Riaperte le indagini su Giuseppe Piccolomo per la morte della moglie

Sono stati acquisiti nuovi elementi e riaperte le indagini su Giuseppe Piccolomo per la morte della moglie bruciata viva in un incidente nel 2003 C’era una tanica di benzina in auto sotto il sedile dove sedeva Marisa Maldera la moglie di Giuseppe Piccolomo morta arsa viva alle 3 di notte nel 2003. Il Piccolomo era stato processato per omicidio colposo (l’evento era stato classificato come incidente stradale) ed aveva patteggiato una pena di un anno e quattro mesi. Successivam...

Sono stati acquisiti nuovi elementi e riaperte le indagini su Giuseppe Piccolomo per la morte della moglie bruciata viva in un incidente nel 2003

C’era una tanica di benzina in auto sotto il sedile dove sedeva Marisa Maldera la moglie di Giuseppe Piccolomo morta arsa viva alle 3 di notte nel 2003. Il Piccolomo era stato processato per omicidio colposo (l’evento era stato classificato come incidente stradale) ed aveva patteggiato una pena di un anno e quattro mesi. Successivamente, nel 2009 l’uomo si era reso protagonista di un’altra vicenda criminale: accusato e successivamente condannato in via definitiva all’ergastolo per il brutale omicidio di Carla Molinari, una pensionata di 82 anni che viveva da sola in una villetta di via Dante Alighieri a . L’omicidio era stato scoperto da una vicina di casa allertata dalla cugina della vittima preoccupata perché la anziana non rispondeva alle insistenti telefonate. L’anziana era stata trovata con la gola recisa e le mani mozzate. All’epoca dell’incidente in cui aveva perso la vita la moglie, durante i rilievi degli inquirenti era stata trovata una tanica piena di benzina sotto il sedile dove era bruciata viva la donna, ma l’uomo si era giustificato dicendo che era una misura precauzionale nel caso avesse finito la benzina. Le testimonianze delle figlie del Piccolomo avevano portato alla riapertura delle indagini sull’episodio che era stato ricostruito come un normale incidente stradale con l’auto guidata dall’uomo uscita di strada. L’uomo dopo l’incidente era sceso indenne dall’auto mentre la moglie andava a fuoco e non aveva messo in atto nessun tentativo per salvarla. Stando al racconto delle figlie l’uomo si era invaghito di una giovane marocchina, con la quale si era poi messo pochi mesi dopo la scomparsa della moglie, e voleva togliere di mezzo la moglie. Oltre a questo, secondo l’accusa, l’uomo aveva messo in conto anche l’ipotesi di incassare l’assicurazione sulla vita della moglie di cui nessuno in famiglia sapeva nulla. Un’analisi dei reperti tossicologici prelevati al momento dell’autopsia nel 2003 gli esperti hanno rilevato tracce, minime, di sedativo (mai prescritto) nel sangue della vittima il che spiegherebbe la mancanza di reazioni della donna durante l’incendio. Gli inquirenti hanno anche preso in esame le foto scattate all’epoca sul luogo dell’incidente che avrebbero evidenziato tracce non compatibili con l’uscita di strada per incidente e inoltre sarebbe stato identificato un operatore ecologico in servizio al momento dell’incidente che avrebbe dichiarato di avere visto un uomo che fumava tranquillo vicino all’auto invece che chiamare i soccorsi. Cocquio Trevisago 15 novembre 2017 La Redazione