E’ cambiato il palcoscenico, non la sostanza, la finale di Coppa Italia ha riproposto Conegliano contro Scandicci, lo stesso duello visto al Mondiale per club.
Conegliano contro Scandicci
È molto più di una semplice coincidenza: è la fotografia nitida della supremazia mondiale della pallavolo femminile italiana.
Quando due squadre dello stesso campionato si giocano un trofeo internazionale e, qualche mese dopo, si ritrovano a contendersi anche quello nazionale, il messaggio è chiarissimo. L’Italia non è solo il centro di gravità del volley europeo: è il punto di riferimento globale. Conegliano e Scandicci rappresentano due modelli diversi ma complementari di eccellenza: profondità delle rose, qualità tecnica diffusa, organizzazione societaria, capacità di attrarre e valorizzare le migliori giocatrici del pianeta.
Non è un dominio casuale né episodico. È strutturale. Dietro ci sono investimenti, cultura sportiva, allenatori di altissimo profilo e un campionato che, settimana dopo settimana, alza l’asticella della competitività. La Serie A1 è diventata una sorta di Champions League permanente, e il fatto che le sue finaliste si spartiscono anche le finali mondiali ne è la prova più evidente.
La Coppa Italia, allora, diventa quasi un lusso interno: una battaglia stellare tutta tricolore che il resto del mondo guarda con rispetto, se non con un filo di invidia. Qualunque sia il risultato, il verdetto più importante è già scritto: oggi, il vertice della pallavolo femminile parla italiano. E lo fa con un accento fortissimo.
Le differenze tra Italia e Turchia
È vero: la federazione dove oggi circolano i compensi più alti è la Turchia. I grandi club di Istanbul possono permettersi ingaggi fuori scala e contratti che, sul piano economico, l’Italia fatica a pareggiare. Ma il punto chiave è un altro, ed è qui che si misura la reale gerarchia mondiale: non sempre chi spende di più vince di più.
La finale di Coppa Italia tra Conegliano e Scandicci, gemella della finale mondiale per club, lo dimostra senza bisogno di ulteriori prove. L’Italia mantiene la supremazia perché offre qualcosa che va oltre l’ingaggio: qualità del campionato, continuità tecnica, pressione competitiva settimanale, organizzazione e cultura del lavoro. In Serie A1 non esistono scorciatoie: ogni partita è un esame, ogni turno una sfida ad altissimo coefficiente di difficoltà.
La Turchia attrae stelle, l’Italia le fa rendere al massimo. Qui le grandi giocatrici diventano ancora più complete, perché immerse in un sistema che le costringe a crescere. Non è un caso se le finali che contano, nazionali e internazionali, finiscono sempre più spesso per essere affari interni al volley italiano.
Il denaro può spostare gli equilibri nel breve periodo. La supremazia, quella vera, nasce da un ecosistema. E oggi l’ecosistema è italiano. Conegliano e Scandicci non sono un’eccezione: sono la regola.
Gli allenatori italiani nel mondo
C’è poi un altro indicatore, meno appariscente dei budget ma ancora più rivelatore: gli allenatori italiani sono ovunque. Sulle panchine dei grandi club, nelle nazionali, nei progetti di sviluppo. Dall’Europa all’Asia, passando per il Sud America, quando c’è da costruire una squadra vincente o far crescere un movimento, la prima chiamata spesso parla italiano.
Non è un caso. La scuola allenatori italiana è diventata un marchio globale: metodo, lettura del gioco, gestione del gruppo, capacità di lavorare sul medio-lungo periodo. Le giocatrici possono cambiare campionato, i soldi possono spostarsi, ma il “saper fare” resta. Ed è quello che fa davvero la differenza.
Il paradosso è solo apparente: la Turchia paga di più le atlete, l’Italia esporta competenza. E chi esporta competenza detta le regole. Gli allenatori italiani non si limitano a vincere: influenzano stili, sistemi di gioco, culture pallavolistiche intere. È un dominio silenzioso ma profondissimo, che rafforza quello visto in campo.
Per questo la supremazia italiana regge, anno dopo anno, anche quando il mercato prova a spostare l’asse. Finché l’Italia continuerà a produrre squadre come Conegliano e Scandicci e allenatori capaci di guidare il mondo, il vertice della pallavolo femminile resterà saldamente tricolore.
Il sistema Italia
La Finale mondiale di pallavolo femminile per squadre Conegliano contro Scandicci non è stata solo una finale: è stata una dichiarazione di potere. Quando l’atto conclusivo del Mondiale per club mette di fronte due squadre italiane, il verdetto va oltre il trofeo. Dice che il centro del mondo del volley femminile oggi è l’Italia.
Mentre altrove – Turchia in testa – circolano i compensi più alti, la supremazia sportiva resta tricolore. Perché qui il sistema funziona: campionato durissimo, organizzazione societaria, continuità tecnica, pressione competitiva settimanale. La Serie A1 è un laboratorio permanente di eccellenza.
C’è poi un segnale ancora più profondo: gli allenatori italiani guidano club e nazionali in ogni continente. È l’export del know-how a consolidare il dominio. I soldi possono spostare stelle, la competenza costruisce dinastie.
La saga del prosecco
Non è un’esagerazione dirlo: la lunga supremazia di Conegliano è uno dei pilastri dell’attuale dominio mondiale della pallavolo femminile italiana.
Conegliano ha fatto da apripista e da acceleratore. Vincendo in modo continuo, in Italia e in Europa, ha alzato l’asticella per tutto il sistema. Non solo trofei, ma standard: intensità di gioco, profondità del roster, cura maniacale dei dettagli, mentalità internazionale. Chiunque abbia voluto competere – Scandicci, Milano, Novara – è stato costretto a evolversi. Ed è così che un campionato cresce: per emulazione e per reazione.
Il secondo effetto è stato culturale. Conegliano ha dimostrato che si può costruire un progetto vincente e stabile senza dipendere da cicli brevi o stagioni miracolose. Continuità tecnica, scelte coerenti, gestione moderna del gruppo: un modello esportabile. Non a caso molte idee nate lì sono diventate patrimonio comune della Serie A1 e, per riflesso, del volley internazionale.
C’è poi l’impatto sulla percezione globale. Conegliano ha reso “normale” per una squadra italiana presentarsi ai Mondiali per club come favorita. Questo ha rafforzato il prestigio del campionato italiano, attirato top player, valorizzato allenatori e consolidato l’Italia come luogo dove si vince davvero, non solo dove si gioca bene.
Infine, l’effetto domino sulla Nazionale e sulle rivali estere: affrontare ogni settimana un livello così alto crea giocatrici più pronte, allenatori più completi, squadre più resilienti. La supremazia mondiale italiana non nasce in un torneo secco: nasce negli anni. E in quegli anni, Conegliano è stata il motore principale.
Oggi il dominio è condiviso e diffuso. Ma l’onda lunga parte da lì. E continua a spingere tutto il movimento in avanti.
Somma Lombardo 26 gennaio 2026



