: la sua carriera è una piccola storia d’Italia. Ha attraversato governi diversi, crisi economiche, emergenze come il Covid. Ha visto la città cambiare volto e ha contribuito a mantenerla coesa.

    Il 27 giugno va in congedo, ma il suo esempio resta. Resta per i colleghi che hanno condiviso con lui turni e responsabilità. Resta per i cittadini che hanno imparato a fidarsi. Resta per Varese, che oggi è una città più sicura anche grazie al suo lavoro quotidiano.

    E allora, a questo Carabiniere di Varese, che per 36 anni ha scelto il servizio, non resta che dire grazie. Grazie per le notti in pattuglia, per le porte suonate, per i consigli dati, per la pazienza. Grazie per aver dimostrato che la divisa, quando è indossata con onore, diventa parte della comunità.

    Il congedo è un traguardo, non un punto finale. Buona nuova strada, Appuntato Scelto Qualifica Speciale. Varese non ti dimentica.

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