Imposta di soggiorno Samarate: 27 strutture e 30 giorni di tassa, scoppia la polemica di BBVarese

Imposta di soggiorno Samarate è il caso che sta facendo discutere tutto il varesotto. Con sole 27 strutture ricettive attive sul territorio comunale, il regolamento approvato prevede che la tassa debba essere riscossa per ben 30 giorni consecutivi. Un paradosso che l’associazione BBVarese – Associazione extralberghiero ha definito con una frase secca sui social: c’è da ridere per non piangere.

Cosa è successo a Samarate con l’imposta di soggiorno

Il post pubblicato dalla pagina BBVarese Opinioni ha acceso il dibattito. Secondo quanto riportato, a Samarate operano 27 strutture ricettive tra b&b, affittacamere, case vacanze e attività extralberghiere. Nonostante questo numero esiguo, il legislatore locale ha deciso che l’imposta di soggiorno deve essere raccolta per 30 giorni. Una scelta che per molti operatori non ha alcun senso economico.

La domanda che l’associazione pone è diretta: quanto pensa di incassare davvero il Comune? E soprattutto, il costo di gestione, di controllo e di lavoro per gli addetti comunali non rischia di superare l’incasso stesso?

Perché 30 giorni per 27 strutture è un problema

Chi gestisce un b&b lo sa bene. L’imposta di soggiorno non è solo un importo da chiedere all’ospite. È rendicontazione, ricevute, registrazioni sul portale turistico, versamenti trimestrali, conservazione dei documenti, risposta a eventuali controlli. Un lavoro amministrativo che ricade interamente sui piccoli gestori.

Se a Samarate ci sono 27 strutture, e molte lavorano in modo stagionale o con poche camere, imporre la riscossione per 30 giorni significa creare un meccanismo sproporzionato. È il classico caso in cui la burocrazia costa più del beneficio che dovrebbe generare. Come scrive BBVarese, c’è il rischio concreto che i turisti scelgano semplicemente di dormire nei paesi vicini, dove la tassa non c’è o è gestita in modo diverso.

La vignetta che riassume tutto: la volpe e il grappolo di turisti

A corredo del post c’è una vignetta satirica diventata subito virale. Una volpe vestita da esattore, con un sacco in spalla con scritto tasse e tasse e una fascia con scritto pago a rate, che dice ai turisti: vi ho individuati, piccoli miei, ora contribuite. I turisti sono rappresentati come un grappolo d’uva con cappellini, macchina fotografica e valigie, con i cartelli grappolo di turisti e uva turistica. Uno di loro risponde: è tutto così bello, ma così caro.

L’immagine rende perfettamente l’idea di come viene percepita la misura: un territorio che vuole attrarre visitatori ma che li accoglie con un balzello visto come vessatorio, soprattutto se rapportato ai servizi turistici reali offerti.

Il punto di vista di BBVarese associazione extralberghiero

BBVarese rappresenta decine di strutture extralberghiere in provincia di Varese. Da anni chiede regole chiare, uniformi e soprattutto sostenibili. Il caso di Samarate, secondo l’associazione, dimostra una mancanza di confronto preventivo con chi il turismo lo fa ogni giorno.

Il ragionamento è semplice. Se un Comune ha 27 strutture, il gettito potenziale dell’imposta di soggiorno per 30 giorni è limitato a poche migliaia di euro l’anno. A fronte di questo, il Comune deve istituire un regolamento, un ufficio di controllo, un software di gestione, inviare comunicazioni e fare verifiche. Gli operatori devono adeguarsi, formarsi, cambiare i gestionali. Il rapporto costi benefici è negativo per tutti.

Cosa rischiano le 27 strutture ricettive di Samarate

Il rischio più immediato è la fuga verso i comuni limitrofi. Samarate confina con realtà come Gallarate, Busto Arsizio, Ferno e Lonate Pozzolo. Se il turista deve pagare 1,5 o 2 euro in più a notte per 30 giorni, anche se per brevi soggiorni, a parità di prezzo sceglierà la struttura dove non paga l’imposta o dove la permanenza tassata è più breve.

In questo modo le 27 strutture ricettive di Samarate, che già faticano a competere con le grandi strutture vicino a Malpensa, vengono penalizzate. E paradossalmente, il Comune incasserà ancora meno di quanto previsto, ma avrà comunque creato malcontento.

Imposta di soggiorno nei piccoli comuni: cosa dice la legge

La normativa nazionale consente ai comuni capoluogo, alle unioni di comuni e ai comuni turistici di istituire l’imposta di soggiorno. Non esiste però un obbligo di durata minima di 30 giorni. Ogni Comune può modulare l’imposta per periodo, per tipologia di struttura e per stagionalità.

Molti piccoli comuni hanno scelto soluzioni più equilibrate: tassa solo nei mesi estivi, solo per i primi 3 o 5 giorni di permanenza, con esenzioni per soggiorni lunghi legati a lavoro o cure. Samarate invece ha scelto la linea più rigida, quella dei 30 giorni, che di solito viene applicata in grandi città d’arte con migliaia di arrivi.

Quanto incasserà davvero il Comune di Samarate

Facciamo due conti della serva, come suggerisce ironicamente BBVarese. Ipotizziamo 27 strutture con una media di 3 posti letto ciascuna, un tasso di occupazione medio del 40 percento e una tassa media di 1 euro a persona. In 30 giorni di applicazione, il gettito lordo si aggirerebbe intorno ai 900-1200 euro. Anche alzando le stime, difficilmente si superano i 3000 euro annui.

Una cifra che non copre nemmeno le ore di lavoro di un impiegato comunale dedicato alla gestione della pratica per un anno intero. Ecco perché l’associazione parla di costo del lavoro degli addetti superiore all’incasso.

La richiesta degli operatori: sospendere e confrontarsi

La proposta di BBVarese è chiara. Sospendere il regolamento sull’imposta di soggiorno Samarate e aprire un tavolo di confronto reale con le 27 strutture ricettive. Valutare insieme se ha senso applicarla, per quanti giorni, con quali esenzioni e con quali finalità.

Per legge, il ricavato dell’imposta di soggiorno deve essere destinato a interventi in materia di turismo, manutenzione e promozione del territorio. Gli operatori chiedono trasparenza su questo: dove finiranno quei soldi? Quali progetti turistici verranno finanziati a Samarate grazie a questa tassa?

Un caso simbolo per tutta la provincia di Varese

Il caso di Samarate non è isolato. In provincia di Varese sono sempre di più i comuni sotto i 20 mila abitanti che stanno introducendo l’imposta di soggiorno copiando i regolamenti delle grandi città. Senza però avere i flussi turistici, gli uffici e l’infrastruttura per gestirla.

Per questo il post di BBVarese ha raccolto così tanti commenti e condivisioni. Non è solo una questione di Samarate. È una questione di metodo. Se si vuole davvero sviluppare il turismo lento, legato a Malpensa, al Parco del Ticino e ai piccoli borghi, non si può partire da una tassa vista come punitiva.

Conclusioni

L’imposta di soggiorno Samarate per 30 giorni su 27 strutture resta una scelta che fa discutere. Le perplessità sollevate da BBVarese associazione extralberghiero sono legittime e meritano una risposta politica chiara da parte di sindaco e giunta.

Prima di chiedere ai turisti di contribuire, bisognerebbe chiedersi se il territorio è pronto ad accoglierli e se il sistema di riscossione è proporzionato. Altrimenti, come dice la vignetta, il rischio è di spaventare quel piccolo grappolo di turisti che con fatica era arrivato fino a qui.

 

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