Restauro della Madonna a Magenta: un patrimonio da salvaguardare
Il restauro della Madonna a Magenta rappresenta un importante capitolo nella cura del patrimonio artistico italiano. Il Museo della Collegiata, venerdì 22 maggio, presenterà il risultato di un delicato intervento che non solo valorizza un’opera significativa, ma dimostra anche l’impegno nella preservazione di un’eredità culturale viva e attuale.
L’opera: la Madonna, Magenta
La Madonna Magenta, così denominata poiché fino al 1980 si trovava sotto all’arcone di Palazzo Magenta, è un’anconetta che raffigura la Madonna con il Bambino. Sormontata da una lunetta con tre sante, è inserita in una rara cornice originale. Sul retro, si trova lo stemma nobiliare dei milanesi Pecchi, dipinto come se fosse appeso da nastri con sonagli. Nonostante la consunzione della pittura, la dolcezza del Bambino che bacia la guancia della Madre è ancora palpabile, rendendo l’opera un simbolo di tenerezza e devozione.
Attribuzione e contesto storico
Superata la prima attribuzione errata a Masolino da Panicale, il dipinto è stato collocato nel contesto della pittura lombarda di fine Quattrocento. Studi recenti hanno suggerito varie attribuzioni, tra cui Bernardino Butinone, con una datazione non lontana dal Polittico di San Martino a Treviglio. Questo legame con artisti del calibro di Butinone sottolinea l’importanza storica e culturale della Madonna Magenta nel panorama artistico lombardo.
Il restauro: un processo delicato e scientifico
Il restauro della Madonna Magenta è stato realizzato da Isabella Pirola, sotto la direzione della dott.ssa Benedetta Chiesi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Prima di procedere, sono state effettuate analisi approfondite da parte del dott. Gianluca Poldi, che hanno permesso di riconoscere i pigmenti originali e di orientare l’intervento. Il lavoro di Pirola ha superato le criticità conservative e valorizzato la cornice coeva, restituendo all’opera la sua bellezza originaria.
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