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Varese, concluso il progetto “Stagioni dell’arte. Ritratti di Vivi Papi” realizzato da Beautiful Varese International Association di Casciago

Una conclusione che è un inizio, quella del progetto “Stagioni
dell’Arte a Varese. Ritratti di Vivi Papi”, che ha avuto il merito di
far conoscere alla cittadinanza e nel varesotto l’opera del grande
fotografo d’arte, la cui eredità è conservata sotto forma di archivio
consultabile presso l’Università dell’Insubria.

Numerose infatti sono le richieste di ricerca e approfondimento,
che sono pervenute a vitalizzare il prezioso corpus di fotografie, che
attesta la vita culturale a Varese negli scorsi quaranta anni.

Un progetto partecipatissimo, che ha saputo cogliere l’interesse di
tantissimi cittadini varesini e lombardi che non conoscevano la figura
di Vivi Papi e la sua importanza per la storia dell’arte della città.

Il progetto è andato in scena al Battistero di Velate dove dal 25
agosto sono state esposte stampe fotografiche (alcune originali
provenienti dall’archivio del Centro Storie Locali) e cimeli concessi in
prestito dalla famiglia consistenti in attrezzature d’epoca usate dal
fotografo.

Fra le immagini storiche a monitor, scelte per testimoniare
l’attività dell’artista, alcune cartelle di scatti eseguiti a Sacro
Monte dal 1948 al 1960, la documentazione della traslazione della Statua
della Madonna del Monte alle Romite per il restauro del vestitino in
occasione della visita di Papa Giovanni XXIII, le immagini delle cantine
Camponovo ancora di pertinenza dell’Albergo prima della
ristrutturazione e altre scattate a Guttuso in occasione del murale alla
Terza Cappella.

Inoltre l’intero reportage del restauro della Chiesa di Santo
Stefano di Bizzozero e una rarissima documentazione dell’attività di
recupero fisioterapico di giovani disabili strappati ai manicomi presso
la Villa Bonacina di San Fermo, iniziata negli anni ’50.

Alla inaugurazione presenti oltre il Sindaco Galimberti, anche
personalità importanti che lavorarono intensamente con Vivi Papi, come
il prof. Silvano Colombo ex direttore dei Musei Civici di Varese, e
Monsignor Fumagalli dottore della Biblioteca Ambrosiana.

Il percorso mostra ha evidenziato, attraverso la cronologia dei
ritratti di artisti esposti, un fermento artistico vitale che si è
espresso ai suoi massimi nella città di Varese e dintorni negli ultimi
quarant’anni del secolo XX, ed in particolare dalla metà degli anni ’70
alla fine degli anni ’80.

Vivi Papi, che aveva la passione della fotografia d’arte, ha potuto
documentare la trasformazione artistica della città per mano di
numerosi e prestigiosi artisti, dei quali teneva anche un ritratto
personale.

Un periodo vivo, contrassegnato da collettive di giovani artisti
(oggi riconosciuti internazionalmente) che potevano vivere del proprio
mestiere, grandi restauri (Cappelle, Bizzozero), nuovi monumenti e
affreschi (Sacro Monte), artisti varesini chiamati a Milano per
prestigiose personali (Bai a Palazzo Reale), collaborazioni
interdisciplinari (Frattini e Piero Chiara), Bodini chiamato alla
docenza internazionale dopo aver esplorato il mondo della grafica e
della scultura, Morandini che sceglie di aprire uno studio a Varese,
apertura di numerose galleria d’arte in città.

La consapevolezza della importanza del patrimonio del territorio
passa anche per la ricognizione fotografica dei suoi tesori: Vivi Papi
viene chiamato a fermare su pellicola la Cripta di Sacro Monte, le
collezioni Cagnola a Gazzada, Baroffio e Pogliaghi a Sacro Monte, e
l’intera opera degli artisti Morazzone, Isidoro Bianchi da Campione e
Giovan Battista Ronchelli.

Numerosi gli eventi di approfondimento correlati alla mostra, che
si sono svolti nei luoghi della città collegati a Vivi Papi, che hanno
riscosso un buon successo di pubblico.

A Villa Toeplitz, sede dell’archivio Vivi Papi, alla presenza del
Rettore Porisini, Paolo Zanzi ha tenuto una lezione magistrale
sull’importanza degli archivi fotografici per costruire la memoria della
città, ed in particolare quello di Papi che è stato la base per
pubblicare la collana “Storia di Varese”.

A Santa Maria del Monte, luogo di nascita e residenza di Vivi Papi,
Mauro della Porta Raffo ha ripercorso i motivi storico sociali che
hanno portato al decadere del mecenatismo a Varese (primo fra tutti lo
spostamento della competenza e delle risorse dai Comuni alle Regioni
avvenuto negli anni ’70).

A Velate appuntamento con la fotografia storica a cura di Daniele Cassinelli con visita guidata per un gruppo di Fotografi della CNA Varese-Ticino Olona in ricordo del collega associato a CNA
e fondatore del Settore Fotografia, tra questi Franco Canziani, Franco
Orsi, Marino Sanvito, Karen Berestovoy; inoltre un evento dedicato al
ricordo di Guttuso e della vicenda della mancata Fondazione a Varese, al
cospetto degli imponenti ritratti fotografici di Vivi Papi, che ha
potuto testimoniare quanto l’eredità di Guttuso sia tuttora presente a
Velate in forma privata e diffusa (è stata lanciata la proposta di un
“fuori salone” per la mostra di Villa Mirabello del 2019”).

La mostra si è poi spostata a Penasca di San Fermo, dove la
famiglia Papi dimorò negli anni ’50 per qualche anno, consentendo ai
cittadini locali di apprezzare le proiezioni di foto storiche sulla
Villa Bonacina.

Il progetto è stato seguitissimo dai media, con numerosi articoli
di approfondimento sui giornali locali, televisioni e radio. Numerosi
gli aggiornamenti sui sociali Facebook e Linkedin.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Fondazione
Comunitaria del Varesotto Onlus nell’ambito del Bando Anno 2018 Arte e
Cultura.

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