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    salvini e molinari Lega, zona economica speciale
    salvini e molinari Lega, zona economica speciale

    La Zona economica speciale, ZES, Nord Italia proposta dalla Lega

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    By Redazione Milano on 10 Luglio 2026 Lega
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    La Zona economica speciale Nord Italia: la proposta della Lega per rilanciare le aree di confine e le crisi industriali

    La Zona economica speciale Nord Italia è la nuova proposta di legge presentata dalla Lega, a prima firma del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la competitività delle imprese che lavorano nelle aree transfrontaliere con Svizzera, Francia, Austria e Slovenia, e sostenere le zone di crisi industriale delle regioni del Nord. La misura nasce dalle richieste raccolte nei tavoli territoriali della Lega, dove sindaci, assessori e amministratori locali hanno segnalato difficoltà comuni: concorrenza fiscale estera, costi dell’energia, burocrazia e delocalizzazioni.

    Cosa prevede la proposta di legge di Molinari (Lega)

    Il testo depositato alla Camera punta a istituire una Zona economica speciale, ZES, dedicata ai territori del Nord Italia più esposti alla concorrenza dei Paesi confinanti e ai processi di deindustrializzazione. Il modello prende spunto dalle ZES già attive nel Mezzogiorno, ma con criteri adattati alle caratteristiche produttive del Nord: distretti manifatturieri, filiere della meccanica, chimica, tessile, logistica e automotive. L’idea è introdurre agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative e incentivi agli investimenti per le imprese che operano nei comuni di confine e nelle aree riconosciute in crisi industriale complessa.

    La proposta risponde a un’esigenza concreta. Le province di confine, da Varese a Verbano Cusio Ossola, da Como a Sondrio, fino ad Aosta, Bolzano e Trieste, convivono ogni giorno con regimi fiscali e contributivi più leggeri oltre frontiera. Questo spinge alcune aziende a spostare sede o produzione, o a perdere commesse. Nelle aree di crisi, come alcuni distretti del Novarese, del Vercellese, del Biellese e del Torinese, la sfida è trattenere occupazione e attrarre nuovi insediamenti. La Zona economica speciale Nord Italia vuole dare strumenti rapidi per invertire la tendenza.

    Le parole di Alberto Gusmeroli: “Risposta ai territori”

    Alberto Gusmeroli, deputato della Lega eletto nel collegio del Novarese e del Vco, ha spiegato così la ratio della proposta: “È una risposta piena alle richieste dei nostri territori, emerse nel tavolo territoriale della Lega che riunisce i nostri amministratori”. Il riferimento è al lavoro di ascolto fatto con sindaci e assessori del Nord, che hanno portato sul tavolo dati e casi concreti. Aziende che faticano a competere con la Svizzera per il costo del lavoro, capannoni vuoti in aree industriali che attendono riconversione, difficoltà a trovare manodopera specializzata. La ZES del Nord nasce da qui, dice Gusmeroli, non da un’idea calata dall’alto.

    Come funzionerebbe la ZES del Nord Italia

    Il meccanismo della Zona economica speciale è già noto. Si delimita un’area in cui le imprese beneficiano di vantaggi. Nella versione per il Nord, la proposta della Lega punta su tre leve. Primo, credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, ricerca e sviluppo, digitalizzazione. Secondo, riduzione dell’IRES per le nuove attività e per chi aumenta occupazione stabile. Terzo, semplificazione autorizzativa con sportello unico e tempi certi per permessi ambientali, edilizi e doganali. A questo si aggiunge la possibilità di zone franche doganali per la logistica, utili nei territori di confine dove transita gran parte dell’import export nazionale.

    Quali aree potrebbero rientrare

    Il testo di Molinari individua due criteri. Il primo è geografico: comuni entro una fascia chilometrica dal confine con Svizzera, Francia, Austria e Slovenia. Rientrano così province come Varese, Como, Lecco, Sondrio, Verbano Cusio Ossola, Aosta, Bolzano, Udine, Trieste e Gorizia. Il secondo è economico: aree di crisi industriale complessa già riconosciute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, o nuove aree che presentano cali occupazionali, cessazioni di attività e indici di deindustrializzazione. In questo modo la Zona economica speciale Nord Italia tiene insieme confine e crisi, due facce dello stesso problema di competitività.

    Perché serve una ZES al Nord: la concorrenza dei Paesi vicini

    Chi produce a pochi chilometri dal confine vive ogni giorno il confronto con sistemi diversi. In Svizzera il costo del lavoro è alto, ma la tassazione sulle imprese e la burocrazia sono più leggere. In Austria e Slovenia ci sono regimi agevolati per ricerca e investimenti. La Francia ha strumenti forti per le zone di frontiera. Le aziende italiane, soprattutto PMI, subiscono questa pressione. Alcune spostano magazzini e uffici oltre confine. Altre perdono talenti, che scelgono contratti esteri. La ZES punta a ridurre questo divario con leve fiscali e tempi rapidi per autorizzazioni e insediamenti.

    Le crisi industriali del Nord: dal tessile all’automotive

    Il Nord non è solo confine. È anche crisi di filiere storiche. Il tessile biellese e comasco, la meccanica del Varesotto e del Novarese, l’automotive torinese, la chimica di Novara e Alessandria hanno vissuto ristrutturazioni dure. Capannoni dismessi, indotti in difficoltà, giovani che emigrano. Le aree di crisi industriale complessa hanno già strumenti, ma i tempi sono lunghi e le risorse frammentate. La Zona economica speciale Nord Italia vuole concentrare incentivi e semplificazioni in un unico pacchetto, con procedure certe e sportelli unici che parlano con le imprese.

    Cosa chiedono gli amministratori locali della Lega

    Nei tavoli territoriali della Lega, racconta Gusmeroli, i sindaci hanno portato richieste concrete. Primo, meno burocrazia per chi amplia o riconverte un capannone. Secondo, credito d’imposta semplice, senza bandi a sportello che finiscono in poche ore. Terzo, aiuti per assumere giovani e formare operai specializzati. Quarto, energia a costi sostenibili per le aziende energivore. Quinto, logistica veloce per chi esporta. La proposta Molinari traduce queste richieste in norme. Non è un libro dei sogni, dicono dal partito, ma un pacchetto operativo che si può finanziare con fondi nazionali ed europei.

    Il modello delle ZES del Sud e le differenze per il Nord

    Le ZES del Mezzogiorno hanno mostrato che la leva fiscale funziona se accompagnata da semplificazioni reali. Il credito d’imposta al Sud ha sostenuto investimenti in logistica portuale, agroindustria e manifattura. Al Nord il tessuto è diverso: più PMI, più export, più ricerca privata. Per questo la proposta prevede un’attenzione specifica a Industria 4.0, transizione digitale, economia circolare. L’altra differenza è il confine. Nel Sud la ZES guarda ai porti. Nel Nord deve guardare ai valichi, ai trafori, agli interporti. La Zona economica speciale Nord Italia nasce per trattenere valore aggiunto, non solo per attrarre dall’esterno.

    I vantaggi per le imprese: fisco, burocrazia, lavoro

    Per le aziende che rientrano nel perimetro, i vantaggi sarebbero tangibili. Credito d’imposta sugli investimenti, con percentuali più alte per ricerca e assunzioni stabili. Riduzione IRES per chi apre nuove unità produttive o aumenta l’organico. Tempi certi per le autorizzazioni: il silenzio assenso diventa la regola, con un responsabile unico del procedimento. Sportello unico ZES per pratiche ambientali, edilizie, doganali. Possibilità di accordi sindacali territoriali per flessibilità e produttività. Per le PMI, che non hanno uffici legali interni, la semplificazione vale quanto lo sconto fiscale.

    Logistica e dogane: il nodo dei valichi

    Gran parte dell’export italiano passa dai valichi del Nord. Domodossola, Chiasso, Brennero, Tarvisio, Ventimiglia. Le imprese di confine vivono di tempi doganali e di logistica. La proposta ZES prevede zone franche e procedure semplificate per chi importa, trasforma ed esporta. L’obiettivo è ridurre i tempi di sdoganamento e i costi di attraversamento. Per i distretti della meccanica e della moda, dove i componenti fanno avanti e indietro con Svizzera e Francia, anche un giorno in meno di attesa significa contratti vinti. La Zona economica speciale Nord Italia mette la logistica al centro.

    Energia e transizione: un aiuto alle energivore

    Acciaio, carta, vetro, chimica, ceramica. Il Nord ha molte aziende energivore che soffrono il prezzo dell’energia. La ZES può prevedere accordi per forniture a prezzi calmierati nelle aree di crisi, contratti di sviluppo per l’autoproduzione, semplificazioni per fotovoltaico su tetto nei capannoni. La transizione ecologica, dice la Lega, non può diventare deindustrializzazione. Servono incentivi per rinnovare impianti, ridurre emissioni e restare competitivi. Il credito d’imposta per beni strumentali green è una delle leve previste dalla proposta.

    Formazione e lavoro: trattenere i giovani

    Uno dei problemi segnalati dai sindaci è la fuga di giovani qualificati verso Svizzera e Germania. La ZES punta su incentivi alle assunzioni stabili di under 35, sgravi per apprendistato duale, fondi per ITS e academy aziendali. L’idea è legare scuola e impresa con percorsi brevi e subito spendibili. Nei distretti della meccanica di precisione del Varesotto e del Novarese mancano tornitori, fresatori, tecnici CNC. La Zona economica speciale Nord Italia vuole finanziare laboratori e docenze dalle imprese, con assunzione diretta al termine.

    Come si finanzia la ZES del Nord

    La proposta Molinari indica coperture miste. Fondi nazionali per la coesione, risorse del PNRR per transizione digitale ed ecologica, residui di programmazione europea 2021-2027. A questo si aggiungono le maggiori entrate generate dagli investimenti: più IRES e IVA nel medio periodo. Il modello è quello delle ZES del Sud, dove il credito d’imposta ha attivato investimenti privati superiori all’agevolazione. La Lega sostiene che il saldo per lo Stato sia positivo se la misura è mirata e temporanea, legata a risultati occupazionali e di investimento.

    Il ruolo dei Comuni: sportelli unici e mappatura delle aree

    I Comuni saranno protagonisti. Tocca a loro mappare le aree dismesse, i capannoni sfitti, le zone produttive da rilanciare. Con lo sportello unico ZES, il Comune diventa l’interfaccia per l’impresa: un solo punto per edilizia, ambiente, SUAP. I tempi si accorciano, le varianti urbanistiche diventano più rapide. Per i sindaci della Lega, è la chiave: decidere in fretta se un’area può ospitare una nuova linea produttiva o un magazzino logistico. La Zona economica speciale Nord Italia funziona se i Comuni sono attrezzati e lo Stato garantisce personale e digitale.

    Cosa cambia per l’artigiano e la PMI

    Non solo grandi gruppi. La ZES del Nord parla alle PMI. Un artigiano che compra un nuovo macchinario ha credito d’imposta e iter semplice. Una PMI che assume due giovani ha sgravi e formazione cofinanziata. Un’azienda che esporta ha dogane veloci. Il meccanismo è pensato per chi non ha un ufficio incentivi interno. Le domande saranno standardizzate, con modulistica unica. Il silenzio assenso evita rimpalli tra enti. Per il tessuto del Nord, fatto di imprese tra 10 e 100 dipendenti, la differenza la fa la semplicità.

    Il confronto con Svizzera e Francia: casi concreti

    A Luino o a Domodossola, basta attraversare il confine per trovare regole diverse. Un’azienda di stampaggio che apre in Canton Ticino ha tempi di autorizzazione di settimane e tassazione più leggera. Una logistica di Ventimiglia compete con piattaforme francesi che godono di aiuti territoriali. La proposta di Molinari nasce da questi casi. La Zona economica speciale Nord Italia non copia i modelli esteri, ma prova a compensare lo svantaggio. L’obiettivo non è dumping, è parità di condizioni. Se il confine non si può spostare, si possono spostare le regole dentro il confine.

    Le aree di crisi: esempi dal Piemonte e dalla Lombardia

    Nel Novarese e nel Vco ci sono distretti che hanno perso occupazione nella chimica e nella meccanica. Nel Biellese il tessile ha bisogno di riconversione e innovazione. Nel Torinese l’automotive cerca nuove filiere, dall’elettrico all’idrogeno. In Lombardia, la provincia di Varese ha aree produttive con capannoni vuoti. La ZES può attrarre investimenti per rigenerare quei siti, con bonifiche rapide e cambi di destinazione d’uso semplificati. L’idea è trasformare il vuoto in opportunità, con incentivi legati all’assunzione e all’innovazione.

    Tempi e iter parlamentare della proposta

    La proposta è stata depositata alla Camera. Ora inizia l’iter in Commissione. La Lega punta a un esame rapido, con audizioni di categorie, sindacati, Regioni e Comuni. Il confronto sarà sui criteri di perimetrazione, sulle coperture e sul raccordo con le norme europee sugli aiuti di Stato. La ZES deve rispettare i limiti Ue, ma ci sono margini per le aree svantaggiate e di confine. Alberto Gusmeroli parla di “risposta ai territori”: l’obiettivo è portare a casa la legge entro la legislatura, con primi effetti già nel 2026.

    Cosa dicono le imprese: attese e cautele

    Le associazioni di categoria accolgono con interesse la proposta, ma chiedono certezze. Primo: criteri chiari per entrare nella ZES, senza lotterie. Secondo: tempi certi per i crediti d’imposta, con compensazione immediata in F24. Terzo: sportello unico che funziona davvero, con personale formato. Quarto: cumulabilità con Transizione 4.0 e altri incentivi. La Zona economica speciale Nord Italia convince se è semplice e stabile. Le imprese sono pronte a investire, ma vogliono sapere prima quanto e quando.

    Sindacati e lavoro: il nodo della qualità

    I sindacati chiedono che agli sgravi corrispondano contratti stabili e sicurezza. La proposta prevede premialità per assunzioni a tempo indeterminato e apprendistato. Si parla di accordi territoriali per produttività e welfare. Il tema è evitare che la ZES diventi solo sconto fiscale. Deve creare lavoro buono, con formazione e prevenzione. Su questo, il dialogo con le parti sociali sarà decisivo in Parlamento. La Lega dice di voler coinvolgere tutti i soggetti, perché la competitività senza coesione non regge.

    Ambiente e rigenerazione urbana

    La ZES del Nord non è cemento libero. Il testo punta su rigenerazione di aree dismesse, bonifiche, efficientamento dei capannoni. Il credito d’imposta premia investimenti green: fotovoltaico su tetto, pompe di calore, recupero acque. Le procedure ambientali restano, ma con tempi certi e conferenze di servizi rapide. L’idea è riqualificare senza consumare suolo nuovo. In province come Varese e Novara, dove i capannoni vuoti sono molti, questa è la strada per far ripartire l’economia senza impattare sul paesaggio.

    Digitale e dogane: lo sportello unico telematico

    Uno dei punti chiave è il digitale. La Zona economica speciale Nord Italia avrà uno sportello unico telematico. L’impresa carica il progetto, il sistema smista agli enti, parte il cronometro. Se i termini scadono, vale il silenzio assenso. I controlli restano, ma ex post. Per le dogane, si punta a corridoi veloci per le aziende certificate AEO, con sdoganamento in loco. Chi esporta ogni giorno risparmia tempo e denaro. Per le PMI è una rivoluzione: meno file, più produzione.

    Casi studio: cosa cambierebbe a Domodossola e Luino

    A Domodossola, una PMI della meccanica che investe 1 milione in un nuovo centro di lavoro avrebbe credito d’imposta maggiorato e iter edilizio in 60 giorni. Se assume 5 giovani, scattano sgravi e fondi per la formazione. A Luino, un’azienda di logistica potrebbe attivare una zona franca per l’import export con la Svizzera, con tempi doganali ridotti. Sono esempi concreti di come la ZES incide sulla vita delle imprese. Non teoria, ma conti economici che tornano.

    Il ruolo delle Regioni e il raccordo con lo Stato

    Le Regioni del Nord avranno un ruolo nella perimetrazione e nella governance. Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e le Province di Trento e Bolzano dovranno indicare aree e priorità. Lo Stato mette le norme e le risorse. I Comuni gestiscono lo sportello unico. Questo modello a tre livelli evita sovrapposizioni. La Zona economica speciale Nord Italia funziona se tutti remano nella stessa direzione, con cabine di regia snelle e decisioni rapide.

    Cosa succede ora: prossimi passi e scadenze

    Dopo il deposito, la proposta va in Commissione Attività produttive e Finanze. Serviranno audizioni e un testo base. La Lega punta a chiudere entro pochi mesi, per rendere operative le agevolazioni nel 2026. Intanto i Comuni possono iniziare la mappatura delle aree. Le imprese possono preparare progetti. Alberto Gusmeroli parla di “risposta ai territori” perché la misura nasce dal basso. Se il Parlamento farà presto, la ZES del Nord diventerà uno strumento concreto per trattenere imprese, creare lavoro e ridare fiato alle aree di confine e di crisi.

    La Zona economica speciale Nord Italia è una scommessa. Prende un modello che ha funzionato al Sud e lo adatta a un Nord che corre ma fatica sul confine e nelle crisi industriali. La proposta di Molinari, sostenuta da Gusmeroli e dai sindaci della Lega, mette al centro fisco leggero, burocrazia veloce e lavoro stabile. Ora la parola passa alle Camere. I territori, intanto, aspettano risposte.

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