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Fsp Polizia l’analisi di Gabrielli sulla Sicurezza: “Indispensabili assunzioni e nuovo contratto”.

riceviamo e pubblichiamo

“La cosa a cui tengo di più è stare vicino ai miei uomini e alle mie donne. Loro non sono miei dipendenti, sono io che dipendo da loro, per i successi, per gli insuccessi, per le cose che fanno ogni giorno sul territorio, e quindi anche questo è un modo dal mio punto di vista molto piccolo per dimostrare non solo l’affetto ma soprattutto la riconoscenza, perché se loro non ci fossero non avrei ragione di esistere nemmeno io”.

E infatti c’era il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, al Raduno Nazionale dell’Fsp Polizia di Stato – Federazione Sindacale di Polizia, che si è tenuto ieri sera a Venezia, presso “Al Mattone” di Maerne di Martellago. C’era e non si è sottratto a un’ampia analisi in tema di sicurezza, che ha toccato i temi di più stringente attualità, a partire dal Decreto Sicurezza. “Il decreto – ha detto Gabrielli – presenta diversi strumenti che noi abbiamo chiesto al ministro di introdurre; su altre questioni che attirano l’attenzione dell’opinione pubblica andremo a verificare. Si fanno numeri si traggono delle considerazioni, ma io credo sia necessario aspettare gli esiti per capire quante persone beneficeranno o meno delle misure. Ci sono alcune cose che noi abbiamo chiesto e che sono state inserite, e ritengo che avranno una buona efficacia, penso soprattutto alle misure sul versante del contrasto alla criminalità  di stampo mafioso, a una maggiore incisività anche da un punto di vista preventivo. Quanto agli aspetti che suscitano maggiore reazione anche nell’opinione pubblica sui temi dell’immigrazione, lo verificheremo nei fatti. A me non piace mai fare considerazioni prognostiche, su quelle saranno i fatti a consentirci di dare un definitivo giudizio a proposito della loro positività”.

E sul tema della legittima difesa Gabrielli è stato chiaro: “Io sono il comandante di uomini e donne a cui lo Stato ha attribuito l’esercizio legittimo della forza, e come tale parto dal presupposto che sono i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri a dover difendere le persone. Discutere che il cittadino nella propria casa possa difendersi più o meno legittimamente è un dibattito politico. Io parto dal presupposto che il cittadino deve pretendere che le Forze dell’ordine lo difendano, e non che in qualche modo si faccia giustizia da solo. Poi ci sono alcuni aspetti che, invece, io credo essere importanti, cioè che il cittadino che è vittima di un’aggressione non debba essere lasciato solo, non debba essere in qualche modo lasciato anche a meccanismi giudiziari che a volte lo colpevolizzano ulteriormente, su questo sono molto in sintonia su quelli che possono essere strumenti che difendono ancor di più il cittadino vittima di aggressione, ma sull’uso della forza credo che i poliziotti, carabinieri e finanzieri debbano esserne i veri titolari”.

Quanto poi alla discrasia fra la sicurezza reale come emerge dai dati del Viminale e la sicurezza percepita dai cittadini, il Capo della Polizia ha rimarcato che: “La sicurezza è un concetto complesso, perché vi incide non solo quella che i tecnici chiamano la sicurezza strategica, ma c’è un tema di sicurezza economica, uno di sicurezza sociale. La nostra è una società che sta sempre più invecchiando, che si sta sempre più precarizzando, e quindi la sicurezza e la sua percezione hanno contorni che vanno al di là  di quelli che sono gli indici statistici. Io ho una personale ricetta su questo, i cittadini hanno bisogno di vederci strada, hanno bisogno di vedere poliziotti e carabinieri presenti laddove pensano di essere in una condizione di maggiore insicurezza. E per questo ci sono due strumenti che il governo ha, quello delle assunzioni che secondo me devono colmare il vuoto che anche soprattutto il blocco del turnover ha prodotto, e l’altro che si metta mano quanto prima un nuovo contratto di lavoro, perché credo che si debba monetizzare tutto il disagio che un operatore di polizia è chiamato a sopportare per essere presente laddove i cittadini lo vogliono vedere. Queste sono le due cose che credo noi, non solo come amministrazione, ma anche come poliziotti e poliziotte, chiediamo al governo”. E a proposito di questo il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha assunto degli impegni, a seguito del confronto con le Organizzazioni sindacali, che il Capo della Polizia ha voluto ribadire: almeno 100 milioni di euro per il secondo correttivo al riordino delle carriere, un piano di assunzioni straordinarie e un rinnovo del contratto che rispetti e favorisca la reale affermazione della specificità dei poliziotti.   

E Gabrielli infine ha risposto anche sul tema della frequente “criminalizzazione” delle forze dell’ordine: “Io credo – ha detto – che la migliore difesa sia quella di punire severamente chi sbaglia, e di sottolineare come l’errore di pochi non può infangare il lavoro di molti. Io sono molto severo nei confronti di chi sbaglia vestendo una divisa, perché chi lo fa sbaglia due volte, come un qualsiasi altro cittadino ma anche e soprattutto perché tradisce la fiducia della gente, tradisce il giuramento di fedeltà, tradisce quel credito che la comunità  ci da. Però al tempo stesso credo che le nostre forze di polizia nella loro quasi totalità  siano sane, fatte di gente che butta sempre il cuore al di là dell’ostacolo, che crede in quello che fa. E come è un doppio delitto l’errore da parte di chi infanga la divisa, credo che sarebbe un ulteriore delitto da parte della comunità infangare le persone che portano una divisa per l’errore e per lo sbaglio di pochi”.

Forze di polizia “sane”, per questo “io sul reato di tortura sono molto sereno – ha spiegato Gabrielli -, perché non abbiamo nulla da temere su quel fronte. Sui numeri identificativi ho qualche perplessità, non tanto sul numero di reparto, che magari a volte può risolvere anche situazioni a tutela di alcuni operatori rispetto ad altri – ricordiamoci che molto spesso la confusione può nuocere a chi opera correttamente -. Ma il codice individuale nell’attuale nostro sistema, che peraltro ha profili ad esempio di responsabilità civile, che non sempre si consuma e si misura nella immediatezza dei fatti ma può riprodursi a distanza di tempo, esporrebbe i nostri operatori a delle cose che credo in qualche modo non garantirebbero anche la loro sicurezza. E non sto parlando in termini di impunità, noi non vogliamo impunità. Però al tempo stesso non vogliamo che i nostri operatori siano alla mercé di rivendicazioni e di richieste risarcitorie a distanza di tempo e che non trovino, legittimamente, la tutela della propria amministrazione. Noi non abbiamo paura del giudizio o della legge. Noi siamo sottoposti alla legge. Chiediamo semplicemente di non essere terminali di giudizi affrettati e di giudizi sommari”.

Tutte tematiche, queste, affrontate in vario modo nel corso della serata anche dai tantissimi ospiti, istituzionali e non. Fra questi Andrea Ostellari, presidente della Commissione giustizia al Senato, che ha difeso con forza la proposta di legge di cui è relatore, per la riforma della legittima difesa, replicando ai suoi detrattori: “Quelli che gridano al far west in realtà non hanno nulla da dire, ma attaccano questa riforma senza argomenti tecnici, politici e giuridici. In realtà il far west esiste oggi, e noi invece vogliamo riportare questo paese alla normalità e come Stato abbiamo deciso di stare dalla parte delle vittime, i cittadini perbene che si difendono da aggressioni gravissime. E da quando questa legge sarà entrata in vigore lo Stato li difenderà con le nuove norme, soprattutto con un intervento chiaro e semplice: a soggetti che hanno deciso di delinquere non sarà più riconosciuto il risarcimento del danno”.

Poliziotti e Vittime, cittadini che hanno subito gravi reati ma anche Vittime del Dovere, sono stati i protagonisti di una manifestazione particolarmente ricca di ospiti di tutte le categorie, a partire dalla vasta rappresentanza del Dipartimento della pubblica sicurezza, con il vice Capo vicario della Polizia, Luigi Savina; il capo della segreteria di Gabrielli, Luca Scognamillo; il vice prefetto Tommaso Ricciardi, ma anche delle amministrazioni – tantissimi i rappresentanti di Regione e Comuni presenti -. E poi ancora dal mondo della politica – si sono registrati gli interventi di vibrante difesa delle Forze dell’ordine dei senatori Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi; al giornalismo – fra gli altri c’era il pluripremiato scrittore Toni Capuozzo -; dalla magistratura – presente fra gli altri il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini -, all’avvocatura – presenti professionisti impegnati in prima linea nella difesa delle Forze dell’ordine come Eugenio Pini e Rocco Disogra -; dall’associazionismo – ai microfoni Mirko Schio, presidente di Fervicredo onlus (Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere), e Federica Tomasello per l’associazione ConDivisa di Lia Staropoli -, al mondo dello sport – in sala anche Andrea Cipressa, ex schermidore vincitore della medaglia d’oro alle olimpiadi di Los Angeles, nonché il grande Cristiano Ronaldo, alias Gianfranco Sanguinetti, sosia e controfigura del campione di calcio, che ha dato vita a un momento di goliardia in cui, però, non è mancato l’ennesimo importante spunto di riflessione.

Momenti di alta tensione emotiva con le tantissime Vittime che si sono succedute ai microfoni dell’Fsp Polizia, tra i quali Francesco Mongiovì, che apparteneva alla scorta del giudice Falcone; Antonio Vullo, unico sopravvissuto all’attentato di via D’Amelio; Graziano Stacchio, il benzinaio che per difendere la commessa di una gioielleria sparò contro un commando di rapinatori colpendone uno a morte, e il titolare di quell’esercizio commerciale Roberto Zancan; Franco Birolo, il tabaccaio condannato a risarcire la famiglia del rapinatore morto mentre svaligiava il suo negozio; e poi ancora gli anziani coniugi Rosina e Libero Bendini, rapinati e torturati nella loro casa di Padova; Maria Teresa Salaorni, due figli poliziotti, entrambi caduti nell’adempimento del dovere, e tanti tanti altri testimoni di dolore che con rara forza hanno saputo tramutare le proprie sofferenze in voglia di fare qualcosa per gli altri.

In un’alternanza di momenti di emozione, riflessione e anche commozione, e di allegria e grande ilarità, è trascorsa una manifestazione “che è stato un momento fondamentale per l’organizzazione sindacale – ha detto Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia -, un momento soprattutto per fare sintesi. Ci sono colleghi giunti dalle più lontane regioni d’Italia e questo fa onore a un Sindacato che mette sempre al centro della propria attenzione il lavoratore di polizia, migliaia di donne di uomini in divisa”. “Un’occasione in cui abbiamo chiamato a raccolta tutte le componenti buone della società – gli ha fatto eco Franco Maccari, Vice presidente Fsp -, perché solo insieme possiamo riuscire davvero a cambiare concretamente le cose in meglio”.

Ma sul significato della manifestazione il più efficace è significativo commento è giunto dalla sala, dove uno delle centinaia di poliziotti presenti ha perfettamente riassunto: “Una maratona che comporta una terribile fatica magari, ma che fa un gran bene al cuore”.

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