Incidente a Malpensa: l’ANSV conferma l’errore umano nel tailstrike del volo Latam
A distanza di quasi due anni dall’evento che tenne con il fiato sospeso il mondo dell’aviazione, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) ha finalmente fatto luce sull’incidente a Malpensa avvenuto il 9 luglio 2024. Il rapporto finale, pubblicato oggi 6 febbraio 2026, non lascia spazio a dubbi: il drammatico contatto della coda dell’aereo con la pista di decollo è stato causato da un errore nell’inserimento dei dati nel computer di bordo.
Quello che inizialmente sembrava un guasto meccanico o un evento imprevisto si è rivelato essere un classico caso di “fattore umano”.
L’incidente a Malpensa ha coinvolto un Boeing della compagnia Latam, diretto a San Paolo del Brasile con a bordo ben 398 persone. Durante la delicata fase di rotazione, il velivolo ha strisciato la coda sull’asfalto della pista 35L per circa sette secondi, un tempo lunghissimo che ha rischiato di trasformare un normale volo intercontinentale in una tragedia.
Fortunatamente, l’incidente a Malpensa non ha causato feriti, ma i danni strutturali e al manto stradale sono stati significativi. Il rapporto dell’ANSV evidenzia come l’equipaggio, nonostante l’errore iniziale di calcolo, sia stato in grado di gestire l’emergenza con estremo sangue freddo, evitando un impatto ancora più violento che avrebbe potuto compromettere l’integrità del Boeing 777.
Analizzando i dettagli tecnici emersi oggi, l’incidente a Malpensa mette in evidenza la fragilità dei sistemi di gestione delle prestazioni di decollo quando non supportati da controlli incrociati rigorosi. Nelle prossime righe approfondiremo cosa sia realmente accaduto in cabina di pilotaggio e quali siano state le concause che hanno portato a quel solco profondo 6 centimetri sull’asfalto dell’aeroporto milanese.
La dinamica del tailstrike: Sette secondi di terrore sulla pista
Il 9 luglio 2024, il volo Latam si preparava a lasciare lo scalo lombardo. Al momento della rotazione – ovvero quando il muso dell’aereo si alza per prendere il volo – la coda ha impattato violentemente contro la pavimentazione. Secondo il rapporto ANSV, l’aereo ha toccato la pista a una velocità di 166 nodi, alzandosi definitivamente solo a 180 nodi.
Questo scarto di velocità è stato fatale per l’aerodinamica del momento. Il velivolo ha letteralmente “grattato” l’asfalto, danneggiando il pattino di coda, un albero di drenaggio e il sensore di impatto. Nonostante le scintille e il rumore assordante, i tre piloti sono riusciti a stabilizzare l’aereo e portarlo in quota, una manovra che gli esperti oggi definiscono fondamentale per evitare la catastrofe.
L’origine dell’errore: Il fattore umano dietro i calcoli FMS
Il cuore dell’indagine riguarda il sistema FMS (Flight Management System). Il rapporto finale chiarisce che l’equipaggio ha inserito dati sulle prestazioni di decollo (velocità di rotazione e impostazioni del motore) calcolati per un peso del velivolo significativamente inferiore a quello reale.
In parole povere, il computer pensava che l’aereo fosse più leggero di quanto non fosse in realtà. Di conseguenza, ha indicato ai piloti una velocità di rotazione troppo bassa. Quando il pilota ha tirato a sé la cloche, l’aereo non aveva abbastanza portanza per staccarsi correttamente, finendo per ruotare troppo presto e colpire la pista con la parte posteriore della fusoliera.
Le deviazioni dalle procedure standard (SOP)
Un aspetto critico evidenziato dall’ANSV riguarda la gestione del lavoro di squadra in cabina. I due piloti hanno deciso di procedere con calcoli individuali delle prestazioni, deviando dalle procedure standard che prevedono verifiche incrociate (cross-check) più stringenti.
Inoltre, il sistema di bordo aveva emesso un messaggio di avviso: “V SPEEDS UNAVAILABLE” (Velocità V non disponibili). L’equipaggio non avrebbe compreso appieno il significato e le implicazioni di questo alert, procedendo comunque con il decollo. Questa mancata comprensione è uno dei pilastri che ha portato alla pubblicazione di raccomandazioni di sicurezza più severe per l’addestramento dei piloti.
La mancanza di sistemi automatici di pesatura (OBWBS)
Il rapporto tocca anche un tema tecnologico: l’assenza a bordo di sistemi di monitoraggio delle prestazioni di decollo (TOPMS) e di pesatura automatica (OBWBS). Attualmente, non esiste un obbligo normativo internazionale che imponga l’installazione di questi sensori, che potrebbero rilevare in tempo reale se il peso inserito manualmente dai piloti coincide con quello effettivo misurato dai sensori del carrello.
Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha commentato i risultati sottolineando che, sebbene si parli di errore umano, la gestione post-impatto è stata esemplare. I piloti non si sono fatti prendere dal panico, hanno continuato a far volare l’aereo, hanno scaricato il carburante per circa un’ora per alleggerire il peso e sono atterrati in totale sicurezza.
Danni strutturali e ripercussioni sulla sicurezza
Il Boeing ha riportato danni non trascurabili, ma è la pista 35L di Malpensa ad aver mostrato i segni più evidenti dell’attrito, con un solco profondo sei centimetri. Questo dato tecnico rende bene l’idea dell’energia cinetica sprigionata durante l’impatto.
L’incidente serve da monito per l’intera industria aeronautica. La sicurezza del volo non dipende solo dalla perfezione delle macchine, ma dalla capacità dell’uomo di interagire correttamente con esse, seguendo alla lettera protocolli che, come in questo caso, sono scritti proprio per prevenire disastri causati da una semplice svista numerica.
Cosa succede ora dopo il rapporto finale ANSV?
La pubblicazione del rapporto finale dell’ANSV chiude il capitolo investigativo e apre quello della prevenzione. Le compagnie aeree e gli organismi di controllo internazionale (come EASA ed FAA) utilizzeranno questi dati per aggiornare i moduli di addestramento CRM (Crew Resource Management).
L’obiettivo è garantire che messaggi come “V SPEEDS UNAVAILABLE” diventino un segnale di stop immediato per qualsiasi operazione di volo, e che il calcolo del peso diventi un processo blindato contro ogni possibile distrazione umana.
Conclusione: Una lezione di aviazione e sangue freddo
L’incidente a Malpensa del volo Latam resterà negli annali come un esempio di come un piccolo errore possa avere conseguenze enormi, ma anche di come la professionalità dei piloti possa rimediare a una situazione critica. Se i piloti avessero interrotto il decollo dopo l’impatto, la lunghezza della pista non sarebbe bastata a frenare la massa del Boeing, portando quasi certamente a una catastrofe.






