Ingresso a Varese: quale futuro per il biglietto da visita della città?
Varese. Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative del 2027, il dibattito politico locale inizia a scaldarsi. I partiti affilano le armi e i cittadini, giustamente, iniziano a porre domande concrete su problemi che restano irrisolti da decenni. Uno dei temi più caldi riguarda proprio l’ingresso a Varese, un’area che dovrebbe rappresentare l’orgoglio della “Città Giardino” e che invece si presenta come un paradosso urbano.
Chi arriva a Varese, capoluogo bosino oggi non riceve l’accoglienza che una città così prestigiosa meriterebbe. Il primo impatto per chi giunge da fuori è fondamentale per l’immagine turistica e commerciale del territorio. Eppure, l’attuale stato di degrado delle vie d’accesso principali solleva dubbi legittimi su cosa farà concretamente il prossimo Sindaco per riqualificare l’ingresso a Varese.
Varese. I ruderi dell’ANAS: un’eredità di abbandono
Il primo shock visivo per chi imbocca Via Autostrada è rappresentato dagli edifici fatiscenti di proprietà dell’ANAS. Queste strutture, abbandonate ormai da diversi decenni, offrono uno spettacolo tutt’altro che idilliaco. Invece di una città dinamica e curata, l’ingresso a Varese accoglie i visitatori con ruderi che sembrano cristallizzati nel tempo, simboli di un’inerzia burocratica che non può più essere tollerata.
La questione della proprietà statale non può essere un eterno alibi. Il prossimo primo cittadino dovrà avere il coraggio politico di pretendere un intervento risolutivo, che si tratti di abbattimento, recupero o riconversione. È inaccettabile che una delle porte d’accesso più transitate della provincia sia ostaggio di edifici in rovina che comunicano solo trascuratezza.
Largo Flaiano: tra cemento e attese infinite
Superati i ruderi dell’ANAS, la situazione non migliora sensibilmente. Il percorso conduce inevitabilmente verso il famigerato Largo Flaiano. Nonostante i lavori e le promesse di fluidificazione del traffico, l’area appare oggi come un’opera incompiuta. Quella che doveva essere una soluzione moderna si è trasformata, agli occhi di molti cittadini, in una distesa di cemento priva di anima e di verde.
L’assenza di elementi naturali in un punto così nevralgico stride terribilmente con il titolo di “Città Giardino” di cui Varese si fregia. Un vero piano di riqualificazione per l’ingresso a Varese non può prescindere da una mitigazione ambientale seria. Serve meno grigio e più decoro urbano, per trasformare uno snodo puramente funzionale in un luogo esteticamente dignitoso.
Cosa serve per il rilancio urbano?
La politica non può più limitarsi a interventi a macchia di leopardo. Per trasformare l’ingresso a Varese serve una visione d’insieme che unisca urbanistica, viabilità e sostenibilità. Ecco i punti cardine che la cittadinanza si aspetta di trovare nei programmi elettorali per il 2027:
* Interlocuzione decisa con gli enti nazionali: È necessario un tavolo permanente con ANAS per risolvere il nodo degli edifici abbandonati.
* Verde urbano strategico: Trasformare Largo Flaiano da semplice “colata di cemento” a un’area dotata di piantumazioni e arredo urbano moderno.
* Sicurezza e illuminazione: Migliorare l’impatto estetico serale, rendendo l’accesso alla città più sicuro e accogliente.
Verso il 2027: i cittadini attendono risposte
La lettera firmata da A. Visconti mette a nudo una realtà che i residenti vivono ogni giorno. Non si tratta solo di estetica, ma di identità e rispetto per chi vive e lavora sul territorio. In attesa di risposte concrete dai futuri candidati, il benvenuto a chi arriva in città resta purtroppo segnato dal degrado.
Il tempo delle giustificazioni sta per scadere. La sfida per la poltrona di Palazzo Estense passerà inevitabilmente dalla capacità di risolvere questi “nodi” storici. Varese merita un ingresso che sia all’altezza della sua storia e del suo splendido paesaggio.
Fonte, lettera di Visconti



