L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) è oggi una delle agenzie federali più discusse e visibili degli Stati Uniti.
ICE: il braccio armato di Trump
Nata dalle ceneri dell’11 settembre, l’ICE si è trasformata da ufficio investigativo semi-invisibile a una possente forza di polizia interna che, sotto la spinta delle amministrazioni Trump, ha ridefinito il concetto di sicurezza nazionale e controllo dei confini.
Le Origini
L’ICE non vanta una storia centenaria come l’FBI. La sua nascita è legata a un trauma nazionale: gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Prima di allora, le funzioni di immigrazione e dogana erano frammentate tra l’Immigration and Naturalization Service (INS) e il U.S. Customs Service.
Nel 2002, durante la doppia presidenza di George W. Bush, il Congresso approvò la Homeland Security Act, che portò alla creazione del Dipartimento per la sicurezza interna (DHS). L’ICE è stata ufficialmente istituita nel marzo 2003 con l’obiettivo di colmare le lacune nella sicurezza interna che avevano permesso ai dirottatori di agire indisturbati. Il suo mandato originale era duplice: indagare sulle attività criminali transfrontaliere (contrabbando, traffico di esseri umani) e occuparsi dell’allontanamento dei cittadini stranieri che violavano le leggi sull’immigrazione.

Lo sviluppo e Consolidamento (2003-2016)
Per oltre un decennio, l’ICE ha operato sotto il radar dell’opinione pubblica. L’agenzia si è suddivisa in due rami principali: il Homeland Security Investigations (HSI), focalizzato sui crimini complessi, e l’Enforcement and Removal Operations (ERO), responsabile delle espulsioni.
Sotto le amministrazioni Bush e Obama, l’agenzia ha vissuto una crescita costante, ma guidata da priorità specifiche. Durante l’amministrazione Obama, sebbene le deportazioni abbiano raggiunto numeri record, la politica ufficiale si concentrava principalmente su individui con gravi precedenti penali o che rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale. L’ICE era uno strumento di “fine catena” del sistema giudiziario, che spesso interviene dopo le condanne penali. Tuttavia, già in quel periodo venivano gettate le basi infrastrutturali per un sistema di detenzione di massa, che ha reso l’ICE la principale agenzia di detenzione civile al mondo.
La Prima Presidenza Trump e la svolta ideologica
Con l’elezione di Donald Trump nel 2016, l’ICE ha subito una mutazione genetica. L’immigrazione è passata da questione amministrativa a pilastro della sicurezza nazionale. Trump ha eliminato le “priorità di rimozione” dell’era precedente, trasformando potenzialmente ogni immigrato privo di documenti in un potenziale bersaglio per l’espulsione.
Durante il suo primo mandato (2017-2021), l’ICE è stata incoraggiata ad agire con maggiore aggressività. Sono iniziati i raid nei luoghi di lavoro e nelle comunità e l’agenzia è diventata il volto visibile della politica di “tolleranza zero”. Questo periodo ha segnato anche l’inizio di una forte politicizzazione: mentre i democratici lanciavano il movimento “Abolish ICE”, il presidente difendeva gli agenti come eroi patriottici e prometteva un massiccio aumento del personale per contrastare quella che definiva un’invasione.

L’Esplosione Attuale: Un Esercito di 22.000 Agenti
Oggi, l’ICE ha completato la sua trasformazione in una vera e propria forza paramilitare interna, come la definiscono molti osservatori. Grazie a una campagna di reclutamento senza precedenti, lanciata nel 2025 e supportata da ingenti stanziamenti, l’agenzia ha vissuto una crescita esplosiva.
Secondo i dati più recenti del Department of Homeland Security (DHS), l’ICE ha più che raddoppiato il proprio organico, passando da circa 10.000 a 22.000 agenti e ufficiali. Questa crescita del 120% è stata alimentata da incentivi economici aggressivi e dalla missione dichiarata dalla seconda amministrazione Trump di eseguire la più grande operazione di deportazione della storia americana.
L’impatto di questa espansione è evidente:
Operatività capillare: Con i suoi 22.000 agenti, l’ICE è ora in grado di condurre operazioni simultanee in ogni grande città americana, aumentando drasticamente il numero di arresti e rastrellamenti, come documentato dalle cronache recenti.
Detenzione di massa e presenza internazionale
Il sistema di detenzione è stato ampliato per poter ospitare fino a 73.000 persone contemporaneamente, un record storico.
L’influenza dell’agenzia si è estesa persino oltre i confini degli Stati Uniti, con collaborazioni per la sicurezza di grandi eventi globali..
L’ICE del 2026 non è più l’agenzia timida nata per coordinare le dogane, ma è diventata il braccio armato di una visione politica che pone il controllo demografico e la rigidità dei confini al centro dell’identità nazionale americana. Con i suoi 22.000 agenti, l’ICE ha un impatto sulla società civile senza precedenti nella storia moderna degli Stati Uniti.
Somma Lombardo 27 gennaio 2026



