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    Tovaglieri
    Tovaglieri

    Tovaglieri contro il narcotraffico

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    By Giuseppe Criseo on 9 Luglio 2026 Cronaca
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    Narcotraffico, Tovaglieri: “I confini colabrodo alimentano il traffico di droga in Europa”

     

    Il tema del narcotraffico torna al centro del dibattito europeo. A Strasburgo, durante la plenaria dell’8 luglio, l’europarlamentare Isabella Tovaglieri, Lega-PfE, è intervenuta con toni netti sul legame tra sicurezza delle frontiere e diffusione della droga nel continente.

    «Difendere i confini non è uno slogan. È il primo strumento serio e concreto per fermare il narcotraffico», ha dichiarato l’esponente leghista. Parole che hanno riacceso lo scontro politico sulle politiche migratorie e sul ruolo di Frontex, l’agenzia europea per la gestione delle frontiere.

     

    Secondo Tovaglieri il problema non è solo di ordine pubblico. È una questione che riguarda la vita di migliaia di giovani europei e la capacità dell’Unione di proteggere i propri cittadini. Il narcotraffico, ha spiegato, viaggia sulle stesse rotte usate dall’immigrazione clandestina e sfrutta le debolezze di un sistema di controllo che definisce “un colabrodo”.

     

    Il video dell’intervento: https://www.youtube.com/watch?v=LgrWf3NoqTU

     

    <strong>Il dibattito a Strasburgo e la posizione della Lega</strong>

    La seduta plenaria era dedicata proprio al narcotraffico in acque europee, un fenomeno in crescita negli ultimi anni. Tovaglieri ha portato in aula la linea del gruppo Patrioti per l’Europa, di cui fa parte la Lega.

    Il messaggio è stato diretto: senza controllo dei confini esterni, qualsiasi strategia antidroga rischia di restare inefficace. “Perché mentre voi predicate frontiere aperte, e mentre von der Leyen e le sinistre europee trasformavano Frontex in un bersaglio ideologico, gli scafisti e le organizzazioni criminali fanno affari d’oro”, ha detto rivolgendosi all’emiciclo.

     

    Per l’europarlamentare lombarda, il narcotraffico non è un problema che si combatte solo con le forze di polizia nei porti o con le campagne di prevenzione nelle scuole. La prima barriera, ha insistito, deve essere alzata al largo, nel Mediterraneo, e lungo tutte le rotte di ingresso in Europa.

     

    <strong>Confini e rotte: il punto di contatto tra migrazione e droga</strong>

    Uno dei passaggi più discussi del discorso riguarda il nesso tra immigrazione irregolare e traffico di sostanze stupefacenti. Tovaglieri ha sostenuto che “sulle stesse rotte dell’immigrazione clandestina arrivano ogni anno tonnellate di droga che uccidono migliaia di giovani europei”.

     

    È un tema che divide da anni i gruppi politici. Da una parte chi sostiene che criminalizzare le rotte migratorie rischia di alimentare stereotipi. Dall’altra chi, come la Lega, ritiene che le organizzazioni criminali abbiano trasformato il traffico di persone in un business integrato con quello della droga e delle armi.

     

    Le rotte principali restano quelle del Mediterraneo centrale e orientale, ma negli ultimi report delle agenzie europee cresce anche il peso dell’Atlantico e dei Balcani. I carichi partono dal Nord Africa e dal Medio Oriente, attraversano acque internazionali e arrivano sulle coste europee con gommoni, pescherecci e, sempre più spesso, narcosommergibili.

    Quando i controlli sono deboli, spiega Tovaglieri, il costo per i criminali si abbassa e i profitti aumentano. E con i profitti aumentano anche gli investimenti in nuove rotte e in nuove sostanze.

     

    <strong>Frontex sotto accusa: “Bersaglio ideologico”</strong>

    Un altro punto centrale dell’intervento è stato il ruolo di Frontex. L’agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera negli ultimi anni è stata oggetto di critiche da parte di ONG e di parte della sinistra europea per alcune operazioni di respingimento e per presunte violazioni dei diritti umani.

     

    Tovaglieri ha ribaltato l’accusa. “Mentre von der Leyen e le sinistre europee trasformavano Frontex in un bersaglio ideologico”, ha detto, l’agenzia è stata depotenziata proprio nel momento in cui serviva più forza.

    La richiesta della Lega e del gruppo PfE è chiara: più risorse, più mezzi navali e aerei, più mandato operativo. E soprattutto, meno ostacoli politici. L’obiettivo dichiarato è trasformare Frontex da agenzia di coordinamento a vera polizia di frontiera europea, con la possibilità di intervenire direttamente.

     

    Il confronto in aula ha mostrato due visioni opposte. Per alcuni gruppi, rafforzare Frontex significa chiudere l’Europa. Per altri, come nel caso di Tovaglieri, significa difenderla.

     

    <strong>I numeri del narcotraffico in acque europee</strong>

    Parlare di narcotraffico in Europa significa parlare di numeri enormi. Secondo i dati dell’EMCDDA, l’Osservatorio europeo sulle droghe, il mercato al dettaglio della droga nell’UE vale decine di miliardi di euro l’anno. Cocaina, eroina, cannabis e nuove sostanze sintetiche arrivano via mare in quantità sempre maggiori.

     

    La cocaina resta la droga più redditizia. I porti del Nord Europa, Rotterdam e Anversa in testa, sono i principali punti di ingresso, ma anche i porti del Mediterraneo sono sempre più sotto pressione. La droga viene nascosta nei container, tra le merci legali, o trasportata con imbarcazioni veloci.

     

    Il narcotraffico marittimo ha un vantaggio per le organizzazioni criminali: è difficile da intercettare e, quando un carico viene sequestrato, le perdite vengono assorbite facilmente grazie ai margini altissimi.

    Proprio per questo, secondo Tovaglieri, serve alzare il livello di deterrenza già in mare aperto, prima che la droga arrivi a terra e si disperda sul territorio.

     

    <strong>Le proposte sul tavolo: più controllo e più cooperazione</strong>

    Nel suo intervento, l’europarlamentare della Lega non si è limitata alla critica. Ha indicato alcune priorità per il gruppo PfE.

     

    Primo: rafforzare i controlli alle frontiere esterne. Significa più pattugliamenti, più tecnologia di sorveglianza, più accordi con i Paesi di transito per bloccare le partenze.

     

    Secondo: dare a Frontex strumenti reali. Non solo coordinamento, ma capacità di intervento diretto, mezzi e personale sufficienti a coprire le aree più a rischio.

     

    Terzo: colpire i profitti. Il narcotraffico è un business. Bloccare i flussi finanziari, sequestrare i beni e colpire le reti logistiche è fondamentale quanto sequestrare la droga.

     

    Quarto: maggiore cooperazione tra Stati membri e con i Paesi terzi. Le rotte sono internazionali e le indagini devono esserlo anche loro. Senza scambio di informazioni in tempo reale, ogni Paese resta indietro.

     

    <strong>L’impatto sui giovani e sulle comunità europee</strong>

    Tovaglieri ha voluto ricordare che dietro le statistiche ci sono persone. “Tonnellate di droga che uccidono migliaia di giovani europei” è stata la frase usata in aula.

     

    Il consumo di droghe in Europa è in aumento, soprattutto tra i più giovani. Le nuove sostanze sintetiche, più economiche e più facili da produrre, stanno cambiando il mercato. Le overdose crescono e i servizi di emergenza e di recupero fanno fatica a tenere il passo.

     

    Per la Lega il tema della sicurezza è anche un tema sociale. Le comunità più fragili sono le prime a pagare il prezzo dell’aumento dello spaccio e della microcriminalità legata alla droga. Le scuole, le periferie, i centri urbani diventano il punto di arrivo di un percorso che inizia migliaia di chilometri più a sud.

     

    Da qui la richiesta di collegare le politiche di sicurezza a quelle di prevenzione, ma partendo, secondo Tovaglieri, dal blocco dell’ingresso della droga.

     

    <strong>Il ruolo delle organizzazioni criminali</strong>

    Dietro al narcotraffico ci sono reti strutturate. Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra in Italia, ma anche cartelli sudamericani, gruppi balcanici e organizzazioni nordafricane lavorano insieme.

     

    Queste reti non gestiscono solo la droga. Gestiscono anche il traffico di esseri umani. Usano gli stessi contatti, gli stessi porti, gli stessi metodi di riciclaggio. Per questo, secondo chi sostiene la linea di Tovaglieri, separare i due fenomeni è un errore.

     

    Gli scafisti non sono solo trasportatori di persone. Spesso sono parte della stessa filiera che porta la droga in Europa. E quando i controlli si abbassano, entrambe le attività crescono.

     

    Il rischio, avverte la Lega, è che l’Europa continui a rincorrere l’emergenza invece di prevenirla.

     

    <strong>Le risposte delle istituzioni europee</strong>

    La Commissione europea ha risposto al dibattito ricordando gli investimenti fatti negli ultimi anni: più fondi per Frontex, nuove tecnologie di sorveglianza, accordi con Paesi terzi e pacchetti antidroga.

     

    Von der Leyen ha più volte sottolineato l’importanza di un approccio “umanitario e sicuro” alle frontiere. Per la maggioranza attuale in Europa, il punto di equilibrio sta nel garantire i diritti e allo stesso tempo combattere i criminali.

     

    La distanza con le posizioni espresse da Tovaglieri resta ampia. Il gruppo PfE chiede una svolta più netta verso la chiusura e il controllo. Gli altri gruppi puntano su integrazione, corridoi legali e cooperazione allo sviluppo.

     

    Il dibattito è destinato a continuare, anche perché i dati sul narcotraffico non mostrano una tendenza al ribasso.

     

    <strong>Conclusione: tra sicurezza e scelte politiche</strong>

    L’intervento di Isabella Tovaglieri a Strasburgo riassume una visione precisa: per fermare il narcotraffico bisogna partire dalle frontiere.

     

    “I confini sono un colabrodo” è stata la sintesi più forte. Una frase che ha l’obiettivo di spostare il focus dal dopo all’prima. Non solo repressione a terra, ma prevenzione in mare.

     

    Il tema dividerà ancora a lungo l’Europa. Da una parte chi chiede più apertura e più accoglienza. Dall’altra chi, come la Lega, chiede più controllo e più difesa.

     

    Nel mezzo ci sono i numeri del narcotraffico, le rotte criminali e, soprattutto, le vite dei giovani europei. Per questo il dibattito di Strasburgo non è solo uno scontro tra schieramenti. È la fotografia di due idee diverse di Europa che si confrontano su come garantire sicurezza senza rinunciare ai propri valori.

     

    Guardare il video dell’intervento aiuta a capire il tono e la forza con cui il tema è stato portato in aula: https://www.youtube.com/watch?v=LgrWf3NoqTU

     

    La sfida ora è tradurre le parole in politiche concrete. Perché sul narcotraffico, come ha ricordato Tovaglieri, non basta parlare. Serve agire, e agire subito.

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    Giuseppe Criseo

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