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    Selfie pericolo sulla torre Nokia a Rozzano

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    By Redazione Milano on 16 Gennaio 2026 Cronaca, Milano
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    Pericolo estremo a due passi da Milano: ragazzini scalano la torre Nokia per un selfie per Rozzano

    L’allarme sicurezza scuote l’area metropolitana di Milano, portando alla luce un fenomeno tanto pericoloso quanto diffuso tra i giovanissimi: il cosiddetto “urban climbing“. Negli ultimi giorni, diverse segnalazioni hanno riguardato un gruppo di adolescenti che si sono avventurati sulla sommità della torre Nokia a Cassina de’ Pecchi. Questa imponente struttura, che domina il panorama a pochi chilometri dal centro di Milano, è diventata il teatro di una sfida al limite della follia, dove la posta in gioco non è un premio, ma la vita stessa.

    La cronaca locale, sempre attenta a ciò che accade nell’hinterland di Milano, ha evidenziato come l’episodio non sia un caso isolato. L’ex assessore Andrea Maggio ha sollevato pubblicamente la questione, pubblicando scatti che ritraggono i ragazzi sulla cima dell’edificio. La vicinanza con Milano rende questi luoghi facilmente raggiungibili tramite la metropolitana, trasformando strutture industriali o direzionali in parchi giochi verticali per chi è in cerca di una scarica di adrenalina da condividere sui social network.

    L’episodio ha scatenato un acceso dibattito politico e sociale che coinvolge non solo l’amministrazione locale ma l’intera provincia di Milano. Secondo le ricostruzioni, i ragazzi sarebbero riusciti a penetrare all’interno della struttura attraverso una porta lasciata incustodita o forzata. Nonostante le rassicurazioni della sindaca Elisa Balconi, che ha dichiarato che gli accessi sono stati messi in sicurezza e murati, le prove fotografiche diffuse nelle scorse ore sembrano raccontare una storia diversa, alimentando la paura che la torre possa restare un obiettivo sensibile per i giovani di Milano e dintorni.

    La facilità con cui è possibile accedere a siti potenzialmente letali nei pressi di Milano pone l’accento sulla responsabilità della vigilanza. Molti residenti lamentano che, nonostante le segnalazioni, il controllo del territorio fuori dalle zone centrali di Milano risulti talvolta meno efficace. La torre Nokia, con i suoi oltre sessanta metri d’altezza, rappresenta una sfida irresistibile per chi vuole dimostrare il proprio coraggio digitale, ignorando i rischi strutturali e legali di una simile violazione di proprietà.

    L’ossessione per i social: quando l’emozione diventa un rischio mortale

    Il fenomeno che ha colpito la periferia est milanese riflette una tendenza globale alimentata dalle piattaforme social come TikTok e Instagram. Salire sulla cima di una torre, senza alcuna protezione, per scattare una foto con lo skyline all’orizzonte è diventato uno status symbol. Questi ragazzi non cercano solo l’emozione forte, ma il riconoscimento immediato dei loro coetanei attraverso “like” e commenti, ignorando che un solo passo falso potrebbe trasformare una bravata in una tragedia irreparabile.

    Le autorità locali hanno ribadito che la struttura non è assolutamente sicura per il transito di persone non autorizzate. All’interno, rampe di scale vecchie e corridoi bui possono nascondere insidie letali. Eppure, il richiamo del proibito sembra essere più forte di qualsiasi divieto. Gli esperti di psicologia dell’età evolutiva spiegano che questa ricerca del limite è tipica dell’adolescenza, ma oggi viene amplificata dalla cassa di risonanza del web, rendendo i pericoli ancora più attraenti.

    La polemica sugli accessi: porte aperte o false segnalazioni?

    Al centro del caso c’è la disputa sulla sicurezza degli ingressi. Se da una parte l’amministrazione comunale assicura che sono stati effettuati interventi di chiusura definitiva con lucchetti, saldature e pannelli di cemento, dall’altra le segnalazioni dei cittadini indicano una realtà diversa. Alcuni sostengono che, osservando i sistemi di mappatura online o passando semplicemente accanto alla struttura, si possano notare varchi creati dai writer o dai ragazzi stessi nel corso dei mesi.

    Questa discrepanza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente visibile ha alimentato la protesta dei gruppi politici di opposizione. La sicurezza dei minori non può essere oggetto di dispute burocratiche: se un luogo è pericoloso, deve essere inaccessibile. La torre, una volta simbolo dell’avanguardia tecnologica della zona, rischia ora di diventare il simbolo del degrado e della trascuratezza se non verranno presi provvedimenti definitivi e costantemente monitorati.

    Il ruolo dei genitori e della scuola nella prevenzione

    Oltre alla sicurezza fisica dei luoghi, emerge prepotente il tema dell’educazione. Non basta murare una porta se i giovani sentono il bisogno di trovare modi sempre più estremi per evadere dalla realtà quotidiana. Le famiglie sono chiamate a un compito difficile: monitorare la presenza online dei propri figli e spiegare che la vita reale non ha il tasto “reset”.

    Le scuole della Martesana e dell’area milanese stanno cercando di attivare percorsi di sensibilizzazione sull’uso consapevole dei social e sui rischi legati alle sfide estreme. Tuttavia, il divario tra la velocità con cui nascono queste tendenze e i tempi delle istituzioni resta ampio. È necessario un impegno collettivo per offrire ai ragazzi alternative sane, luoghi di aggregazione sicuri e stimoli che non mettano a repentaglio la loro incolumità.

    Conclusioni: una sfida che riguarda tutta la comunità

    L’episodio della torre Nokia è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Non si tratta solo di una porta aperta o di un lucchetto rotto, ma di una fragilità educativa e sociale che richiede risposte concrete. Mentre le autorità competenti lavorano per rendere la struttura inespugnabile, la comunità deve riflettere su come proteggere i propri giovani da una cultura del rischio che valorizza l’apparenza sopra ogni altra cosa.

    La speranza è che questa vicenda serva da lezione e che non si debba attendere un incidente grave per vedere un intervento risolutivo. La torre deve tornare a essere solo un elemento del paesaggio urbano, e non il palcoscenico di una sfida silenziosa e pericolosa che si consuma tra le ombre della periferia. La protezione dei nostri ragazzi inizia dalla vigilanza, ma si completa solo con l’ascolto e la guida costante verso scelte consapevoli e sicure.

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