La Cultura che cura: la visita dell’Assessore Francesca Caruso al laboratorio di Arteterapia dell’Ospedale Del Ponte
La Cultura che Cura è il cuore di un progetto che unisce arte, cura e umanità, portando attività culturali all’interno di luoghi dove spesso prevalgono fragilità e silenzi.
È proprio in questo spirito che l’Assessore Regionale alla Cultura Francesca Caruso ha visitato la Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Del Ponte, accogliendo l’invito de Il Ponte del Sorriso per assistere a un laboratorio di Arteterapia finanziato dal suo assessorato.
La presenza dell’Assessore ha rappresentato un riconoscimento importante per un’iniziativa che, grazie al sostegno ottenuto dal Bando Unico Cultura 2025 di Regione Lombardia, sta dimostrando quanto la Cultura che Cura possa diventare un vero strumento di benessere per i giovani pazienti.
Il progetto, realizzato in collaborazione con Progetto Zattera, nasce con l’obiettivo di portare la cultura in un reparto ospedaliero dove l’accesso ad attività artistiche e creative è spesso limitato. Un obiettivo che si intreccia con la missione quotidiana dei volontari e delle educatrici de Il Ponte del Sorriso, impegnati nel creare spazi di espressione e ascolto per bambini e adolescenti ricoverati.
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Un incontro ricco di emozione e partecipazione
L’Assessore Francesca Caruso ha accolto l’invito con entusiasmo, trascorrendo un paio d’ore nel reparto per osservare da vicino il laboratorio di Arteterapia condotto dall’arte terapista Elena Gasparetti.
I ragazzi, guidati da un libro dedicato a René Magritte, hanno realizzato opere sorprendenti, capaci di raccontare emozioni profonde attraverso un linguaggio non verbale. L’arte, in questo contesto, diventa un mezzo per esprimere ciò che spesso non si riesce a dire, un ponte tra il mondo interiore e quello esterno.
L’Assessore si è soffermata a lungo davanti ai lavori esposti, leggendo anche le frasi scritte dai ragazzi e raccolte in una bacheca che testimonia la loro sensibilità e il loro percorso.
“È stata per me un’esperienza molto intensa. Integrare arte e cultura nei percorsi di cura significa mettere al centro la persona. Le attività artistiche possono favorire benessere emotivo e qualità della vita, soprattutto nei contesti più delicati”, ha dichiarato la dott.ssa Caruso, visibilmente colpita dalla delicatezza del reparto e dalle difficoltà che i giovani pazienti affrontano ogni giorno.
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Il significato dell’Arteterapia nei percorsi di cura
L’Arteterapia, come spiegato da Elena Gasparetti, utilizza linguaggi espressivi non verbali per permettere ai ragazzi di esternare emozioni complesse, spesso difficili da tradurre in parole.
In un reparto come la Neuropsichiatria Infantile, dove le degenze possono essere lunghe e il reparto è chiuso per garantire la sicurezza dei pazienti, attività come questa diventano fondamentali.
Non si tratta solo di un laboratorio creativo, ma di un vero e proprio strumento terapeutico che aiuta i giovani a riconnettersi con le proprie risorse interiori, a ritrovare fiducia e a costruire competenze utili per affrontare la quotidianità una volta dimessi.
Il lavoro delle educatrici e dei volontari de Il Ponte del Sorriso è costante: ogni giorno organizzano attività occupazionali che rappresentano un tassello importante nel percorso di cura.
La Cultura che Cura, in questo senso, non è uno slogan, ma un approccio concreto che unisce arte, relazione e benessere.
Una visita che rafforza un impegno condiviso
Ad accogliere l’Assessore c’erano il Direttore Socio‑Sanitario Giuseppe Calicchio, il Direttore del reparto Cristiano Termine e la caposala Carolina Rossi.
La loro presenza ha sottolineato l’importanza di un lavoro di squadra che coinvolge istituzioni, operatori sanitari, volontari e realtà culturali del territorio.
Emanuela Crivellaro, presidente de Il Ponte del Sorriso, ha espresso gratitudine per la visita dell’Assessore, sottolineando come sia stato importante mostrare concretamente l’impatto dei fondi regionali:
“Ci ha fatto molto piacere la visita dell’Assessore Francesca Caruso, alla quale abbiamo potuto dare un ritorno positivo su come abbiamo utilizzato i fondi messi a disposizione dal suo assessorato. In NPI le degenze sono piuttosto lunghe, il reparto è chiuso per la sicurezza dei ragazzi che hanno comportamenti disfunzionali, per cui la cultura rischia di stare lontana da loro, mentre invece è lo strumento che fa stare meglio anche e soprattutto i soggetti più fragili”.
La visita ha confermato quanto sia essenziale continuare a investire in progetti culturali all’interno degli ospedali, soprattutto in reparti dove la fragilità emotiva e psicologica è più evidente.
La Cultura che Cura diventa così un modello replicabile, capace di generare benefici tangibili e di restituire ai ragazzi uno spazio di libertà, creatività e ascolto.
Magritte come guida nel viaggio interiore dei ragazzi
Il laboratorio dedicato a René Magritte ha offerto ai giovani pazienti un’occasione per esplorare simboli, metafore e immagini che parlano di identità, sogni e percezioni.
Attraverso il surrealismo, i ragazzi hanno potuto rappresentare ciò che sentono senza doverlo spiegare, lasciando che l’immaginazione diventasse un rifugio e allo stesso tempo un mezzo di comunicazione.
Le opere realizzate, osservate con attenzione dall’Assessore, raccontano storie intime e delicate: cieli che si aprono, figure sospese, oggetti che diventano altro.
Sono immagini che parlano di trasformazione, di desiderio di leggerezza, di ricerca di equilibrio.
In un reparto dove ogni giorno si affrontano paure, fragilità e percorsi complessi, l’arte diventa un alleato prezioso.
Il ruolo fondamentale dei volontari e delle educatrici
Ogni giorno, i volontari e le educatrici de Il Ponte del Sorriso portano nel reparto attività occupazionali che rappresentano una vera e propria terapia.
Il loro lavoro permette ai ragazzi di ritrovare competenze, risorse e fiducia, elementi indispensabili per affrontare la vita quotidiana una volta dimessi.
La Cultura che Cura, in questo contesto, diventa un percorso che accompagna i giovani pazienti nel loro cammino, offrendo loro strumenti per esprimersi e per sentirsi meno soli.
Il reparto di Neuropsichiatria Infantile è un luogo complesso, dove si intrecciano fragilità emotive, comportamenti disfunzionali e percorsi terapeutici delicati.
Portare la cultura in questo spazio significa offrire ai ragazzi un’occasione per respirare, per immaginare, per ritrovare un senso di normalità.
Un progetto che guarda avanti
La Cultura che Cura non si esaurisce con un singolo laboratorio: è un percorso che continuerà nei prossimi mesi grazie al sostegno regionale e alla collaborazione tra Il Ponte del Sorriso e Progetto Zattera.
L’obiettivo è ampliare le attività, coinvolgere nuovi artisti, proporre laboratori tematici e creare momenti di restituzione che valorizzino il lavoro dei ragazzi.
La visita dell’Assessore Caruso rappresenta un segnale forte: la cultura può e deve entrare negli ospedali, soprattutto nei reparti dove la sofferenza emotiva è più complessa.
Portare arte e creatività in questi luoghi significa offrire ai ragazzi strumenti per raccontarsi, per ritrovare fiducia, per sentirsi visti e ascoltati.
Conclusione: quando la cultura diventa cura
La giornata trascorsa all’Ospedale Del Ponte ha mostrato con chiarezza quanto la Cultura che Cura possa incidere positivamente sul benessere dei giovani pazienti.
L’incontro tra istituzioni, operatori sanitari, volontari e ragazzi ha creato un clima di ascolto e partecipazione che rafforza l’idea che la cultura non sia un lusso, ma un diritto.
Un diritto che deve essere garantito anche – e soprattutto – a chi vive un momento di fragilità.
Il Ponte del Sorriso, insieme a Progetto Zattera e al sostegno di Regione Lombardia, continuerà a portare avanti questo impegno, dimostrando che l’arte può davvero diventare una forma di cura, un linguaggio capace di aprire porte interiori e di restituire speranza.
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