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    Alice Pedrinelli migliore sommelier della Lombardia

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    By Giuseppe Criseo on 11 Luglio 2026 Alimentazione, Agricoltura, Economia, Editore-Criseo
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     Alice Pedrinelli è la Miglior Sommelier della Lombardia: talento e passione per valorizzare il vino lombardo, con apprezzamento e congratulazioni del presidente Fontana.

    Alice Pedrinelli vince il concorso Miglior Sommelier della Lombardia. Una storia di studio, dedizione e amore per le 5 DOCG e oltre 20 DOC della regione.

    Alice Pedrinelli è la Miglior Sommelier della Lombardia.

    Il risultato è arrivato al termine di un concorso che ha messo alla prova tecnica, memoria, capacità di comunicazione e sensibilità. E Alice lo ha conquistato con la stessa energia che mette ogni giorno nel suo lavoro: preparazione, ascolto e una grande passione per il territorio.

    Nata a Varese, con una formazione internazionale in Hospitality Management e un percorso già solido nel mondo del vino, Alice rappresenta quella nuova generazione di professionisti che sta cambiando il modo di raccontare la Lombardia nel bicchiere. Non solo etichette e punteggi. Storie, persone, territori.

    Un titolo che vale più di un trofeo

    Diventare la Miglior Sommelier della Lombardia significa molto. Significa essere riconosciuti dai colleghi, dai maestri e dal pubblico come un punto di riferimento.

    Il concorso ha testato ogni aspetto della professione: il servizio in sala, il riconoscimento alla cieca, l’abbinamento cibo-vino, la capacità di parlare davanti a una platea e di tradurre concetti tecnici in parole semplici. Alice ha risposto presente su tutto.

    Quello che ha fatto la differenza però non è stata solo la tecnica. È stata la sua capacità di unire competenza e comunicazione. Oggi un sommelier non è più solo colui che serve il vino. È un ambasciatore. Deve saper spiegare perché un Franciacorta nasce in un certo modo, perché il Valtellina Superiore ha quell’eleganza, perché una Lugana riesce a raccontare il Garda meglio di mille parole.

    Alice lo fa con naturalezza. E questo il concorso l’ha premiato.

    Le radici: Varese e una formazione internazionale

    La storia di Alice inizia a Varese. Una città che guarda al nord Europa ma ha le radici ben piantate nella cultura lombarda del buon bere e del buon mangiare.

    Dopo il percorso scolastico ha scelto di studiare Hospitality Management con uno sguardo internazionale. Viaggi, stage, esperienze in contesti diversi. Questo le ha dato due cose fondamentali: la disciplina del servizio e l’apertura mentale.

    Tornata in Italia ha deciso di specializzarsi come sommelier. Studio, degustazioni, esami, concorsi. Un percorso lungo fatto di notti a studiare vitigni e mattine in cantina a sporcarsi le mani. Perché per raccontare bene il vino bisogna prima capirlo da vicino.

    Oggi Alice porta con sé quell’impostazione internazionale, ma la applica a un territorio che conosce a fondo. E il risultato si vede: sa parlare a un cliente straniero con lo stesso entusiasmo con cui parla a un produttore locale.

    Perché oggi servono nuovi ambasciatori del vino lombardo

    Parliamo chiaro: il vino lombardo non ha bisogno di presentazioni. Ha bisogno di voce.

    La Lombardia è una delle regioni più ricche d’Italia in termini di denominazioni. Possiamo contare su 5 DOCG: Franciacorta, Valtellina Superiore, Oltrepò Pavese Metodo Classico, Moscato di Scanzo e Capriano del Colle. E su oltre 20 DOC: dalla Lugana alla San Colombano, dalla Botticino alla Riviera del Garda Bresciano, passando per i rossi dell’Oltrepò e i bianchi del Garda.

    Sono numeri importanti. Sono eccellenze che competono ai massimi livelli mondiali.

    Ma per farle conoscere davvero servono tre cose: preparazione, sensibilità e conoscenza profonda del territorio.

    Preparazione perché il mercato è competente. Il cliente oggi arriva in sala e fa domande precise. Vuole sapere il clone, l’altitudine, il tipo di affinamento.

    Sensibilità perché il vino è emozione. Non puoi vendere una bottiglia se prima non hai capito chi hai davanti.

    Conoscenza del territorio perché ogni calice racconta un pezzo di Lombardia. Racconta la brezza del Lago d’Iseo, la forza della Valtellina, la tradizione dell’Oltrepò.

    È qui che entrano in gioco i giovani come Alice. Hanno studiato sui libri, ma sono andati anche in vigna. Sanno usare i social, ma sanno anche stare in silenzio ad ascoltare un vignaiolo. Sanno parlare di innovazione senza dimenticare la tradizione.

    La Lombardia nel bicchiere: 5 DOCG e oltre 20 DOC da raccontare

    Per capire perché il titolo di Miglior Sommelier della Lombardia ha un peso così grande, basta fare un giro veloce tra le denominazioni.

    Franciacorta DOCG è la bollicina italiana più amata nel mondo. Metodo classico, lunghi affinamenti, territorio unico tra Brescia e il Lago d’Iseo. È eleganza e precisione.

    Valtellina Superiore DOCG è Nebbiolo di montagna. Vigneti eroici, terrazzamenti a picco sull’Adda. Vini tesi, sapidi, con una mineralità che non trovi da nessun’altra parte.

    Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG sta vivendo un momento straordinario. Pinot Nero e Chardonnay che danno spumanti di grande finezza, a volte a prezzi ancora accessibili.

    Moscato di Scanzo DOCG è una rarità. Poche bottiglie, un territorio minuscolo a Bergamo. Dolce, aromatico, da meditazione.

    Capriano del Colle DOCG è la sorpresa bresciana. Rossi e bianchi di grande personalità, ancora poco conosciuti fuori regione.

    E poi tutte le altre: Lugana, Garda Classico, Cellatica, Terre di Franciacorta, San Colombano, Colli Mantovani. Ognuna con un’identità diversa. Ognuna con produttori che ci mettono la faccia.

    Il lavoro di un sommelier come Alice è proprio questo: prendere questa ricchezza e tradurla. Farla diventare una scelta consapevole per chi è seduto al tavolo.

    Comunicazione e tecnica: il nuovo volto del sommelier

    Fino a qualche anno fa il sommelier era visto come una figura quasi inaccessibile. Giacca, assaggio solenne, linguaggio tecnico.

    Oggi è diverso. Il pubblico è cambiato e il sommelier è cambiato con lui.

    Alice fa parte di questa evoluzione. Ha studiato tanto, ma non ha paura di semplificare. Sa spiegare la differenza tra fermentazione malolattica e rifermentazione in bottiglia senza perdere nessuno per strada.

    Sa usare Instagram per raccontare una vendemmia, ma sa anche stare tre ore a tavola con dei clienti per guidarli in un percorso di degustazione.

    Sa che il vino è cultura, ma è anche convivialità. E forse è proprio questo equilibrio a renderla credibile agli occhi della giuria e del pubblico.

    La comunicazione oggi è una competenza tecnica a tutti gli effetti. Se non sai raccontare, anche il vino migliore rischia di rimanere in cantina.

    Giovani e futuro: perché investire sui talenti

    Premiare Alice significa premiare un’idea di futuro.

    Il settore ha bisogno di giovani che scelgano questa professione con consapevolezza. Non è un lavoro facile. Sono orari lunghi, studio continuo, viaggi, responsabilità.

    Ma è anche uno dei lavori più belli che ci siano. Perché ti permette di incontrare persone, di viaggiare, di imparare ogni giorno. E perché ti dà la possibilità di fare qualcosa di concreto per il tuo territorio.

    I giovani sommelier lombardi stanno portando una ventata nuova. Aprono wine bar con liste solo lombarde. Organizzano degustazioni in cui si parla di sostenibilità. Collaborano con gli chef per creare abbinamenti che non avevi mai immaginato. Raccontano i produttori piccoli come se fossero star.

    Sono loro i migliori ambasciatori della Lombardia nel mondo. Perché quando un sommelier lombardo va a lavorare a Milano, a Londra o a New York, porta con sé una cassa di Franciacorta, una bottiglia di Valtellina e la storia di chi le ha fatte.

    Cosa cambia dopo il titolo

    Vincere il concorso di Miglior Sommelier della Lombardia apre porte.

    Ci saranno masterclass, eventi, collaborazioni con consorzi e aziende. Ci sarà più responsabilità, ma anche più opportunità di fare rete.

    Per Alice sarà l’occasione di portare avanti il suo progetto: raccontare la Lombardia con competenza e passione. Senza snobismi, senza filtri inutili. Con la voglia di far innamorare le persone del territorio da cui viene.

    E questo è un bene per tutti. Per i produttori che avranno una voce in più. Per i ristoratori che avranno un professionista di riferimento. Per i consumatori che avranno qualcuno in grado di guidarli tra 5 DOCG e oltre 20 DOC senza farli sentire persi.

    Tre lezioni che possiamo imparare da Alice

    1. Studia, ma scendi in campo
    I libri servono. Le certificazioni servono. Ma il vino lo capisci in cantina, in vigna, in sala. Alice ha unito formazione internazionale ed esperienza pratica. È la ricetta che funziona.

    2. Parla di territorio, non solo di tecnica
    Dire note di frutti rossi e tannini setosi non basta più. La gente vuole sapere chi ha fatto quel vino, che terra c’è sotto, che fatica c’è dietro. La Lombardia ha storie da vendere. Bisogna solo saperle raccontare.

    3. Sii ambasciatore, non giudice
    Un bravo sommelier non dice questo vino è giusto e questo è sbagliato. Aiuta a trovare il vino giusto per quella persona, in quel momento. È un lavoro di ascolto prima ancora che di assaggio.

    La Lombardia ha bisogno di storie

    Abbiamo i numeri, abbiamo la qualità, abbiamo i paesaggi. Quello che ci manca a volte è la capacità di raccontarci.

    Il vino lombardo è stato per troppo tempo sottovalutato rispetto ad altre regioni. Oggi la situazione sta cambiando, e sta cambiando grazie a professionisti come Alice Pedrinelli.

    Persone che non si vergognano di dire sono lombarda e faccio questo lavoro con orgoglio. Persone che studiano il Riesling renano della Valtellina con la stessa attenzione con cui studiano il Pinot Nero della Borgogna. Persone che credono che la nostra regione possa essere protagonista a livello mondiale.

    E ci stanno riuscendo.

    Conclusione: un titolo, un inizio

    Complimenti ad Alice Pedrinelli per il titolo di Miglior Sommelier della Lombardia.

    È un riconoscimento meritato. È il premio a talento, studio e dedizione.

    Ma è anche un punto di partenza. Perché ora inizia la parte più difficile: trasformare quel titolo in azioni concrete. In più persone che scoprono la Lugana. In più ristoranti che mettono in carta un Oltrepò. In più giovani che decidono di fare questo mestiere.

    La Lombardia ha 5 DOCG e oltre 20 DOC da far conoscere. Ha una storia di qualità, tradizione e innovazione da raccontare.

    E ha giovani come Alice pronti a portarla sempre più in alto nel mondo.

    Se ti è piaciuto questo articolo, seguici per altre storie di vino lombardo e di chi lo rende grande ogni giorno.

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