Smantellato un canale internazionale di traffico di droga tra Varese e il Perù sei fermi eseguiti nell’ultimo weekend dalle forze dell’ordine
Un’operazione congiunta di straordinaria rilevanza ha portato alla luce un sofisticato canale internazionale di traffico di droga tra Varese e il Perù, culminando con il fermo di sei persone tra le province di Varese e Novara. L’azione, coordinata con precisione dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio, ha visto la collaborazione sinergica dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese e di diverse articolazioni della Polizia di Stato. L’indagine ha permesso di smantellare un’organizzazione criminale capace di importare ingenti quantitativi di stupefacenti dal Sudamerica, utilizzando metodi di occultamento particolarmente ingegnosi e rari nel panorama del narcotraffico.
Il successo contro questo traffico di droga tra Varese e il Perù è scaturito da una segnalazione internazionale che indicava l’imminente arrivo in Italia di un pacco sospetto proveniente dal territorio peruviano. Il carico, apparentemente innocuo, conteneva circa 19,5 chilogrammi di cera d’api. Tuttavia, le analisi tecniche hanno rivelato una realtà ben diversa: la sostanza era stata contaminata con cocaina purissima, un espediente chimico utilizzato dai cartelli sudamericani per eludere i controlli doganali negli aeroporti. Questa scoperta ha confermato i sospetti degli inquirenti, che già stavano monitorando alcune dinamiche di spaccio nei boschi di Lonate Pozzolo.
L’inchiesta sul traffico di droga tra Varese e il Perù ha permesso di individuare non solo i destinatari del carico, ma anche una vera e propria raffineria rudimentale allestita in un’abitazione privata. Grazie a un’operazione di consegna controllata, le forze dell’ordine hanno seguito il tragitto del plico fino a una casa a Prato Sesia, in provincia di Novara, dove lo stupefacente era rimasto nascosto per nove giorni. L’intervento coordinato tra Carabinieri e Polizia ha consentito di bloccare i responsabili proprio mentre cercavano di recuperare il carico da un nascondiglio di fortuna situato in un boschetto limitrofo.
Le origini dell’indagine e la segnalazione della direzione centrale servizi antidroga
Tutto ha avuto inizio grazie a una precisa informativa indirizzata ai Carabinieri di Varese dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga di Roma. La segnalazione riguardava un plico in arrivo dal Perù, destinato a un indirizzo nel comune di Gattinara, nel vercellese. Fin da subito, gli inquirenti hanno notato una convergenza investigativa con un’altra attività già in corso da parte del Commissariato di Polizia di Busto Arsizio. Quest’ultima indagine era focalizzata sullo spaccio boschivo nel territorio di Lonate Pozzolo, dove erano già emerse tracce di un possibile canale di approvvigionamento diretto dal Sudamerica.
La Procura di Busto Arsizio ha quindi deciso di unire gli sforzi investigativi delle due forze di polizia, mettendo a sistema le informazioni raccolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Varese, dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Giudiziaria della Procura. Questa strategia collaborativa si è rivelata vincente, permettendo di mappare i medesimi soggetti coinvolti sia nella distribuzione al dettaglio sul territorio boschivo, sia nella logistica delle importazioni internazionali.
Il sequestro a Linate e la strategia della consegna controllata
Il pacco sospetto è stato intercettato dai Carabinieri il 16 febbraio scorso presso l’aeroporto di Milano Linate. Invece di procedere al sequestro immediato, l’Autorità Giudiziaria ha disposto un provvedimento di ritardato sequestro per permettere il monitoraggio del carico e l’identificazione di tutta la rete dei complici. Le analisi preliminari sulla cera d’api avevano già confermato la presenza di tracce significative di cocaina, convalidando l’ipotesi della contaminazione chimica.
È iniziata così la fase operativa della consegna controllata. Per diversi giorni, il plico è stato tenuto sotto stretta osservazione dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, che hanno monitorato ogni spostamento dei destinatari. Gli indagati, ignari di essere pedinati, hanno prima ricevuto il pacco a Gattinara per poi trasferirlo in un’abitazione sicura a Prato Sesia. Solo venerdì 27 febbraio, dopo un passo falso commesso dai trafficanti che avevano spostato il carico in un boschetto vicino al centro abitato, le forze dell’ordine hanno deciso di far scattare il blitz.
La raffineria di Prato Sesia e il sequestro di sostanze chimiche
Durante le perquisizioni effettuate a Prato Sesia, gli agenti e i militari hanno scoperto una vera e propria raffineria rudimentale. All’interno dell’abitazione del quarto uomo fermato, sono state rinvenute numerose sostanze chimiche, polveri e attrezzi verosimilmente destinati alla lavorazione e all’estrazione della cocaina dalla cera d’api. Questa scoperta dimostra che l’organizzazione non si limitava a ricevere lo stupefacente, ma possedeva anche le competenze tecniche per trattarlo e renderlo pronto per il mercato dello spaccio.
Oltre ai 19,5 chilogrammi di cera d’api contaminata, l’operazione ha portato al sequestro di un arsenale di diverse sostanze stupefacenti già pronte per la vendita: 400 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 190 grammi di hashish e oltre un chilogrammo di marijuana. Nel corso dei controlli sono state rinvenute anche numerose munizioni da caccia e una carabina ad aria compressa, elementi che sottolineano la pericolosità del gruppo criminale smantellato.
Il tentativo di fuga e i fermi sull’autostrada A26
L’operazione non si è esaurita con i primi quattro arresti avvenuti nella serata di venerdì. Il giorno seguente, grazie a ulteriori risultanze investigative, la Polizia di Stato ha intercettato un’autovettura sull’autostrada A26, nei pressi del casello di Romagnano Sesia. A bordo del veicolo si trovavano due cittadini di nazionalità peruviana che, avendo appreso del blitz della sera precedente, stavano tentando una fuga disperata verso l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio.
Il loro obiettivo era imbarcarsi sul primo volo diretto in Perù per sfuggire alla cattura, ma il tempestivo intervento del Commissariato di Busto Arsizio, della Squadra Mobile di Varese e della Sottosezione Autostradale di Romagnano Sesia ha impedito la fuga. I due cittadini sudamericani sono stati bloccati e arrestati con le medesime accuse di importazione e detenzione di stupefacenti in concorso.
Il profilo dei fermati e le case circondariali coinvolte
I sei soggetti fermati nell’ambito dell’operazione sono quattro cittadini italiani e due cittadini peruviani. Tutti sono stati associati alle case circondariali di Novara e Busto Arsizio, dove rimangono a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per i successivi passaggi del procedimento penale. Le indagini sono ancora in corso per determinare se vi siano altri complici sul territorio nazionale o legami con altre organizzazioni criminali dedite allo spaccio boschivo.
Il coordinamento internazionale garantito dalla Direzione Centrale Servizi Antidroga di Roma ha permesso inoltre di attivare i canali di cooperazione con il collaterale peruviano, al fine di risalire ai cartelli sudamericani che hanno organizzato la spedizione originale. Questa inchiesta ha svelato una modalità di traffico internazionale particolarmente insidiosa, che richiede un alto livello di specializzazione chimica per il recupero della sostanza pura.
L’impatto sul territorio e la lotta allo spaccio boschivo
Questo colpo al narcotraffico internazionale ha riflessi diretti sulla sicurezza del territorio varesino, in particolare per quanto riguarda il contrasto al fenomeno dello spaccio nelle zone boschive. Smantellare un canale di importazione diretta significa interrompere il flusso di rifornimento per le piazze di spaccio locali, rendendo più difficile l’approvvigionamento per i pusher che operano tra Lonate Pozzolo e le aree limitrofe.
La Procura di Busto Arsizio continua a mantenere alta l’attenzione su questi fenomeni, promuovendo la massima collaborazione tra le diverse forze di polizia. Il successo dell’operazione testimonia come l’unione delle risorse investigative e l’uso di tecniche avanzate, come la consegna controllata e il monitoraggio internazionale, siano strumenti indispensabili per contrastare gruppi criminali sempre più organizzati e tecnologicamente evoluti.








