Ciao Fedrik

E’ possibile trovare un senso alla morte improvvisa e tragica di un diciottenne? E’ possibile tornare a casa e riprendere la vita di sempre con questo pensiero a torturarci l’anima?

 

Questi erano i miei pensieri ieri uscendo dal funerale di Fedric Borghi, il giovane gerenzanese perito settimana scorsa in un incidente stradale tra Turate e Lomazzo su una strada che molti considerano troppo pericolosa e già teatro di numerosi incidenti gravi. Erano migliaia le persone che dentro e fuori la chiesa parrocchiale hanno voluto dare l’ultimo saluto a Fedric: amici, conoscenti, compagni di scuola e di avventure, genitori dell’associazione Famiglie per l’Accoglienza provenienti da tutta la Lombardia. Un dolore immenso ma composto quello dei genitori Renato e Sara Borghi che rincuora i presenti che sembrano più smarriti di loro. Messa concelebrata da tanti sacerdoti e canti, tanti canti in particolare quelli composti da Claudio Chieffo così caro alla famiglia. Anche i miei figli hanno voluto esserci, memori dei tanti sabati passati insieme a Fedric nell’asilo delle suore di Gerenzano. Poi le loro strade come capita si sono parzialmente separate ma mai del tutto. Un filo rosso lega i ragazzi adottati, una domanda sulla loro origine li accomuna e li rende più amici, una solidarietà segreta ma forte, forse un’inquietudine in più mai del tutto sopita pur nella certezza dell’amore che li ha nuovamente circondati.

 

Ora caro Fedric hai tutte le risposte. Ora tutto ti è chiaro. Noi però siamo più soli e con tante domande in più. Come diceva giustamente il sacerdote nell’omelia le risposte si possono solo mendicare. Noi possiamo solo dire “Siamo venuti, abbiamo risposto alla tua chiamata”. Speriamo di poterlo fare sempre. Ci aiuterà dal cielo anche Fedric.

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