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    L'Earth overshoot day è il 28 luglio
    La terra consuma il 75% in più delle risorse naturali che genera

    L’Earth overshoot day è il 28 luglio

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    By Sbardella on 29 Luglio 2022 Ambiente, Cultura, Europa & Mondo, In evidenza, Mondo, Natura, Primo piano, Scienza, Territorio
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    Ieri 28 luglio era L’Earth overshoot day, il giorno in cui il mondo ha finito le sue risorse naturali e il pianeta entra in deficit.

    L’Earth overshoot day è il 28 luglio

    L’Earth overshoot day nel 1972, primo anno di passivo, era arrivato il 10 dicembre e da quel momento ogni anno ha toccato nuovi record negativi. 

    E’ il Global Footprint Network è il think tank a calcolare il giorno in cui il pianeta terra finisce annualmente le risorse naturali che genera.

    Quest’anno il record è variato di un solo giorno rispetto allo scorso.

    Ma la tendenza è rimasta invariata, anche se la pandemia sembra aver rallentato il processo (il record è del 2018 con il 25 luglio).

    La terra consuma il 75% in più delle risorse naturali che genera 

    L’intero pianeta è entrato nella fase di sovra sfruttamento  delle risorse già nei primi anni 70 e l’Italia, come al solito fa in tutti i comportamenti negativi, eccelle. 

    Nel nostro paese siamo entrati nel deficit ecologico già dal 15 maggio, con un notevole anticipo rispetto al resto del mondo..

    I sintomi di questa mala gestione delle risorse sono le anomale ondate di calore, gli incendi, la siccità e le inondazioni sempre più frequenti.

    Declino della biodiversità

    Il sovra sfruttamento delle risorse porta al declino della biodiversità e ad un eccesso di gas serra nell’atmosfera.

    Inoltre, secondo il Global Footprint Network porta ad una  maggiore competizione per l’energia e le risorse alimentari.

    Oggi oltre tre miliardi di persone vivono in zone che producono meno cibo di quanto ne consumano.

    Oltre a questo generano anche  meno reddito della media mondiale e quindi hanno una capacità alimentare inadeguata.

    Gli abitanti della terra sono arrivati a consumare tre quarti in più di quanto gli ecosistemi riescono a rigenerare. 

    I modelli elaborati dai ricercatori e dall’Università di York (Canada), con i dati delle Nazioni Unite tengono conto delle differenze tra i diversi Stati e tra la loro impronta ecologica. 

    Zone virtuose

    La domanda per cibo, legname, materiale per le infrastrutture ma anche per attività che comportano emissioni di CO2 sono compresi nei modelli. 

    Alcuni paesi come Stati Uniti, Canada, Australia e Russia vanno in debito ecologico già dall’inizio dell’anno, altri, come il nostro, più avanti.

    Fortunatamente ci sono anche zone virtuose, con bassa impronta ecologica, che bilanciano il sistema e ci permettono di non toccare il punto di rottura.

    Molte zone addirittura non toccano mai la soglia di superamento delle risorse nazionali, ma non sono sufficienti a bilanciare totalmente i consumi degli Stati più ricchi.

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