Ponte San Michele: Patto per il Nord all’attacco sul futuro infrastrutturale dell’Adda
Ponte San Michele è al centro di un acceso dibattito politico e tecnico che coinvolge istituzioni, movimenti civici, amministrazioni locali e commissari straordinari. Le tensioni crescono mentre si avvicina l’inevitabile fine della vita utile dell’attuale viadotto storico, con il movimento Patto per il Nord che lancia un duro attacco alle scelte progettuali e all’interpretazione degli interessi pubblici legati alla sua sostituzione.
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L’importanza strategica del Ponte San Michele nel contesto regionale
Il Ponte San Michele, noto anche come ponte di Paderno, è una storica infrastruttura in ferro che collega le province di Lecco e Bergamo attraversando il fiume Adda. Costruito tra il 1887 e il 1889, serve sia il traffico ferroviario sia quello viario con una singola arcata metallica e riveste un ruolo strategico per la mobilità locale e regionale.
La sua posizione è cruciale: rappresenta l’unico passaggio nella zona tra due importanti arterie e un punto nevralgico per centinaia di pendolari e trasportatori ogni giorno. L’attuale struttura è in uso da oltre un secolo, ma il tempo ha reso necessari interventi strutturali e progettuali decisivi per garantire sicurezza e continuità della mobilità.
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Cos’è il “Patto per il Nord” e perché attacca il progetto sul Ponte San Michele
Il movimento civico e politico Patto per il Nord ha recentemente espresso una posizione critica rispetto alle scelte progettuali e alle modalità con cui le istituzioni intendono procedere. Secondo questa formazione, le decisioni prese finora mostrerebbero una mancanza di attenzione verso gli interessi reali dei cittadini e del territorio, con un rischio di decisioni calate dall’alto senza un sufficiente confronto democratico.
Il cuore della critica verte sulla mancanza di trasparenza sulle soluzioni progettuali adottate, sul potenziale impatto viabilistico e ambientale e sulla percezione secondo cui le amministrazioni locali non stiano adeguatamente tutelando gli interessi delle comunità coinvolte. In particolare, i membri del Patto per il Nord sostengono che le alternative preliminari avanzate non siano realmente sostenibili né ampiamente condivise.
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La posizione delle istituzioni e il commissariamento del progetto
In risposta alle criticità evidenziate dal dibattito pubblico, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha nominato un commissario straordinario per accelerare l’iter progettuale e autorizzativo legato alla sistemazione dell’attuale ponte e alla costruzione delle nuove opere. Aldo Isi, amministratore delegato di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), è stato scelto per guidare questo processo con l’obiettivo di superare i nodi tecnici e burocratici.
Questa nomina rappresenta un passo importante per sbloccare l’impasse progettuale e consentire l’avvio delle fasi successive di finanziamento e realizzazione. Tuttavia, la decisione ha anche acceso ulteriori critiche da parte di organizzazioni civiche che considerano questa operazione un mezzo per velocizzare decisioni senza risolvere i problemi di fondo.
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I nodi aperti del dibattito pubblico sul nuovo ponte
La questione della nuova infrastruttura che dovrà sostituire l’attuale Ponte San Michele è complessa. Numerose proposte di tracciato sono state analizzate dai tecnici di Rfi e dalle autorità competenti:
1. Ponte unico per auto e treni accanto all’attuale
Questa soluzione prevede una nuova struttura che affianchi il Ponte San Michele esistente, mantenendo un unico impianto per traffico ferroviario e automobilistico. Alcuni tecnici e amministratori vedono questa opzione come la più efficiente in termini di spazio e integrazione.
2. Variante nord del ponte con tracciato più sostenibile
Una delle alternative di localizzazione consiste nel realizzare il nuovo ponte più a nord rispetto all’attuale, riducendo l’impatto sugli edifici esistenti e sulla viabilità urbana. Questa opzione ha attirato l’attenzione di alcune amministrazioni locali.
3. Soluzioni separate per ponte ferroviario e ponte stradale
Altri scenari prevedono la separazione dei due usi: un ponte dedicato esclusivamente alla linea ferroviaria e uno per il traffico veicolare, con percorsi differenziati. Questa soluzione potrebbe migliorare la gestione dei flussi ma comporta costi e tempi di realizzazione più lunghi.
4. Preoccupazioni dei comitati civici
Comitati come Cittadini Ponti hanno espresso forte contrarietà alla costruzione di una nuova infrastruttura troppo vicina al monumento storico, definendola un potenziale scempio ambientale e paesaggistico. Questi gruppi partecipano attivamente al dibattito pubblico, invocando soluzioni alternative e maggior coinvolgimento dei cittadini.
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Impatto viabilistico e preoccupazioni della popolazione
Uno dei temi più dibattuti riguarda l’impatto che il nuovo ponte avrà sulla viabilità quotidiana. I residenti delle aree limitrofe, in particolare nel Vimercatese e nei comuni tra Lecco e Bergamo, temono che l’aumento dei flussi veicolari peggiori le condizioni attuali. Secondo alcune analisi e studi preliminari, il traffico potrebbe triplicare rispetto alle attuali percorrenze, generando congestione e disagi sia per gli automobilisti locali sia per i mezzi pesanti.
Queste preoccupazioni non sono solo teoriche: il nuovo ponte rappresenta un elemento di rottura nella viabilità regionale e la sua collocazione potrebbe influire sull’assetto dei flussi tra Brianza, Meratese e Alto Vimercatese. Per questo motivo, amministratori locali e comitati chiedono studi approfonditi prima di definire soluzioni rigide.
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Tempistiche di realizzazione: il rischio di slittamenti oltre il 2030
Molti degli scenari progettuali presentano tempi di realizzazione lunghi. Inizialmente si ipotizzava che l’attuale Ponte San Michele potesse essere dismesso entro il 2030, ma studi più recenti indicano che la nuova infrastruttura non sarà pronta prima del 2034.
Questa prospettiva ha generato nuove critiche, soprattutto tra chi vede nel ritardo una fonte di instabilità per il tessuto economico e sociale della zona, e tra chi ritiene che l’infrastruttura non sia più adeguata alla complessità dei trasporti moderni.
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Conclusioni: il futuro del Ponte San Michele tra attese, critiche e decisioni politiche
Il dibattito intorno al Ponte San Michele è la fotografia di un confronto territoriale che va oltre il mero aspetto ingegneristico. Si intrecciano questioni di partecipazione civica, pianificazione del territorio, sostenibilità ambientale, mobilità regionale e delicatezza storica di un monumento con oltre 130 anni di storia.
Il movimento Patto per il Nord ha messo in evidenza alcune criticità che sollevano interrogativi importanti sulle modalità decisionali adottate finora, sottolineando la necessità di una maggiore trasparenza e coinvolgimento. Allo stesso tempo, le istituzioni hanno reagito con misure come il commissariamento e studi dettagliati di fattibilità per provare a indirizzare il progetto verso soluzioni condivise e sostenibili.
Resta da vedere come evolverà il dibattito, ma è chiaro che il futuro del Ponte San Michele continuerà a essere un tema centrale per la mobilità, l’economia e l’identità culturale del territorio tra Lecco e Bergamo.
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