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    Varese per la pace, dice no a un accordo con Leonardo

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    By Rossi Alberto on 11 Luglio 2026 Associazioni
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    Tenda per la Palestina Varese: al via la campagna contro l’accordo tra Comune e Fondazione Leonardo

    La Tenda per la Palestina Varese lancia una nuova campagna: no a qualsiasi accordo tra il Comune di Varese e la Fondazione Leonardo. La raccolta firme è partita il 9 luglio 2026 e chiede alla giunta di centrosinistra di revocare la delibera che apre alla riqualificazione dell’area ex Aermacchi in collaborazione con la fondazione legata a Leonardo Spa. I promotori parlano di azione di propaganda che normalizza la guerra e chiedono che le istituzioni pubbliche non collaborino con fabbricanti di armi.

    Cosa chiede la Tenda per la Palestina e contro le armi

    Il cuore della campagna è semplice: stop a ogni forma di collaborazione tra Comune di Varese e Fondazione Leonardo per l’area dove sorgeva la storica Aermacchi. La giunta ha deliberato all’unanimità a favore di un protocollo d’intesa per la riqualificazione del sito. La fabbrica di aerei da guerra, da tempo abbandonata e ora abbattuta, è considerata dalla rete pacifista un simbolo da non celebrare. Per i promotori, usare quell’area insieme a un soggetto legato all’industria bellica significa legittimare un passato di cui non si può essere orgogliosi e aprire la strada a una narrazione che rende la guerra accettabile.

    La richiesta è duplice. Primo: revoca immediata della delibera comunale. Secondo: impegno pubblico a non sottoscrivere accordi o collaborazioni con qualsiasi fabbricante di armi. La campagna invita cittadini e associazioni ad aderire con la propria firma. Al 9 luglio 2026 risultano 31 adesioni individuali e 7 associazioni. Il testo è accompagnato da tre documenti: la lettera al Sindaco e alla Giunta, la delibera comunale e il protocollo d’intesa tra Giunta e Fondazione Leonardo.

    Chi sono i promotori della campagna

    La Tenda per la Palestina Varese riunisce una rete ampia di realtà del territorio. Tra i promotori ci sono Abbasso la guerra OdV, Caritas della Zona Pastorale di Varese, Comitato Varesino per la Palestina – ETS – ODV, Sanità di Frontiera, Collettivo da Varese a Gaza, nAzione Umana, Donne in Nero, FLC CGIL sezione provinciale di Varese, Emergency – Gruppo Varese, Partito della Rifondazione Comunista federazione di Varese, Comitato Antifascista Busto Arsizio, Rete Antifascista Varesina, unaltrastoriaVArese, ANPI Sezione di Induno Olona. Sono soggetti diversi per storia e approccio, uniti dal rifiuto della guerra e dal sostegno alla causa palestinese.

    La Tenda nasce come spazio pubblico e simbolico. Lo striscione, con le bandiere della pace, arcobaleno e della Palestina, dichiara: “Tenda per la Palestina e contro le armi”. In questo caso l’iniziativa si sposta sul piano amministrativo locale, chiedendo al Comune di Varese una scelta di campo netta: nessun accordo con chi produce sistemi d’arma.

    Ex Aermacchi: da fabbrica di aerei da guerra ad area da riqualificare

    L’Aermacchi è parte della memoria industriale di Varese. Nata nei primi del Novecento, ha prodotto aerei militari per decenni. Lo stabilimento è stato chiuso, l’area è rimasta a lungo abbandonata e poi abbattuta. Oggi è un vuoto urbano di grandi dimensioni, con un alto valore simbolico. La giunta di centrosinistra ha deliberato per avviare un percorso di riqualificazione con la Fondazione Leonardo. Leonardo Spa, ex Finmeccanica, è il principale gruppo italiano nell’aerospazio, difesa e sicurezza, erede diretto di quella tradizione industriale.

    Per i promotori della Tenda per la Palestina Varese, proprio quel valore simbolico rende l’accordo inaccettabile. Trasformare l’area con un partner legato all’industria bellica, dicono, significa riscrivere la memoria in chiave celebrativa. La riqualificazione urbana è necessaria, ma non può passare da una narrazione che assolve o normalizza il passato bellico. Da qui la domanda rivolta ai cittadini: “Saresti contento se la tua giunta di centrosinistra collaborasse alla propaganda delle armi? Da noi succede”.

    Il testo della campagna e l’appello alla firma

    Il volantino diffuso dalla Tenda è diretto. Contesta la delibera unanime della giunta e il protocollo d’intesa. Parla di “azione di propaganda volta a normalizzare la guerra”. Chiede la revoca e l’impegno a non collaborare con fabbricanti di armi. L’appello si chiude con una richiesta esplicita: “Ci aiuti con la tua firma?”. Le adesioni sono aperte a persone e associazioni. Sul sito e sui materiali informativi sono disponibili la lettera al Sindaco, la delibera e il protocollo. L’obiettivo è fare pressione politica e ottenere un passo indietro dell’amministrazione.

    Perché la Fondazione Leonardo è al centro della protesta

    La Fondazione Leonardo nasce come ente legato a Leonardo Spa per attività culturali, museali e di divulgazione su scienza, tecnologia e industria. Per l’azienda è uno strumento di responsabilità sociale e memoria storica. Per i pacifisti, invece, è parte di una strategia di legittimazione culturale dell’industria degli armamenti. Il timore espresso dalla Tenda per la Palestina Varese è che la riqualificazione dell’ex Aermacchi diventi un’operazione di marketing territoriale: mostre, eventi, percorsi educativi che raccontano l’innovazione aeronautica senza discutere l’uso militare delle tecnologie. Da qui il no a qualsiasi accordo.

    La posizione della giunta di centrosinistra

    La delibera è stata approvata all’unanimità. L’amministrazione sostiene che la riqualificazione dell’area ex Aermacchi sia un’urgenza urbanistica e occupazionale. L’intesa con Fondazione Leonardo, nelle intenzioni della giunta, serve a recuperare un’area degradata, attrarre investimenti, creare spazi per cultura, formazione e impresa. Il Comune rivendica l’autonomia di scegliere i partner e di trasformare un luogo simbolo della guerra in un luogo di lavoro e conoscenza. La campagna della Tenda chiede invece di separare in modo netto riqualificazione urbana e industria bellica.

    Il tema della memoria: celebrare o ripensare

    Il nodo è culturale prima che amministrativo. Come si racconta un sito che per decenni ha prodotto aerei da guerra? Per la Tenda per la Palestina Varese, la memoria deve essere critica, non celebrativa. Serve un ripensamento che metta al centro le vittime dei conflitti e la conversione a usi civili. Per la giunta, il passato industriale fa parte della storia della città e può diventare leva di sviluppo. Il conflitto è tra due visioni: memoria come monito contro la guerra, o memoria come patrimonio tecnico da valorizzare. La scelta di un partner legato a Leonardo Spa sposta l’ago verso la seconda.

    Cosa prevede il protocollo d’intesa

    Il protocollo tra Giunta e Fondazione Leonardo, citato nei materiali della campagna, definisce linee guida per la rigenerazione dell’area. Si parla di progettazione condivisa, iniziative culturali, percorsi educativi su aerospazio e tecnologia, possibile insediamento di attività legate all’innovazione. Non sono noti tutti i dettagli operativi. I promotori della Tenda chiedono trasparenza: pubblicare il testo integrale, chiarire impegni economici, escludere qualsiasi attività promozionale dell’industria delle armi. La richiesta di revoca nasce anche dal timore che l’intesa apra la porta a progetti futuri non dichiarati oggi.

    Le adesioni: chi firma e perché

    Le 31 persone e 7 associazioni che hanno aderito dal 9 luglio 2026 provengono dal mondo pacifista, cattolico, sindacale, antifascista e della solidarietà internazionale. Caritas porta il tema della pace come scelta evangelica. Emergency ricorda il lavoro negli ospedali di guerra. ANPI e Rete Antifascista leggono la questione in chiave antifascista e antimilitarista. FLC CGIL mette al centro la scuola e l’educazione alla pace. Rifondazione Comunista inquadra la battaglia in una critica all’economia di guerra. La Tenda per la Palestina Varese tiene insieme queste sensibilità diverse con un obiettivo comune: nessun accordo con chi produce armi.

    Il legame con la Palestina

    Il nome della Tenda non è casuale. La rete è nata per sostenere la causa palestinese e denunciare l’uso delle armi nei conflitti. Il collegamento con la vicenda dell’ex Aermacchi è simbolico: chiudere con la produzione bellica qui, per non alimentarla altrove. Per i promotori, le armi prodotte in Italia finiscono in scenari di guerra, compreso il Medio Oriente. Da qui la richiesta di coerenza: un Comune che parla di pace non può collaborare con fondazioni legate all’industria militare. La campagna locale diventa così parte di una battaglia globale contro la guerra.

    La questione etica: può un Comune collaborare con l’industria delle armi

    È il cuore del dibattito. Un’amministrazione pubblica può siglare intese con fondazioni collegate a gruppi della difesa? La legge non lo vieta. Molte città hanno musei aziendali, progetti formativi, sponsorizzazioni. Per la Tenda per la Palestina Varese, però, il problema è etico e politico. Un ente locale che promuove cultura di pace non dovrebbe dare legittimazione a chi trae profitto dalla guerra. La giunta risponde che distinguere tra memoria industriale, ricerca e produzione bellica è possibile. I pacifisti replicano che il confine è labile e che il simbolo conta.

    Riqualificare senza armi: le alternative proposte

    I promotori chiedono una riqualificazione dell’ex Aermacchi con soggetti pubblici, università, terzo settore, imprese civili. Parchi, spazi per startup, laboratori, housing sociale, luoghi della memoria critica. Chiedono bandi trasparenti, concorsi di idee, coinvolgimento dei cittadini. L’area è grande e strategica. Può diventare un pezzo di città nuova senza passare da Fondazione Leonardo. La Tenda propone di invertire la logica: prima i bisogni della comunità, poi la scelta dei partner. E tra i criteri, mettere l’esclusione di qualsiasi soggetto legato all’industria degli armamenti.

    Il ruolo della comunicazione: simboli e narrazioni

    La campagna gioca sui simboli. Lo striscione con la bandiera palestinese e quella della pace, il richiamo all’Aermacchi, la parola “propaganda”. L’obiettivo è spostare la discussione dal piano tecnico al piano valoriale. La giunta parla di rigenerazione urbana. La Tenda per la Palestina Varese parla di memoria e di guerra. Chi vince la narrazione, vince il consenso. Per questo i materiali invitano a leggere la delibera e il protocollo: la trasparenza è un’arma politica. I cittadini, leggendo, possono decidere da che parte stare.

    Come aderire alla campagna

    L’adesione è aperta a singoli e associazioni. Si può firmare come persona, indicando nome e città, o come realtà collettiva. I promotori raccolgono le firme online e ai banchetti. L’elenco viene aggiornato e serve a fare pressione sul Consiglio comunale. Oltre alla firma, la Tenda chiede di scrivere al Sindaco e agli assessori, partecipare alle iniziative pubbliche, diffondere i materiali. L’obiettivo è arrivare a un dibattito in aula e ottenere la revoca della delibera. Più adesioni ci sono, più la richiesta pesa politicamente.

    Il precedente di altre città

    In Italia ci sono stati casi di comuni che hanno revocato patrocini o accordi con soggetti legati all’industria militare dopo proteste pacifiste. In altri casi, le amministrazioni hanno difeso le collaborazioni in nome di cultura e lavoro. Varese si inserisce in questo filone. La Tenda per la Palestina Varese cita esempi di musei aziendali e mostre contestate. La giunta può citare progetti di successo tra pubblico e privato. Il confronto è aperto e si gioca sui precedenti. Ogni città decide in base alla propria storia e alla propria sensibilità.

    Il fattore politico: centrosinistra e movimenti pacifisti

    La campagna mette in difficoltà la giunta di centrosinistra. Una parte del suo elettorato è pacifista, cattolico, sindacale. Vedere il Comune al fianco di Fondazione Leonardo crea una frattura. La Tenda lo sa e fa leva su questa contraddizione: “Da noi succede”, scrivono, rivolgendosi proprio a chi vota centrosinistra. La richiesta è di coerenza tra valori dichiarati e scelte amministrative. Per la giunta, invece, la coerenza è riqualificare un’area degradata e creare lavoro. Il dialogo, al momento, è fermo sulla contrapposizione.

    Cosa succede se la delibera viene revocata

    Se il Comune revoca, salta l’intesa con Fondazione Leonardo e si riparte. Servirà un nuovo percorso, nuovi partner, nuovi fondi. I tempi si allungano, ma per i promotori è meglio che avallare un simbolo sbagliato. Se la delibera resta, la Tenda promette di continuare la mobilitazione. Assemblee, presidi, campagne social. L’obiettivo è impedire che l’accordo diventi operativo. In entrambi i casi, la vicenda dell’ex Aermacchi entra nell’agenda pubblica. Non sarà più solo una questione urbanistica, ma una scelta di campo.

    La domanda ai cittadini di Varese

    La campagna chiude con una domanda diretta: “Saresti contento se la tua giunta di centrosinistra collaborasse alla propaganda delle armi?”. È una chiamata alla responsabilità individuale. La Tenda per la Palestina Varese chiede di prendere posizione, firmare, scrivere, partecipare. Non è solo l’ex Aermacchi. È il modello di città che si vuole. Una città che separa memoria e affari, o una città che li intreccia. Una città che dice no alla guerra anche nei simboli, o una città che distingue tra cultura e produzione.

    Trasparenza: i documenti da leggere

    I promotori invitano a leggere tre testi. Primo, la lettera al Sindaco e alla Giunta: spiega le ragioni etiche e politiche del no. Secondo, la delibera comunale: contiene motivazioni, obiettivi, quadro economico. Terzo, il protocollo d’intesa: definisce ruoli e ambiti della collaborazione con Fondazione Leonardo. Solo leggendo, dicono, si capisce la posta in gioco. La Tenda per la Palestina Varese punta su cittadini informati. Perché una firma consapevole pesa più di cento slogan.

    Conclusione: una battaglia locale con un messaggio globale

    La vicenda dell’ex Aermacchi a Varese è locale, ma parla a tutto il Paese. Può un Comune fare riqualificazione urbana con una fondazione legata all’industria delle armi? La Tenda per la Palestina dice no, e raccoglie firme per fermare l’accordo. La giunta dice sì, in nome del lavoro e della rigenerazione. In mezzo ci sono i cittadini, chiamati a scegliere. La campagna è iniziata il 9 luglio 2026. Ha 31 persone e 7 associazioni. Punta a crescere. E a ricordare che la pace, a volte, passa anche da una delibera comunale.

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