Scuola e caldo record, CGIL chiede rinvio inizio lezioni: ma non sarebbe meglio mettere i condizionatori?
FLC CGIL chiede di spostare l’inizio delle lezioni se fa troppo caldo. Ma ha senso rinviare la scuola nel 2026? Perché non installare i condizionatori nelle aule? Analisi e costi.
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Scuola, caldo insopportabile e la proposta shock della CGIL: spostare l’inizio delle lezioni
L’anno scolastico 2026/2027 non è ancora iniziato per gli studenti, ma è già polemica. Con temperature che superano i 38 gradi in molte aule del Centro-Sud, la FLC CGIL alza la voce e lancia una proposta che fa discutere tutta Italia: se fa troppo caldo, non si inizia.
A dirlo è stata la segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, in una dichiarazione rilasciata all’ANSA il 1 settembre 2026. Parole chiare e dure che hanno immediatamente acceso il dibattito tra docenti, famiglie e Ministero.
Il punto è semplice: come si può fare lezione a 35 gradi in un’aula senza aria?
Cosa ha detto davvero la CGIL
Secondo quanto riportato dalle agenzie, la posizione della FLC CGIL è netta.
“Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni, non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla.”
Il sindacato chiede quindi lo slittamento dell’avvio delle lezioni in tutti i plessi dove non sia garantito il rispetto dei requisiti minimi di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Una richiesta che nasce da un problema reale: il rientro in aula, previsto dal 1 settembre per docenti e ATA e dal 10-15 settembre per gli alunni, rischia di essere segnato dall’emergenza climatica.
La proposta, rilanciata anche dalla Fillea CGIL Calabria, è quella di valutare “senza esitazioni il rinvio dell’inizio delle lezioni, mettendo al primo posto la tutela della salute di bambini, ragazzi, docenti e personale scolastico” qualora la permanenza nelle aule diventi incompatibile con il caldo estremo. b736
Tra le ipotesi circolate in queste ore: spostare la prima campanella alla terza o quarta settimana di settembre e recuperare i giorni tagliando le vacanze di Natale e Pasqua o allungando le lezioni a giugno. 7220
Ma è davvero questa la soluzione per il 2026?
Il vero problema: le scuole italiane sono vecchie e non climatizzate
Spostare il calendario è solo un cerotto. Il problema è strutturale e lo sappiamo da anni.
Secondo gli ultimi dati di Legambiente, oltre il 60% degli edifici scolastici italiani è stato costruito prima del 1975. Sono edifici energivori, senza isolamento termico, con infissi vecchi, tetti in amianto in alcuni casi, e senza alcun sistema di climatizzazione.
In estate diventano forni. In inverno, ghiacciaie.
La stessa Fillea CGIL Calabria ammette che il rinvio, laddove necessario, rappresenterebbe soltanto una risposta emergenziale. Servono piani strutturali sul patrimonio scolastico.
E qui sorge la domanda che si fanno milioni di genitori: non è meglio mettere i condizionatori invece di spostare l’inizio della scuola?
Condizionatori a scuola: perché in Italia sembra un tabù
In qualsiasi ufficio, negozio, azienda, palestra in Italia c’è l’aria condizionata. L’unico posto dove sembra impossibile installarla è la scuola.
Le obiezioni sono sempre le stesse:
1. I costi energetici. Un condizionatore consuma. Ma quanto consuma una scuola che perde calore da tutte le parti? La soluzione non è non raffrescare, ma efficientare. Un impianto moderno in classe A+++ con fotovoltaico sul tetto si ripaga in 3-4 anni.
2. I fondi. Ci sono stati i fondi PNRR per la ristrutturazione delle scuole. Oltre 7 miliardi destinati all’edilizia scolastica. Quanti sono stati usati per la climatizzazione? Pochissimi.
- Esplora i dettagli operativi sul portale ufficiale Scuola Futura.
- Leggi l’approfondimento sui cantieri su Edilportale.
- Verifica lo stato dei progetti su Openpolis
La maggior parte è andata su palestre, mense e cablaggi. Il paradosso è che installiamo la fibra ultraveloce in un’aula dove si sviene dal caldo.
3. La burocrazia. Installare un condizionatore in una scuola pubblica richiede delibere, gare, autorizzazioni della Soprintendenza se l’edificio è vincolato, verifiche di carico elettrico. Tempi biblici. Mentre un privato lo installa in 48 ore. E su questo occorre intervenire, dando ai presidi la facoltà di intervento.
4. L’idea ideologica. C’è ancora chi pensa che “si stava meglio senza condizionatori, si aprivano le finestre”. Ma il clima del 2026 non è quello del 1986. Le ondate di calore sono più lunghe, più intense e arrivano fino a ottobre. Come ha giustamente sottolineato anche la UIL Scuola, i periodi di caldo intenso si stanno allungando, andando a interessare mesi in cui la scuola è pienamente operativa. Spostare a ottobre oggi significa dover spostare a novembre domani. 9ef0
Quanto costerebbe davvero climatizzare tutte le scuole?
Facciamo due conti semplici, da bar.
In Italia ci sono circa 40.000 edifici scolastici. Ipotizziamo in media 15 aule per edificio. Servono 600.000 condizionatori.
Con un costo medio di 1.200 euro tra macchina, installazione e adeguamento elettrico, parliamo di circa 720 milioni di euro. Meno di quanto spendiamo in un anno per i banchi a rotelle o per un singolo bonus una tantum.
Se a questo aggiungiamo 3 kW di fotovoltaico per scuola (costo oggi circa 6.000 euro), azzeriamo quasi del tutto il costo in bolletta e rendiamo le scuole autonome. Sarebbe anche un potente messaggio educativo sulla transizione energetica.
Invece continuiamo a parlare di rinviare. Un rinvio che crea un danno sociale enorme, come ricordato dalla stessa UIL Puglia: spostare eccessivamente in avanti l’inizio delle lezioni rischia di trasformarsi in un serio problema sociale per le famiglie che lavorano e non sanno dove lasciare i figli.
Cosa dicono genitori e presidi
Sui social la proposta della CGIL ha diviso. C’è chi applaude per motivi di salute: bambini con sangue dal naso, maestre con pressione bassa, aule a 36 gradi alle 10 del mattino. E c’è chi è esasperato: “Siamo nel 2026, mandiamo sonde su Marte e non riusciamo a mettere due split in un’aula di Mondragone o di Palermo?“.
I presidi, dal canto loro, sono in mezzo. Da un lato devono garantire la sicurezza secondo il D.Lgs 81/08, dall’altro sanno che se rinviano l’inizio poi devono stravolgere tutto il PTOF, i progetti, le gite, gli esami.
La soluzione più sensata che arriva dal basso è quella del buon senso: mappatura immediata degli edifici più a rischio e piano straordinario condizionatori in 90 giorni, usando le ditte locali e procedure semplificate, come si è fatto per il Covid.
La mia opinione: basta rinviare, iniziamo a risolvere
Spostare l’inizio delle lezioni se fa troppo caldo è una resa. È l’ammissione che lo Stato non è in grado di garantire un diritto costituzionale come l’istruzione in condizioni dignitose.
Non possiamo continuare a rincorrere il calendario scolastico in base al meteo. Il caldo non è più un’emergenza, è la normalità. E alla normalità si risponde con infrastrutture, non con rinvii.
Mettere i condizionatori a scuola non è un lusso, è salute, è sicurezza sul lavoro, è attenzione all’apprendimento. Un bambino che ha caldo non impara. Un insegnante che sta male non insegna.
Il sindacato fa bene a denunciare, perché lancia l’allarme. Ma la politica deve fare un passo in più: invece di litigare su una settimana in più o in meno di vacanza, approvi un Decreto Scuola Fresca. Semplice, veloce, con fondi vincolati solo alla climatizzazione e al fotovoltaico.
Perché altrimenti, l’anno prossimo saremo di nuovo qui, a settembre, con le stesse aule bollenti e la stessa proposta di rinviare tutto a ottobre.
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