Gatto Panceri sarà in concerto domenica 8 marzo 2026 al MIV di Varese, con inizio alle ore 21.00, per un evento dal titolo significativo “Vivo per lei la musica”.
Sarà l’occasione per ascoltare i suoi grandi successi, ma anche quella di incontrare un grande artista che ha fatto della sua professione una vera vocazione.
Classe 1962, nato a Monza, fin da giovane si appresta con serietà e devozione allo studio della musica, diplomandosi al Conservatorio di Milano in strumento (chitarra classica), armonia e composizione. Panceri, all’anagrafe Luigi Giovanni Maria, debutta nel 1986 nella sezione nuove Proposte al Festival di Sanremo con il brano Scherzi della vita prodotto da Piero Cassano, nome di primo piano nella storia della musica italiana.
Intervista al cantautore Gatto Panceri

Un debutto in grande stile
Sì, un’occasione molto importante, anche se non ero pronto, mi è servita per crescere e per cominciare a capire il mestiere, ho sempre creduto nella gavetta. Cassano è stato prezioso in quanto personaggio con grande esperienza.
Fu in quell’occasione che Pippo Baudo ti suggerì un cambio nome d’arte
Sì, mi consigliò un nome più breve e di effetto, così su indicazione di Patrick Dijvas ho recuperato il soprannome che mi davano a scuola da bambino per la mia vivacità.
Fin da giovane comprendi che dalle difficoltà e dalle sofferenze della vita puoi conservare uno scrigno di umanità e sensibilità da donare con impegno e costanza al tuo quotidiano e al tuo lavoro. Come vedi cambiata la nuova scena musicale giovanile in Italia?
I talent televisivi hanno cambiato la testa dei giovani, diventare famosi in poche puntate è destabilizzante e illusorio. Per la nostra generazione era importante diventare bravi e competenti in attesa che discografici e produttori si accorgessero di noi. La popolarità così veloce rischia di non far reggere la gavetta, tanto è vero che oggi molti giovani cantanti si vogliono fermare dopo soli due o tre anni di lavoro, quindi rischia di essere un danno.
Raccontaci la tua emozione quando nel 1989 Mina interpreta e pubblica la tua Canterò per te, avevi 27 anni.
Era la prima volta che una cantante interpretava una mia canzone, e che cantante! Lei con questa incisione mi ha dato fiducia, l’ambiente discografico si è accorto che io esistevo e io mi presentavo professionalmente con questo esordio. Mi ha offerto il passaporto per lavorare nella musica.
Attraversi gli anni ‘90 collezionando un successo dietro l’altro, pubblicando un album ogni due anni, collaborando con importanti musicisti (Lele Melotti, Andrea Braido, Paolo Costa, Alfredo Golino, Giorgio Secco, Fabio Treves, Carmelo Isgrò) e coristi (Giulia Fasolino, Paola Folli, Lalla Francia, Silvio Pozzoli, Aida Cooper, Antonella Pepe, Manuela Cortesi, Monica Magnani) partecipando altre 2 volte a Sanremo (1992 e 1999). Come ricordi quel decennio?
Un momento storico che ringrazio di aver vissuto, era un ambiente incredibile, non si badava a spese per fare un disco, un periodo fantastico, la musica era una faccenda seria.
Quali sono i tuoi ricordi del cuore per i tuoi primi album?
1991 – Cavoli amari – Un esordio totale, dal titolo si capisce che tipo di infanzia ho vissuto.
1992 – Gatto Panceri (ristampa di Cavoli amari con l’aggiunta di 2 brani) – Un album con più luce e la conferma del nome d’arte ufficiale, perché ci deve sempre essere un album intitolato col proprio nome, è un portafortuna.
1993 – Succede a chi ci crede – La consapevolezza che sia successo qualcosa di importante.
1995 – Impronte digitali – Molto autobiografico, intimo, un segno distintivo, un contatto con il pubblico senza più remore.
1997 – Stellina – Una scommessa vinta, dicevano fossi un cantautore di nicchia e invece tutti cantavano le mie canzoni.
1999 – Cercasi amore – Un disco molto sentimentale, monotematico, però un album che ricordo con piacere per il ritorno a Sanremo, realizzato in tempi molto stretti, ma essenziale e quindi molto sincero.

Rimanendo negli anni ‘90 un’altra grande artista per la quale hai scritto è Giorgia, con ben 7 tuoi brani nell’album Come Thelma & Louise del 1995 e proprio nello stesso anno “C’è da fare” viene incisa da entrambi.
Sarebbe stato bello un duetto, tra tutte le canzoni C’è da fare era la più maschile per cui l’ho incisa anch’io in Impronte digitali, una canzone che ripropongo nei concerti, sono brani che in un certo senso “tornano a casa”.
Gli anni duemila vedono la pubblicazione di altri tuoi 5 album tra il 2001 e il 2018.
2001 – Vibrazioni – Un album molto intimo, coprodotto con Umberto Iervolino.
2003 – 7 vite – Un disco raffinato che ho realizzato a Viareggio, ho unito l’elettronica al rock, parla di rinascita.
2006 – Passaporto – Un ritorno al pop con ben 7 singoli pubblicati, mi sono divertito a cambiare stile, io non mi devo annoiare, credo nel concetto di Album, dalla prima all’ultima traccia ricerco un insieme logico e coerente.
2009 – S.O.S. – Ho coinvolto importanti nomi per gli arrangiamenti e il mixaggio, tra i migliori in Italia per il suono.
2018 – Pelle d’oca e lividi – Un album realizzato interamente da me, mi sono divertito a sperimentare.
Nel 2023 crei il tuo nuovo studio professionale il DI AMANTE Recording Studio in cui prosegui la tua attività e carriera non solo firmando testi e musiche, cantando e suonando svariati strumenti, ma occupandoti anche dei ruoli relativi alla produzione, agli arrangiamenti e ai mixaggi. Come vivi questa impegnativa attività?
Lo studio può cominciare a produrre qualche giovane talento per arrivare al successo, come anche può aprire le porte a colleghi che desiderino produrre un disco con più calma e in un contesto tranquillo.
Come autore hai composto canzoni anche per Gianni Morandi, Fausto Leali, Mietta, Sirya, Dolcenera, Orietta Berti, Massimo Ranieri, Raffaella Carrà, Andrea Bocelli. Oltre a firmare i tuoi brani c’è stata una relazione artistica con qualcuno di questi tuoi colleghi che ricordi con particolare piacere?
Con piacere tutti, quando consegno una canzone a qualcuno io vado personalmente in studio, si crea una alchimia, si diventa amici, complici, nasce una empatia. Come con Gorgia che ne ha realizzate ben sette. Sono tutte esperienze in cui c’è stato uno scambio reale. Ho bisogno di sentire che ci si crede a vicenda.
A quando l’uscita dell’atteso tuo nuovo album?
Tra un paio di mesi è pronto, l’uscita potrebbe essere in tarda primavera o settembre 2026. Un disco attuale che dovrebbe intitolarsi “Musica libera”, che non segue le mode, sarà istintivo e in piena libertà, voglio essere purista, rispettando il mio stile. Ci deve essere qualcuno che porta avanti una mentalità e un gusto nel raccontare storie.
E tra le varie attività, da anni conduci anche quelle didattiche. Maestro Panceri come svolgi questa parte del tuo lavoro?
Conduco spesso stage sulla composizione, la scrittura di testi e l’interpretazione vocale in varie scuole e in alcune università. Se non fossi diventato un cantante, sarei stato un insegnante a scuola, che in realtà ho fatto da giovane e poi ho abbandonato per la carriera. Ma ho recuperato questa missione chiamato da Mogol insegnando per il Cet e in varie scuole di musica d’Italia. Sono lezioni in cui si trasmette l’esperienza. Quando l’allievo ha un talento innato attraverso questi stage può sviluppare le sue competenze.
Al tuo concerto al MIV di domenica 8 marzo che scaletta di canzoni ci proporrai?
Proporrò una antologia di canzoni migliori del mio percorso, quelle più importanti che hanno costellato la mia carriera. E nel 30° anno di Vivo per lei questa non potrà mancare.

Info e prevendite
MIV, Multisala Impero Varese, via Giuseppe Bernascone 13 Varese. Tel +39 0332 284004 – https://www.multisalaimpero.com – info@multisalaimpero.com
Paolo Franzato
https://varesepress.info/eventi/intervista-a-marco-rodio/



