Furio Artoni e la battaglia dei frontalieri: quando il granello di polvere muove i palazzi
Nel complesso ingranaggio della politica italiana, siamo abituati a pensare che le grandi decisioni piovano sempre dall’alto, calate dai palazzi romani o dai grattacieli milanesi. Eppure, la storia recente ci insegna che a volte è un piccolo centro come Luino, sulle sponde del Verbano, a dettare l’agenda nazionale. Protagonista di questa dinamica è Furio Artoni e la battaglia dei frontalieri, un caso emblematico di come un “modesto” consigliere comunale d’opposizione possa trasformarsi in quel granello di polvere capace di inceppare il silenzio delle istituzioni e costringere i “big” della politica a scendere in campo.
Mentre le “aquile” del panorama politico regionale e nazionale planano oggi su temi caldi come la tassazione dei lavoratori transfrontalieri, è doveroso fare un passo indietro per restituire il merito intellettuale a chi, con una prosa d’altri tempi e una determinazione d’acciaio, ha tracciato la rotta quando il mare era ancora calmo e l’indifferenza regnava sovrana.
Il Re è nudo: la lungimiranza di Artoni già nel 2020
Per capire l’impatto di Furio Artoni e la battaglia dei frontalieri, dobbiamo riavvolgere il nastro fino al dicembre 2020. In un clima di generale incertezza, il consigliere Artoni presentò la prima mozione a tutela dei lavoratori della fascia di confine. Luino fece scuola: fu il primo comune della provincia a muoversi ufficialmente, ottenendo l’unanimità nonostante il testo fosse in evidente contrasto con le trattative allora condotte dal Governo centrale.
Quello fu il primo segnale. Un gesto che molti definirono “epocale” ma che, con il tipico stile della politica di vertice, venne presto avvolto da un silenzio assordante. Ma il silenzio non significa inattività. Artoni ha continuato a tessere la sua tela, studiando i codici con l’arguzia dell’avvocato che sa leggere tra le righe delle leggi meglio di chi le ha votate.
Dicembre 2025: l’attacco all’abominio giuridico della tassa sulla salute
Arriviamo al dicembre 2025. Il tema esplode: la cosiddetta “tassa sulla salute” per i frontalieri diventa realtà. Mentre Roma tace e i parlamentari sono impegnati a contare i voti, Artoni torna alla carica. Definisce la tassazione un “abominio giuridico che viola la Costituzione”.
Ancora una volta, Luino è il primo comune ad approvare una mozione netta contro questo provvedimento. È qui che il “granello di polvere” inizia a fare davvero rumore. La voce di un consigliere di periferia rompe gli schemi, costringendo i piani alti a guardare verso il Lago Maggiore. La battaglia non è più solo locale; diventa il simbolo di una resistenza territoriale contro scelte centraliste ritenute inique.
Gennaio 2026: dalle mozioni ai fatti concreti per lo sviluppo
Il dinamismo di Furio Artoni e la battaglia dei frontalieri raggiunge l’apice nel gennaio 2026. Non ci si limita più alla protesta, ma si passa alla proposta. Vengono presentate e approvate due mozioni fondamentali:
* Contro la tassa sanitaria: per ribadire l’illegittimità del prelievo.
* Per il rilancio delle aree di frontiera: una visione strategica che include detassazioni per nuove imprese, riduzione del cuneo fiscale e potenziamento delle infrastrutture.
Temi complessi che, fino a pochi mesi prima, sembravano troppo ambiziosi per un consiglio comunale. Eppure, la forza delle idee ha trasformato le “aule polverose” di Luino in un laboratorio politico nazionale.
L’effetto trascinamento: quando le aquile seguono la mosca
Ed ecco che accade il “miracolo”. Dopo mesi di battaglie solitarie condotte da Artoni, improvvisamente compaiono sulla stampa sfilate di personaggi politici di ogni ordine e grado. Esponenti regionali, nazionali e persino ministeriali iniziano a parlare di ristorni, di tasse inique e di zone economiche speciali.
Come sottolineato dagli Stati Generali del Centrodestra per Luino (Pietro Agostinelli, Egidio Carlomagno e Marmorato Pantaleone), assistiamo a una sorta di “passerella” postuma. Politici che inizialmente avevano osteggiato o ignorato queste istanze, ora salgono sul treno in corsa con la grazia di chi vuol far credere di aver sempre posseduto il biglietto. Ben venga l’appoggio delle alte cariche, sia chiaro, ma l’onestà intellettuale impone di ricordare chi ha acceso la miccia.
Il valore del riconoscimento intellettuale: “Dalle sponde del Verbano, con furore”
La metafora meccanica utilizzata da Artoni è calzante: conta di più un granello di polvere nell’ingranaggio giusto che mille rotelle luccicanti che girano a vuoto. Non si chiedono busti o piazze, ma il riconoscimento di un primato d’azione.
Artoni è stato quel granello scomodo, irritante per il potere perché fuori dalle liturgie classiche, ma tremendamente efficace. Ha agito mentre altri discutevano di massimi sistemi tra Milano e Roma. La sua “Cina con furore” (citando Bruce Lee e la passione di Artoni per le arti marziali) ha dimostrato che la competenza e la caparbietà possono ribaltare i rapporti di forza.
Conclusione: un modello per la politica del territorio
La vicenda di Furio Artoni e la battaglia dei frontalieri insegna che i territori hanno ancora una voce, se sanno come usarla. Il successo delle mozioni luinesi, oggi diventate pilastri di discussione nazionale, è la prova che la politica “dal basso” non è solo possibile, ma necessaria.
Mentre il centrodestra luinese mette agli atti questo successo, resta la consapevolezza che, senza quel primo passo coraggioso mosso sulle rive del Lago Maggiore, oggi migliaia di lavoratori frontalieri avrebbero una difesa in meno e le aree di confine meno speranze di sviluppo.
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