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Moschea Varese, Tovaglieri Lega no alla regolarizzazione mascherata

Giuseppe Criseo 1 Settembre 2026 10 minuti letti
moschea a Varese

moschea a Varese

Moschea a Varese, Tovaglieri, la  Lega non è d’accordo.

Il caso della moschea Varese, Tovaglieri,  Lega,  no alla regolarizzazione mascherata riapre lo scontro politico sul nuovo Pgt di Varese. A intervenire è l’europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri, che boccia senza mezzi termini l’inserimento della moschea di via Giusti tra gli edifici oggetto di ricognizione dell’esistente nel piano di governo del territorio. Per Tovaglieri si tratta di un tentativo di regolarizzare una situazione che, secondo la Lega, non ha i requisiti urbanistici e di compatibilità per essere sanata.

La dichiarazione arriva in una fase decisiva per il Pgt di Varese, lo strumento urbanistico che ridisegna le destinazioni e le regole della città per i prossimi anni. La Lega di Busto e di Varese ha presentato emendamenti specifici per stralciare la moschea di via Giusti dalla ricognizione, sostenendo che le regole devono valere per tutti e non possono essere applicate a corrente alternata.

Al centro del dibattito c’è una frase che ha fatto discutere. L’amministrazione, secondo Tovaglieri, starebbe mascherando quella che è una vera e propria regolarizzazione come una semplice ricognizione dell’esistente. Una formula tecnica che, nella lettura della Lega, servirebbe a far passare come atto dovuto quello che invece è una scelta politica.

La posizione di Isabella Tovaglieri è netta e chiama in causa direttamente il Partito democratico. La sinistra a Varese strizza l’occhio alla comunità islamica e per accontentarla si fa beffe della legalità e delle regole che valgono per tutti, dichiara l’europarlamentare. Un affondo che sposta il confronto dal piano tecnico a quello politico, con un richiamo esplicito alla legalità e al rispetto dell’ordinamento.

Cosa succede in via Giusti a Varese

La moschea di via Giusti è da anni al centro di discussioni, esposti e verifiche. Si tratta di un luogo di culto islamico ricavato all’interno di un immobile che, secondo le contestazioni sollevate nel tempo, non avrebbe una destinazione urbanistica compatibile con l’attività di luogo di culto aperto al pubblico con afflusso consistente di persone. Le criticità segnalate in passato riguardano aspetti urbanistici, di sicurezza e di impatto sulla viabilità e sulla sosta in un quartiere residenziale.

L’inserimento nel Pgt come esistente oggetto di ricognizione viene letto dall’amministrazione come un atto fotografico della realtà attuale. Per la Lega, invece, fotografare non significa sanare. La ricognizione, sostiene il gruppo consiliare, non può diventare lo strumento per aggirare le verifiche su standard, parcheggi, norme igienico sanitarie e di sicurezza che qualsiasi altra attività commerciale o associativa dovrebbe rispettare.

Su questo punto la Lega di Varese ha già messo nero su bianco la propria posizione con emendamenti al Pgt. L’obiettivo è escludere la struttura di via Giusti dall’elenco degli edifici che vengono riconosciuti come legittimi solo perché presenti sul territorio, chiedendo che si proceda con una istruttoria ordinaria, trasparente e uguale per tutti.

Le parole di Isabella Tovaglieri

Nel suo intervento, Isabella Tovaglieri invita il Partito democratico a dire la verità. Invece di nascondersi dietro frasi di circostanza, il Pd ammetta la verità, afferma. Quella che mascherano in modo ipocrita come una mera ricognizione dell’esistente non è altro che il primo passo per regolarizzare la moschea di via Giusti.

Tovaglieri rivendica una linea di coerenza. Noi non ci stiamo. Non ci sono le condizioni e i requisiti per farlo e il nostro gruppo consiliare lo ha già chiarito e messo nero su bianco negli emendamenti al Pgt. Le regole sono uguali per tutti, non a corrente alternata come piace alla sinistra. La Lega si batterà per riaffermare questo semplice principio.

Il passaggio più politico riguarda il tema del consenso. Secondo l’europarlamentare, l’amministrazione chiuderebbe un occhio solo per ragioni di consenso elettorale, cercando un rapporto privilegiato con la comunità islamica. Una accusa che il Partito democratico di Varese ha sempre respinto, rivendicando invece una gestione improntata all’inclusione e al rispetto della libertà di culto.

Libertà di culto e rispetto delle regole

Un punto che Tovaglieri tiene a precisare riguarda la libertà di culto. La libertà di culto non è in discussione, dice, ma non può essere una scappatoia per autorizzare una moschea dove non può stare e dove crea disagi ai cittadini. Un distinguo che sposta il tema dal piano religioso a quello urbanistico e amministrativo.

Il richiamo è alla Costituzione italiana. La stessa Costituzione, che per loro è la più bella del mondo, stabilisce esplicitamente che le confessioni religiose devono muoversi nel rispetto dell’ordinamento italiano, afferma Tovaglieri. Vale anche per le comunità islamiche, e chi governa non può chiudere un occhio solo per ragioni di consenso elettorale.

Il riferimento è all’articolo 8 della Costituzione, che riconosce a tutte le confessioni religiose la libertà di organizzarsi secondo i propri statuti, purché non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. Nella lettura della Lega, questo significa che anche un luogo di culto deve rispettare le norme edilizie, urbanistiche, di sicurezza e di convivenza che valgono per qualsiasi altro cittadino e per qualsiasi altra confessione.

Perché il Pgt diventa decisivo

Il piano di governo del territorio è lo strumento che decide cosa può stare dove. Inserire un edificio nella ricognizione dell’esistente ha un peso. Significa, di fatto, riconoscere che quell’edificio esiste e che ha una funzione sul territorio. Per la maggioranza che sostiene il Pgt, si tratta di un atto dovuto per trasparenza. Per l’opposizione leghista, è un atto politico che apre la strada a una successiva sanatoria.

La posta in gioco non è solo via Giusti. Il Pgt di Varese contiene scelte su residenza, commercio, aree verdi, servizi e luoghi di culto. La questione delle moschee e dei centri culturali islamici tocca molte città lombarde, dove spesso i luoghi di preghiera sono nati in capannoni, negozi o appartamenti per rispondere a una domanda crescente, ma senza una pianificazione specifica per luoghi di culto.

In questo quadro, il caso di Varese diventa un precedente. Se passa la linea della ricognizione, altre situazioni simili potrebbero chiedere lo stesso trattamento. Se passa la linea della Lega, l’amministrazione dovrà indicare aree idonee, con standard adeguati, dove realizzare luoghi di culto che rispettino tutte le norme.

Il nodo dei quartieri e la convivenza

Oltre al tema legale, c’è il tema della convivenza nei quartieri. Via Giusti è una zona residenziale dove i residenti, in passato, hanno segnalato problemi di traffico, parcheggi occupati durante la preghiera del venerdì e rumori. Segnalazioni che l’amministrazione ha sempre detto di voler gestire con dialogo e mediazione, ma che per una parte dei cittadini restano irrisolte.

La Lega raccoglie queste istanze e le porta in consiglio comunale. La tesi è che un luogo che richiama centinaia di persone non possa stare in un contesto non attrezzato, senza parcheggi sufficienti, senza uscite di sicurezza adeguate e senza una valutazione di impatto sul quartiere. Non è una questione di religione, ma di buon governo del territorio.

Dall’altra parte, chi difende la presenza della moschea in via Giusti sottolinea che la comunità islamica di Varese è composta da famiglie residenti da anni, che lavorano e mandano i figli a scuola in città, e che hanno diritto a un luogo dignitoso dove pregare. La mancanza di una moschea riconosciuta spingerebbe verso soluzioni informali e meno controllabili.

Cosa chiede la Lega nel Pgt

Con gli emendamenti presentati, la Lega chiede tre cose chiare. La prima è lo stralcio della moschea di via Giusti dalla ricognizione dell’esistente. La seconda è che qualsiasi luogo di culto, di qualsiasi confessione, sia sottoposto alla stessa procedura di verifica e di autorizzazione prevista per le altre attività con afflusso di pubblico. La terza è che il Comune individui, se necessario, aree idonee e conformi alle norme per ospitare luoghi di culto, senza forzature urbanistiche.

La linea politica è sintetizzata nello slogan che accompagna la nota, no alla regolarizzazione mascherata. Un messaggio rivolto all’elettorato leghista e a quella parte di città che chiede regole certe e uguali per tutti. La battaglia, annuncia Tovaglieri, continuerà in consiglio comunale e, se necessario, nelle sedi opportune.

Il confronto sul Pgt di Varese è quindi destinato a restare acceso. Da un lato la maggioranza che rivendica una ricognizione tecnica e inclusiva. Dall’altro la Lega che vede in quella stessa ricognizione un primo passo verso una sanatoria politica. In mezzo, il tema più ampio di come le città lombarde possano coniugare libertà di culto, rispetto delle regole e serenità dei quartieri, senza strumentalizzazioni ma con atti amministrativi chiari e verificabili da tutti.

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