Comabbio coltivazione marijuana: scoperta piantagione casalinga e arrestato 41enne dai Carabinieri di Ternate La Comabbio coltivazione marijuana scoperta nella mattinata dell’8 ottobre dai Carabinieri della Stazione di Ternate ha portato all’arresto in flagranza di un 41enne italiano e al sequestro di 37 piante di canapa indiana. Un’operazione che i militari hanno portato a termine al termine di una perquisizione domiciliare nell’abitazione dell’uomo, già noto alle Forze dell’Ordine e sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale di Pubblica Sicurezza, trovandosi di fronte a una vera e propria attività strutturata di coltivazione e lavorazione. Secondo quanto reso noto dal Comando Provinciale Carabinieri di Varese, con nota a firma del Magg. Pierpaolo Convertino e diramata da Gallarate con divulgazione immediata, l’intervento è scattato nelle prime ore della mattinata di mercoledì 8 ottobre 2026 a Comabbio, piccolo comune di poco più di mille abitanti affacciato sul lago di Varese, in provincia di Varese. I Carabinieri di Ternate, che presidiano quell’area di cintura tra Travedona Monate, Comabbio e Varano Borghi, hanno bussato alla porta dell’uomo per una perquisizione domiciliare mirata, frutto di una precedente attività informativa e di osservazione. Quello che hanno trovato va ben oltre il possesso per uso personale. All’interno del compendio abitativo, i militari hanno rinvenuto e posto sotto sequestro 36 piante di marijuana di altezza variabile tra i 50 e i 200 centimetri, trovate appese in fase di essiccazione all’interno di un magazzino di pertinenza dell’abitazione; 1 pianta di marijuana alta circa due metri, piantumata e curata direttamente nel giardino del cortile; un bilancino di precisione perfettamente funzionante e un barattolo di vetro contenente alcuni grammi di sostanza già essiccata e triturata, rinvenuti all’interno della camera da letto, pronti verosimilmente per il confezionamento e il consumo. Tutto il materiale illecito è stato sequestrato in attesa delle analisi di laboratorio che serviranno ad accertare il principio attivo, il THC, e la qualità della droga. L’arrestato, che dovrà rispondere di detenzione e coltivazione di sostanze stupefacenti ai sensi del Dpr 309/90, è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria di Varese. Cosa è stato sequestrato a Comabbio nell’operazione dei Carabinieri di Ternate Il dato numerico da solo racconta la portata dell’attività illecita. Non si tratta di una o due piante sul balcone, come spesso accade di riscontrare nei controlli per detenzione domestica, ma di 37 piante complessive in diversi stadi di lavorazione. La tecnica riscontrata dai Carabinieri di Ternate è quella classica delle coltivazioni casalinghe evolute. Una pianta madre di circa due metri, curata nel giardino del cortile, esposta al sole e irrigata, utilizzata verosimilmente per ricavare talee e semi. E poi 36 piante già recise, appese a testa in giù all’interno di un magazzino di pertinenza, in fase di essiccazione. È la fase più delicata per chi coltiva canapa indiana. Le piante vengono lasciate appese in un locale buio, ventilato, a temperatura controllata per diversi giorni, per ridurre l’umidità e concentrare il principio attivo nelle infiorescenze. Nel magazzino i militari hanno trovato una vera e propria struttura artigianale. Fili tesi da parete a parete, ganci, piante legate con spago, foglie già parzialmente ripulite. Un lavoro che richiede tempo, costanza e una minima conoscenza agronomica. Non un’attività improvvisata. All’interno della camera da letto, poi, il secondo livello della filiera. Un bilancino di precisione perfettamente funzionante, di quelli utilizzati per pesare al grammo, e un barattolo di vetro contenente alcuni grammi di sostanza già essiccata e triturata. Elementi che, secondo la prassi investigativa, fanno ritenere agli inquirenti che il materiale fosse pronto per il confezionamento e per il consumo o per una successiva cessione. Il bilancino, in particolare, è considerato dalla giurisprudenza un indicatore importante quando si deve distinguere tra uso personale e detenzione ai fini di spaccio. Chi è l’arrestato e perché era già noto alle Forze dell’Ordine L’uomo arrestato a Comabbio è un 41enne italiano, residente in paese. Il Comando Provinciale non ne ha diffuso le generalità, come da prassi, ma ha precisato un dettaglio rilevante. Si tratta di un soggetto già noto alle Forze dell’Ordine e sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale di Pubblica Sicurezza. L’avviso orale è un provvedimento previsto dal Codice Antimafia, emesso dal Questore su proposta dei Carabinieri o della Polizia, che viene notificato a soggetti che, per la loro condotta e i loro precedenti, sono ritenuti abitualmente dediti a traffici delittuosi o che vivono con proventi di attività illecite. Non è una condanna, ma è un monito formale, un invito a cambiare condotta, che comporta una serie di obblighi e che viene tenuto in considerazione in caso di nuovi reati. Il fatto che il 41enne fosse già sottoposto a tale misura ha inevitabilmente orientato l’attività dei Carabinieri di Ternate. Le Stazioni, che conoscono capillarmente le persone e le dinamiche dei piccoli comuni come Comabbio, Mercallo, Osmate e Cadrezzate, lavorano proprio su queste posizioni attenzionate, incrociando segnalazioni, movimenti anomali, consumi elettrici, odori. L’arresto è avvenuto in flagranza di reato per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti. L’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa dell’udienza di convalida davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Varese. Sarà l’Autorità Giudiziaria a decidere se confermare la misura, se applicarne una diversa o se disporre la liberazione in attesa di giudizio. Dove è avvenuto l’intervento e il ruolo della Stazione Carabinieri di Ternate Comabbio è un borgo tranquillo, stretto tra il lago di Varese e il lago di Monate, noto più per il suo lago omonimo, riserva naturale, che per fatti di cronaca legati alla droga. Eppure, proprio la conformazione del territorio, con molte case indipendenti dotate di giardino, cortile, magazzini, piccoli annessi agricoli, si presta a coltivazioni domestiche difficili da individuare dall’esterno. La Stazione Carabinieri di Ternate è una delle articolazioni più attive della Compagnia di Gallarate. Copre una zona di laghi e di comuni di medie e piccole dimensioni dove il controllo del territorio si fa a piedi, conoscendo le famiglie, le abitudini, i passaggi. Operazioni come quella di Comabbio nascono spesso da un’attività di osservazione prolungata, da un controllo su strada, da una segnalazione di un vicino per l’odore acre e pungente che le piante di marijuana emanano, soprattutto in fioritura. L’operazione dell’8 ottobre conferma una linea d’azione che il Comando Provinciale di Varese sta portando avanti da mesi. Contrasto capillare alla produzione domestica di stupefacenti, non solo ai grandi traffici. Perché le coltivazioni casalinghe, seppur di dimensioni contenute rispetto alle piantagioni in Aspromonte o nella Locride, alimentano comunque un mercato locale, quello dello spaccio al dettaglio tra giovani, nei bar, nelle piazze, lungo l’asse Gallarate-Varese. La nota del Comando Provinciale, diramata da Gallarate con contatto il Magg. Pierpaolo Convertino, è stata diffusa con la formula della divulgazione immediata, segno di un’operazione considerata di interesse pubblico e di esempio per l’attività preventiva. Cosa rischia chi coltiva marijuana in casa: la legge in Italia Il reato contestato al 41enne di Comabbio è quello previsto dagli articoli 73 e 73 bis del Dpr 309 del 1990, Testo Unico sugli stupefacenti, che punisce la coltivazione e la detenzione di sostanze stupefacenti. In Italia la giurisprudenza ha chiarito da tempo che anche la coltivazione domestica di poche piante può integrare il reato, quando la pianta è idonea a produrre sostanza stupefacente con principio attivo rilevabile. La Corte di Cassazione ha fissato il principio che non esiste una soglia minima di non punibilità legata al numero di piante. Conta la potenzialità offensiva, ovvero la capacità della pianta di produrre effetto drogante. Nel caso di Comabbio, la presenza di 37 piante, di un bilancino e di sostanza già essiccata rende difficile sostenere la tesi dell’uso esclusivamente personale. La coltivazione, inoltre, quando è organizzata, con apprestamenti tecnici come essiccazione, irrigazione, illuminazione artificiale, viene punita più severamente. Le pene vanno da 2 a 6 anni per le droghe leggere come la marijuana, ma possono aumentare fino a 6-20 anni quando le dimensioni sono rilevanti o quando vi è finalità di spaccio. Le analisi di laboratorio disposte dalla Procura di Varese saranno decisive. Verrà misurato il quantitativo di THC presente nelle infiorescenze, verrà stimato il numero di dosi ricavabili e verrà accertato se la coltivazione era potenzialmente produttiva. Sono elementi che il Giudice valuterà per qualificare il fatto come lieve o grave. Coltivazioni domestiche in provincia di Varese: un fenomeno in crescita La scoperta di Comabbio non è un caso isolato. Negli ultimi dodici mesi in provincia di Varese si sono moltiplicati gli interventi simili. A Gallarate, a Somma Lombardo, a Saronno, a Tradate, i Carabinieri e la Polizia di Stato hanno sequestrato decine di piantagioni indoor, allestite in garage, cantine, soffitte, con lampade al sodio, estrattori d’aria, deumidificatori, fertilizzanti specifici acquistati online. La coltivazione indoor permette di ottenere più raccolti all’anno, al riparo da sguardi indiscreti, con una resa in THC molto più alta rispetto alle piante outdoor. I semi vengono acquistati legalmente su internet come semi da collezione, poi fatti germinare con tecniche ormai diffuse in tutorial e forum. Comabbio rappresenta invece il modello più tradizionale, quello outdoor e semi-outdoor. Una pianta in giardino, le altre in essiccazione in magazzino. Un modello che sfrutta la bella stagione, da aprile a ottobre, e che richiede meno investimenti tecnologici, ma che produce un odore molto forte, facilmente percepibile dai vicini. Per le Forze dell’Ordine il contrasto a queste coltivazioni è fondamentale non solo per ragioni di legalità, ma anche di sicurezza pubblica. Spesso dietro una coltivazione domestica si nasconde un piccolo circuito di spaccio locale, che coinvolge giovani del paese, che alimenta debiti, liti, episodi di violenza. Smantellare la fonte significa interrompere la filiera alla base. Cosa succede ora dopo il sequestro di Comabbio Dopo il sequestro, il materiale è stato posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Campioni delle 37 piante e della sostanza essiccata nel barattolo sono stati inviati al Ris di Parma o al laboratorio di analisi dell’Agenzia delle Dogane per la quantificazione del THC. Il resto verrà conservato in appositi locali sotto sequestro fino alla conclusione del procedimento e poi distrutto secondo le procedure previste. L’arrestato, agli arresti domiciliari, sarà interrogato dal Gip. Dovrà spiegare la provenienza dei semi, da quanto tempo coltivava, a quale uso destinava la sostanza, se faceva uso personale e se cedeva a terzi. La presenza del bilancino sarà uno dei punti su cui gli inquirenti insisteranno. Parallelamente, i Carabinieri di Ternate stanno approfondendo la posizione dell’uomo, verificando se avesse contatti con altri soggetti della zona, se avesse già ceduto sostanza e se vi siano collegamenti con episodi di spaccio segnalati nei mesi scorsi tra Comabbio, Ternate e Travedona Monate. Per la comunità di Comabbio, l’operazione ha destato sorpresa ma anche rassicurazione. Sorpresa perché in un paese così piccolo certi fatti sembrano lontani, rassicurazione perché conferma la presenza costante dell’Arma anche nei borghi più defilati, dove il controllo non è fatto da grandi operazioni eclatanti, ma dal lavoro quotidiano delle Stazioni. 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