Carne coltivata: da Gerusalemme arrivano le cellule immortalila carne coltivata

I ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno fatto una scoperta rivoluzionaria per la carne coltivata:  le cellule dei bovini  possono dividersi indefinitamente senza ricorrere all’ingegneria genetica

Il futuro della Carne coltivata

La carne coltivata trova una scorciatoia: le «cellule immortali» bovine senza editing genetico. La notizia potrebbe davvero cambiare il modo in cui produciamo carne. I ricercatori dell’Università di Gerusalemme (Hebrew University of Jerusalem), in collaborazione con startup del settore, hanno dimostrato che i fibroblasti bovini possono diventare spontaneamente “immortali”. 

Possono mantenere la capacità di dividersi indefinitamente senza ricorrere all’ingegneria genetica né a trasformazioni maligne evidenti. È una svolta tecnica e regolatoria che, se confermata e applicata su scala, rimuove uno degli ostacoli più rilevanti alla produzione commerciale di carne coltivata.

Carne coltivata: da Gerusalemme arrivano le cellule immortali
la vendita della carne coltivata

La biologia cellulare

Per capire la portata del risultato bisogna tornare ai fondamentali della biologia cellulare. La maggior parte delle cellule somatiche di mammifero in coltura attraversa un numero limitato di divisioni e poi entra in senescenza. 

I telomeri si accorciano, la cellula accumula danni e smette di proliferare. Nei laboratori, la soluzione più comune per ottenere linee cellulari stabili è modificare geni chiave (come TERT o p53) o introdurre fattori virali che bypassano i checkpoint del ciclo cellulare. Questi metodi sollevano interrogativi normativi e di accettabilità quando l’uso finale è il cibo. 

Il lavoro condotto a Gerusalemme racconta invece una storia diversa. Dopo un lunghissimo periodo di coltura (circa 500 giorni e 240 doppiamenti cellulari), alcune popolazioni di fibroblasti bovini hanno superato la crisi della senescenza e hanno ripreso a proliferare mantenendo un profilo non trasformato. Questo è stato accompagnato da attivazione di meccanismi intrinseci che hanno risolto problemi di accorciamento dei telomeri e disfunzione mitocondriale senza attivare una trasformazione tumorale. 

Ottimismo pragmatico

La scoperta degli studiosi della Università di Gerusalemme potrebbe indurre ad un ottimismo pragmatico in tema di produzione continua e costi, regolamentazione e accettabilità e sicurezza biologica.

Produzione continua e costi: Le linee cellulari stabili, non geneticamente modificate, sono un asset cruciale per la scalabilità. Permettono di avviare processi di produzione “continua” molto simili a quelli dell’industria microbica, meno variabilità, unità di seed più piccole, e quindi costi potenzialmente molto più bassi. Gli autori dello studio hanno esplorato scenari economici e suggerito che, con un processo continuo, la carne coltivata potrebbe avvicinarsi alla parità di costo rispetto alla carne convenzionale. 

Regolamentazione e accettabilità: la differenza tra «non-GM» e «GM» non è solo terminologica. Per i consumatori diffidenti e per molte giurisdizioni regolatorie, l’assenza di modifiche genetiche rende il prodotto più facile da valutare e forse più rapido da approvare. A livello comunicativo, poter dire “nessun editing genetico” è un vantaggio strategico che apre canali di mercato che altrimenti sarebbero chiusi. 

Sicurezza biologica: i ricercatori insistono che le cellule immortalizzate qui non mostrano segni di trasformazione tumorale. Questo punto è cruciale: essere “immortali” non significa automaticamente essere cancerogene o pericolose se le caratteristiche molecolari e funzionali vengono controllate e certificate. Naturalmente, ogni passaggio verso la commercializzazione richiede test approfonditi e trasparenza totale. 

Limiti e punti critici

Primo: la riproducibilità e la frequenza dell’evento. La trasformazione spontanea è, per definizione, un evento raro e statisticamente variabile: richiede pazienza sperimentale e costi di coltura prolungati. Non è detto che ogni linea o razza reagisca allo stesso modo. 

Secondo: la caratterizzazione funzionale delle cellule immortalizzate non è banale. Devono essere in grado di differenziarsi in tessuto muscolare o supportare processi di fibrillazione e impasto che diano la texture e il sapore della carne. 

Terzo: la percezione pubblica perché “immortal” suona inquietante, quindi la narrativa dovrà essere gestita con cura e con dati alla mano. Le prime comunicazioni scientifiche e i resoconti stampa sono già partiti, ma il lavoro di comunicazione scientifica dovrà essere rigoroso. 

Impatto ambientale e industriale

In uno scenario realistico, se le linee immortalizzate possono essere usate come seed cell per bioreattori su larga scala, il potenziale di riduzione di emissioni di gas serra, impronta idrica e uso del suolo è enorme. Non una promessa vaga, ma un punto pratico: le economie di scala e la natura continua del processo abbassano i costi energetici per kg di prodotto. È ragionevole pensare che le prime applicazioni commerciali siano per prodotti processati (hamburger, polpette, inizialmente non bistecche intrecciate) dove il mercato è più permissivo e le esigenze strutturali di tessuto sono meno stringenti. 

Le prospettive future

Sono molteplici gli scenari che potrebbero svilupparsi nei prossimi anni:

  1. Repliche e validazioni indipendenti. Gruppi in Europa, Nord America e Asia proveranno a riprodurre il fenomeno su diverse linee e razze.
  2. Ottimizzazione dello “seed bank” e scale-up. Se il fenomeno diventerà affidabile, vedremo nascere linee proprietarie e, contestualmente, protocolli industriali per mantenere la stabilità genetica e funzionale.
  3. Dibattito regolatorio: agenzie europee e statunitensi dovranno aggiornare linee guida su cosa è “non-GM” e quali test di sicurezza sono obbligatori per cellule immortalizzate. Qui si decidono tempi e mercati.
  4. Prime applicazioni commerciali in prodotti processati e, pian piano, estensione a prodotti con strutture più complesse.

Conclusioni 

Sicuramente non una panacea, ma una leva potente. Non si tratta della “soluzione finale” per il sistema alimentare globale, ma è un passaggio tecnico che converte un’ipotesi scettica (i bovini non possono immortalizzarsi senza GM) in una strada percorribile. È la differenza tra scrivere un progetto su carta e avere un protocollo replicabile che può essere ottimizzato industrialmente. Chi lavora nell’industria dovrebbe sedersi subito al tavolo con i laboratori: questo tipo di scoperta richiede investimenti in process engineering, normative chiare e, soprattutto, trasparenza verso i cittadini. 

La scoperta dell’immortalità cellulare bovina spontanea non è un colpo di fulmine: è il risultato di perseveranza, pazienza e metodo. Chi lavora nell’innovazione alimentare deve ora fare tre cose con urgenza: validare, standardizzare e comunicare con chiarezza. Stiamo vedendo il tipo di progresso che può (e deve) essere guidato da una visione strategica: sostenibile, etica e orientata al consumatore. La scienza ha appena spalancato una porta; sta all’industria, alle istituzioni e all’informazione decidere come attraversarla responsabilmente. 

Somma Lombardo 17 dicembre 2025

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Di Sbardella

contadino di montagna, antico e nostalgico, ma curioso