Visa ha scelto un evento a Parigi per fare una dichiarazione che suona una scommessa piuttosto audace su quello che, secondo lei, è il futuro dei pagamenti digitali.
Entro il 2026 per l’azienda ci sarà un aumento vertiginoso degli acquisti effettuati dagli agenti di intelligenza artificiale; questi inoltre gestiranno in maniera autonoma anche i pagamenti, dalle autorizzazioni fino al completamento della transazione. La compagnia avrebbe già presentato strumenti concreti a supporto di questa visione: per supportare queste tipologie di interazioni l’azienda sta mettendo a punto un cosiddetto “registro degli agenti” per verificare la legittimità dei software coinvolti, un sistema di valutazione dell’affidabilità degli operatori in gioco e un modello di intelligenza artificiale addestrato su miliardi di transazioni per individuare le frodi in tempo reale.
Questi cambiamenti ricordano, in un certo senso, le rivoluzioni che sono avvenute nel contesto dei casino online italia, dove la personalizzazione dell’esperienza di gioco in base al singolo comportamento ha messo sul campo sistemi in grado di analizzare i comportamenti degli utenti per rendere le partite quanto più coinvolgenti possibili.
Bando alle ciance: vediamo che intenzioni ha Visa questa volta.
Quali sono gli strumenti che Visa ha messo in campo?
Il primo tassello del futuro che Visa ha previsto prevede la realizzazione e integrazione del registro degli agenti, una sorta di anagrafe digitale pensato per distinguere gli agenti di intelligenza artificiale legittimi da quelli realizzati attraverso software potenzialmente fraudolenti o non autorizzati; questo requisito minimo sarà fondamentale per poter operare correttamente all’interno dell’infrastruttura di Visa.
A questo si affianca un sistema di valutazione dell’affidabilità, che assegna una sorta di punteggio di fiducia a ogni agente in base al comportamento storico e alla trasparenza delle operazioni effettuate per conto dell’utente, aggiornato costantemente man mano che l’agente accumula transazioni verificate. Tutti questi strumenti, però, per complessità impallidiscono di fronte al terzo: il nuovo modello di intelligenza artificiale che, alimentato da miliardi di transazioni reali, sarà in grado di individuare le frodi anche quando a operare non è più una persona fisica ma un software autonomo capace di agire con grande rapidità.
In Europa, per una volta, siamo sul pezzo: secondo le dichiarazioni di Nexi, infatti, nel continente sono già avvenute alcune transazioni effettuate interamente da agenti AI legati a Visa per testare l’infrastruttura.
Tanto entusiasmo per nulla? Parliamone
C’è un oggettivo e anche giustificato entusiasmo dietro queste frontiere che però, come tali, nascondono al loro interno molte domande tutto fuorché banali. Ad esempio è ancora tutta da definire la responsabilità legale degli agenti in caso di acquisti errati, eccessivi o semplicemente non voluti; al momento tutto questo è parte di una grande zona grigia che i regolatori dovranno affrontare prima che il fenomeno raggiunga la scala desiderata.
Non è un caso che alcuni analisti si stiano già chiedendo se circuiti come Visa e Mastercard siano realmente pronti, dal punto di vista della sicurezza, a un volume crescente di transazioni avviate da software piuttosto che da persone in carne e ossa. Le tecnologie sottostanti, probabilmente, saranno delle versioni molto più avanzate di quelle che hanno animato giochi celebri come Starburst slot o altre slot simili, ma parliamo di strumenti di frontiera.
Visa stessa sembra consapevole di questa fase di transizione: il report trimestrale atteso per fine luglio 2026 sarà probabilmente il primo momento in cui il management dovrà quantificare concretamente i volumi reali di transazioni avviate da agenti, trasformando una scommessa concettuale in numeri verificabili.



