Auto e stop ai motori termici nel 2035: Isabella Tovaglieri guiderà la revisione del dossier UE per salvare l’industria.
L’industria delle auto in Europa si trova a un bivio decisivo. La notizia dell’assegnazione del dossier sulla revisione dello stop ai motori endotermici previsto per il 2035 a Isabella Tovaglieri, eurodeputata della Lega, segna un punto di svolta nel dibattito politico a Strasburgo. Come relatrice ombra per il gruppo dei Patrioti in commissione Industria, la Tovaglieri ha promesso una battaglia serrata per modificare un regolamento che, a suo dire, sta mettendo in ginocchio uno dei settori trainanti dell’economia continentale.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: riformare le norme sulle emissioni di CO2 dei veicoli leggeri per garantire un futuro alle auto a combustione, proteggendo al contempo migliaia di posti di lavoro e l’autonomia strategica dell’Unione Europea di fronte all’avanzata tecnologica e commerciale della Cina.
L’impatto del Regolamento UE: tra ideologia e realtà industriale
Il cuore della polemica risiede nel provvedimento che prevede la messa al bando della vendita di nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Secondo Isabella Tovaglieri, questa decisione è il frutto di un “ambientalismo ideologico” promosso dalla precedente Commissione Von der Leyen, che non avrebbe tenuto conto delle reali capacità di adattamento della filiera produttiva europea.
L’analisi dell’eurodeputata è impietosa: prima ancora della sua piena attuazione, lo stop ha già provocato scossoni sistemici. La chiusura di stabilimenti storici e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro sono i segnali di una crisi che rischia di diventare irreversibile. La sfida in commissione Industria sarà quella di bilanciare la necessaria transizione ecologica con la sostenibilità economica per le imprese e per le famiglie.
Neutralità tecnologica: la chiave per il futuro della mobilità
Uno dei punti cardine della battaglia che verrà condotta a Strasburgo riguarda il principio della neutralità tecnologica. Imporre esclusivamente l’elettrico come unica soluzione per le auto del futuro è considerato un errore strategico. Esistono alternative percorribili, come i carburanti sintetici (e-fuels) e i biocombustibili, che permetterebbero di abbattere le emissioni senza smantellare l’intero know-how motoristico europeo.
Salvaguardare il motore a combustione non significa ignorare l’ambiente, ma permettere una transizione graduale e tecnologicamente diversificata. Questo approccio eviterebbe di consegnare il mercato delle auto a un unico fornitore di materie prime e batterie, ovvero la Cina, tutelando la competitività del “Made in Europe”.
Autonomia strategica e il rischio della dipendenza dalla Cina
La questione non è solo economica, ma geopolitica. L’accelerazione forzata verso l’elettrico ha reso l’Europa vulnerabile. La Cina detiene il controllo di gran lunga superiore sulle catene di approvvigionamento di litio, cobalto e terre rare, componenti essenziali per le batterie delle moderne auto elettriche.
Isabella Tovaglieri ha sottolineato come la revisione del Regolamento sia l’ultima chiamata per evitare di “soccombere alla concorrenza cinese”. Un’industria dell’auto europea forte è sinonimo di sovranità tecnologica. Senza un intervento correttivo, il rischio è quello di passare dalla dipendenza energetica russa (per il gas) a una dipendenza tecnologica ancora più stringente da Pechino.
Difendere il portafoglio dei cittadini e l’accessibilità alla mobilità
Oltre ai grandi temi industriali, la revisione del dossier tocca da vicino la vita quotidiana di milioni di europei. Il costo delle auto elettriche rimane sensibilmente più alto rispetto ai modelli tradizionali, rendendo la mobilità sostenibile un privilegio per pochi.
“Dobbiamo ascoltare le esigenze del portafoglio dei cittadini”, ha ribadito la Tovaglieri. Una transizione che ignora la capacità di spesa della classe media rischia di creare una frattura sociale profonda, limitando la libertà di movimento di chi non può permettersi il passaggio forzato all’elettrico. La proposta di revisione dovrà quindi includere incentivi e soluzioni che rendano il parco auto più pulito senza però renderlo inaccessibile.
Il ruolo di Isabella Tovaglieri e la Commissione Industria
In qualità di componente della commissione Industria e relatrice ombra, la Tovaglieri avrà il compito di mediare tra le diverse forze politiche per emendare il testo originario. Sebbene la nuova bozza proposta dalla Commissione presenti dei timidi miglioramenti, per l’eurodeputata della Lega si tratta ancora di un documento insufficiente.
Il lavoro parlamentare dei prossimi mesi sarà focalizzato sulla riscrittura di quei commi che oggi appaiono come sentenze di morte per i produttori di componentistica. L’Italia, con la sua “Motor Valley” e i suoi distretti industriali legati alla meccanica di precisione, ha tutto l’interesse a far sì che la voce della concretezza prevalga su quella dei dogmi ambientali.
Conclusione: un nuovo corso per l’automotive europeo?
La nomina di Isabella Tovaglieri a un ruolo così delicato suggerisce che il vento a Strasburgo stia cambiando. La consapevolezza che la transizione energetica debba essere guidata dalla ragione e non solo dall’entusiasmo sta guadagnando terreno.
Salvare l’industria delle auto significa proteggere l’identità industriale dell’Europa, i suoi lavoratori e la sua libertà di innovare. La sfida è aperta: il 2035 non è più un traguardo intoccabile, ma un punto di discussione per costruire un futuro in cui l’ecologia cammini di pari passo con la crescita economica.
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