PROPOSTA PER favorire l'ingresso dei giovani italiani nel mondo del lavoro

PROPOSTA PER favorire l'ingresso dei giovani italiani nel mondo del lavoro nonché  L’INTEGRAZIONE ECONOMICA del sistema ITALIA NEL SISTEMA :
scuola secondaria di II grado DI TRE ANNI ED E-LEARNIG DOMESTICO             Perché costringere i nostri studenti a durar fatica sui banchi di scuola - anzi a “incumbere in studium”, come dicevano quei matusa dei padri latini - per quattro lun...

PROPOSTA PER favorire l'ingresso dei giovani italiani nel mondo del lavoro nonché  L’INTEGRAZIONE ECONOMICA del sistema ITALIA NEL SISTEMA : scuola secondaria di II grado DI TRE ANNI ED E-LEARNIG DOMESTICO             Perché costringere i nostri studenti a durar fatica sui banchi di scuola - anzi a “incumbere in studium”, come dicevano quei matusa dei padri latini - per quattro lunghi anni? Essendo lo scopo dichiarato dalla ministra Fedeli (nonché della sottosegretaria D’Onghia intervenuta da par sua nella questione) quello di permettere ai ragazzi italiani l'ingresso nel mondo del lavoro in modo non svantaggioso rispetto agli altri diplomati europei, perché non giocare d'anticipo, rilasciando tale diploma dopo soli tre anni? In questo modo i nostri giovani sarebbero favoriti, potendo iniziare il loro percorso lavorativo prima degli altri. Ma, qualcuno potrebbe osservare, avrebbero così un anno di preparazione in meno. Osservazione solo apparentemente corretta, perché nella società d’oggi, quello che conta non è il sapere, ma l’essere certificati. Un bel “portfolio” che certifichi quello che i nostri studenti (non) sanno fare, e possono andare dappertutto. Tanto, poi, il mestiere glielo insegneranno sul campo, cioè negli uffici, nei cantieri, nelle officine. E ci si lasci dire: quanto vetuste, prima ancora che ingiuste, appaiono le critiche contro il progetto che la ministra, peraltro con il sostegno di parte dell’opposizione,  ha messo in cantiere! Il laudator temporis acti, tra l'altro, non tiene conto del fatto che la trasmissione della cultura è oggi ben differente dai tempi che Berta filava, quando banco e calamaio potevano avere un senso. Oggi l’istruzione è smart: si raccoglie qua e là dal web, dalle chat, da skype e whatsapp; si nutre di warming up, cooling off, life skill, problem solving. Ma a ben vedere, è la stessa figura del docente ad essere oggi obsoleta. Cosa c’è di più pretenzioso e insieme risibile della lezione ex cathedra, quando   il sapere oggi si sugge da una pluralità di agenzie, possibilmente viaggiando in Erasmus,  e dura tutta la vita (“lifelong learning”)? Quando lo stesso concetto di “conoscenza” – inanimato concetto invero –  è superato in favore di quelli di “competenza” e “abilità”?  E poi, lo si ammetta, cosa sono mai questi insegnanti italiani? Dei cacadubbi che da vent’anni a questa parte si mettono di traverso a tutte le riforme,  dei riottosi che mettono in discussione il ruolo dei Dirigenti i quali di tali riforme sono i veri pilastri, degli accidiosi che vorrebbero la cattedra sotto casa, dei piagnoni che si querelano sempre per lo scarso stipendio, dimentichi dei tre mesi di vacanza e dei pomeriggi liberi nei quali se la spassano, sornioni e protervi. E ora in breve, la ricetta anticipata nel titolo: tre anni di studi superiori, e-learning da casa (così si risolve anche il problema degli edifici scolastici che crollano) e diploma inviato sulla PEC previo superamento di un questionario on line. Rigorosamente, quest’ultimo, a risposta chiusa. O per meglio dire: “yes-and-no question”.  Alfonso Indelicato Responsabile del Dipartimento Scuola di FdI – AN della Lombardia