FURORE di Massimo Popolizio: al Teatro Giuditta di Saronno il romanzo di Steinbeck diventa esperienza viva
Il Teatro Giuditta di Saronno si prepara a chiudere la stagione 2025|26 con un appuntamento che non punta sugli effetti speciali, ma sulla forza essenziale della parola. Giovedì 23 aprile 2026, alle 20.45, il palcoscenico accoglierà Furore, l’adattamento teatrale del capolavoro di John Steinbeck, ideato e interpretato da Massimo Popolizio con la drammaturgia di Emanuele Trevi.
Un evento che non è solo spettacolo, ma un vero atto civile, un modo per riportare al centro la dignità delle persone e la memoria collettiva.
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Un romanzo che ha segnato il Novecento
Pubblicato nel 1939 e vincitore del Premio Pulitzer, Furore è uno dei romanzi più potenti del secolo scorso. Steinbeck racconta la Grande Depressione americana attraverso l’esodo dei contadini dell’Oklahoma e dell’Arkansas verso la California, costretti a lasciare le proprie terre a causa della crisi economica e delle tempeste di sabbia.
Il viaggio della famiglia Joad è diventato simbolo universale di resistenza, ingiustizia sociale e ricerca di un futuro possibile.
È un racconto che intreccia storia e destino umano, miseria materiale e tensione morale, e che oggi risuona con una forza sorprendentemente attuale.
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Perché portare Furore a teatro oggi
Il Teatro Giuditta di Saronno sceglie di chiudere la stagione con un progetto che non si limita a rievocare un classico, ma lo rende vivo, necessario, urgente.
In un’epoca in cui le migrazioni, le disuguaglianze e le fragilità sociali tornano al centro del dibattito pubblico, Furore diventa un racconto che parla direttamente allo spettatore contemporaneo.
Massimo Popolizio, uno degli interpreti più autorevoli della scena italiana, affronta il testo con una scelta radicale: spogliare la scena, togliere tutto ciò che è superfluo, restituire alla parola la sua forza originaria.
Il risultato è un teatro che non rappresenta, ma evoca; non mostra, ma fa immaginare.
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La scena come spazio della parola
La voce come paesaggio
Popolizio costruisce uno spettacolo in cui la voce diventa strumento totale: narrazione, ritmo, corpo, emozione.
Senza scenografie ingombranti, senza artifici, l’attore riesce a dare vita a un intero mondo: i campi aridi dell’Oklahoma, le strade polverose verso la California, le baracche dei lavoratori migranti, la disperazione e la speranza dei Joad.
È un ritorno alla radice orale del narrare, a quella tradizione antica in cui la storia prende forma attraverso chi la racconta.
Una drammaturgia che respira
L’adattamento di Emanuele Trevi non riduce il romanzo, non lo semplifica: lo segue nel suo respiro epico, lasciando che la narrazione si sviluppi per quadri, per onde successive.
Il narratore attraversa tutto: osserva, comprende, restituisce.
È un ponte tra la pagina e il pubblico, tra la memoria e il presente.
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Il ruolo fondamentale del suono
Musica dal vivo come controcanto emotivo
Le musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio non accompagnano semplicemente la parola: la amplificano, la contraddicono, la sostengono.
Il suono diventa un personaggio invisibile, una presenza che costruisce atmosfere, tensioni, silenzi.
Una tessitura sonora che avvolge lo spettatore
Il lavoro di Alessandro Saviozzi al suono e di Carlo Pediani alle luci crea un ambiente essenziale ma vibrante, in cui ogni dettaglio è pensato per far emergere la forza del racconto.
Le creazioni video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno aggiungono un ulteriore livello di suggestione, senza mai sovrastare la parola.
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La durezza della storia e la forza della dignità
Furore non è uno spettacolo “duro” nel senso più prevedibile del termine.
Sì, racconta la miseria, la perdita, lo sradicamento. Ma dentro questa durezza emerge un’altra energia: la resistenza, la solidarietà, la dignità di chi continua a cercare un posto nel mondo.
Popolizio non indugia nella disperazione: restituisce la vitalità ostinata dei Joad, la loro capacità di non arrendersi, di restare umani anche quando tutto sembra perduto.
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Un’esperienza che parla al presente
Il Teatro Giuditta di Saronno offre al pubblico un’esperienza che coinvolge senza opprimere, che scuote senza chiudere.
È uno spettacolo che tiene insieme memoria e attualità, che invita a riflettere senza moralismi, che restituisce alla comunità un racconto collettivo.
In un tempo in cui il teatro rischia di essere percepito come intrattenimento, Furore ricorda che può essere anche coscienza, testimonianza, luogo di incontro.
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Un finale di stagione che lascia un segno
La stagione RIFLESSIONI 2025|26 si conclude con un progetto che unisce rigore letterario e intensità scenica.
Il Teatro Giuditta di Saronno conferma così la sua vocazione: proporre spettacoli che non solo emozionano, ma che interrogano, che aprono spazi di pensiero, che parlano alla comunità.
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L’incontro “Oltre il Sipario”
Prima dello spettacolo, alle 20.00, il foyer del teatro ospiterà l’incontro “Oltre il Sipario”, un momento di approfondimento aperto al pubblico su prenotazione (biglietteria@teatrogiudittapasta.it).
Un’occasione per entrare nel cuore del progetto, conoscere il lavoro artistico e scoprire come nasce un adattamento così complesso.
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Informazioni sullo spettacolo
GIOVEDÌ 23 APRILE 2026 – ore 20.45
FURORE
dal romanzo di John Steinbeck
ideazione e voce: Massimo Popolizio
adattamento: Emanuele Trevi
musiche dal vivo: Giovanni Lo Cascio
suono: Alessandro Saviozzi
luci: Carlo Pediani
assistente alla regia: Giacomo Bisordi
creazioni video: Igor Renzetti e Lorenzo Bruno
produzione: Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma – Teatro Nazionale
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Perché questo spettacolo è importante per la città
Il Teatro Giuditta di Saronno non propone solo un evento culturale, ma un’occasione di crescita collettiva.
Furore è un racconto che parla di comunità, di fragilità, di resistenza: temi che riguardano ogni territorio, ogni cittadino, ogni generazione.
Portare Steinbeck sul palco significa ricordare che la cultura non è un lusso, ma un bene comune.
E che il teatro può ancora essere un luogo in cui ci si riconosce, ci si ascolta, ci si ritrova.
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Conclusione: un invito a esserci
Furore non è solo uno spettacolo: è un’esperienza che resta.
È un viaggio nella memoria e nella coscienza, un atto di fiducia nella parola e nella comunità.
Il Teatro Giuditta di Saronno chiude la stagione con un gesto di coraggio e di cura: riportare sul palco un grande romanzo per ricordarci che la storia non è mai solo passato, ma qualcosa che continua a parlarci, a interrogarci, a trasformarci.
Un appuntamento da non perdere.
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