Dopo Mani Pulite il paese del bengodi è diventato anche quello delle occasioni perdute.
Le occasioni perdute
Il dipietrismo ha spazzato via la Prima Repubblica, spianando la strada al berlusconismo, e l’Italia del bengodi è diventata anche quella delle occasioni perdute.
L’ultima delle tante occasioni perdute è stata quella del PNRR ossia quella del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Quello italiano è stato il programma più imponente d’Europa dal punto di vista economico. I dati ufficiali forniscono un quadro chiaro su quanto denaro sia effettivamente arrivato, su come sia stato suddiviso e sullo stato attuale della spesa.
Quanto denaro è arrivato in Italia?
La dotazione complessiva assegnata all’Italia, a seguito della riprogrammazione approvata da Bruxelles, ammonta a 194,4 miliardi di euro. Tale somma è suddivisa in 68,9 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti a tassi agevolati. A questa cifra, lo Stato italiano affianca ulteriori 30,6 miliardi di euro attraverso il Piano Nazionale Complementare (PNC), destinati a finanziare opere escluse o aggiuntive, portando il totale della strategia a circa 225 miliardi.
Fondi effettivamente incassati
L’erogazione dei fondi da parte della Commissione Europea non è automatica, ma avviene a rate in base al raggiungimento di precisi obiettivi e traguardi.
L’Italia ha incassato, fino ad oggi, circa 166 miliardi di euro, pari all’85% delle risorse totali previste. Questo risultato è arrivato a seguito del via libera europeo alla penultima rata (la nona) dopo aver certificato il raggiungimento dei relativi obiettivi nazionali.

Come è stato suddiviso il denaro?
Il Piano si articola in sei grandi aree tematiche, chiamate “missioni”, che raccolgono ciascuna una parte dei 194,4 miliardi complessivi:
1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo (21,04% delle risorse). È destinato alla banda ultra-larga (Piano Italia a 1 Giga), alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e delle imprese, nonché al rilancio del turismo e del patrimonio culturale.
2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica col 31,05% delle risorse è la missione più ricca. È destinato all’efficientamento energetico (ad esempio, per i bonus edilizi), alla gestione dei rifiuti, al contrasto del dissesto idrogeologico, alle energie rinnovabili e alla riduzione delle perdite negli acquedotti.

3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile (13,26% delle risorse).
È destinato allo sviluppo della rete ferroviaria ad alta velocità, in particolare al Sud e per i collegamenti alpini, nonché alla modernizzazione dei nodi ferroviari e dei sistemi di gestione del traffico.
4 – Istruzione e ricerca (16,13% delle risorse) . Il fondo è destinato alla costruzione e messa in sicurezza di asili nido e scuole dell’infanzia, all’edilizia scolastica in generale, alle borse di studio e ai finanziamenti per la ricerca universitaria e tecnologica.
5: Inclusione e coesione (10,37% delle risorse). È destinato all’attivazione di politiche attive del lavoro, infrastrutture sociali, riqualificazione delle periferie urbane e potenziamento dei servizi per la disabilità..
6 – Salute (8,06% delle risorse) Il PNRR prevede la riforma della sanità territoriale tramite la creazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità, l’ammodernamento digitale degli ospedali e un forte impulso alla telemedicina.

Come viene speso e lo stato di avanzamento
Se sul piano della narrativa l’Italia è in cima alla classifica europea (ha raggiunto e rendicontato oltre il 60% dei traguardi complessivi previsti), i fatti reali sono leggermente diversi.
La spesa effettiva si attesta infatti a circa 110 miliardi di euro, pari a poco più del 55% della dotazione complessiva.
Ciò significa che una fetta enorme di investimenti finanziari (oltre 80 miliardi) deve essere obbligatoriamente completata, pagata e rendicontata entro il termine ultimo fissato dall’Unione Europea.
I problemi e il divario territoriale
L’effettiva messa a terra dei progetti incontra due ostacoli principali:
Le grandi opere sono più lente: I crediti d’imposta per le imprese (come il piano Transizione 4.0) o i progetti puramente digitali sono stati spesi rapidamente. I grandi cantieri pubblici (come le infrastrutture ferroviarie complesse, gli ospedali e gli impianti di riciclo) invece registrano forti ritardi e faticano a procedere a causa dell’aumento dei costi delle materie prime e delle lungaggini burocratiche.
Il paradosso Nord-Sud: I vincoli del PNRR imponevano di destinare almeno il 40% delle risorse territoriali al Mezzogiorno. I dati sui pagamenti locali, però, mostrano che le regioni del Nord stanno spendendo con maggiore velocità ed efficienza rispetto a molte amministrazioni del Sud. Questi ultimi soffrono di una storica carenza di personale tecnico che non permette loro di gestire gare d’appalto così complesse.
Il Governo monitora costantemente i progetti ritenuti “a rischio incaglio” (che valgono svariati miliardi di euro) per rivederli o accelerare e scongiurare la perdita definitiva dei finanziamenti europei.
Somma Lombardo 25 maggio 2026.



