Ambrogino d’Oro a Maurizio Viecca: la proposta del Patto per il Nord Milano per il medico che sfidò il Covid
La scomparsa improvvisa del professor Maurizio Viecca, stimato primario di Cardiologia dell’Ospedale Sacco di Milano, ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama medico e civile italiano. In queste ore di cordoglio, il movimento Patto per il Nord Milano ha preso una posizione decisa, facendosi portavoce di un sentimento condiviso da molti cittadini e colleghi: la richiesta formale dell’Ambrogino d’Oro postumo per un uomo che, nel momento più buio della nostra storia recente, ebbe il coraggio di guardare oltre i protocolli ufficiali per salvare vite umane. La proposta mira a onorare non solo il medico, ma l’innovatore che trasformò la lotta contro la pandemia in una missione di intuizione e umanità.
L’iniziativa del Patto per il Nord Milano nasce dalla consapevolezza del contributo straordinario che il professor Maurizio Viecca ha dato durante le prime, drammatiche fasi dell’emergenza Covid-19. Quando il mondo intero brancolava nel buio, Viecca fu tra i primi a intuire che la causa dei decessi non era una semplice polmonite interstiziale, ma una complessa serie di eventi trombotici. Questa scoperta, che portò alla nascita del celebre “Protocollo Viecca”, rappresenta un pilastro della medicina d’urgenza moderna e merita, secondo il segretario provinciale Gianantonio Bevilacqua, il massimo riconoscimento della città di Milano.
L’eredità scientifica di Maurizio Viecca: oltre la polmonite
Il contributo del professor Maurizio Viecca alla medicina mondiale non può essere sottovalutato. All’inizio del 2020, mentre gli ospedali lombardi erano al collasso, la sua esperienza clinica gli permise di notare anomalie nei pazienti che non rispondevano alle terapie standard per l’insufficienza respiratoria. Mentre la narrativa ufficiale si concentrava esclusivamente sui polmoni, Viecca comprese che il vero nemico era nel sangue: le trombosi diffuse impedivano l’ossigenazione, rendendo i ventilatori polmonari, in molti casi, insufficienti o tardivi.
Questa intuizione clinica fu il punto di partenza per il “Protocollo Viecca”. Si trattava di un cocktail farmacologico innovativo, composto da antiaggreganti, anticoagulanti e antinfiammatori. Somministrato in modalità compassionevole, questo mix di farmaci riuscì a stabilizzare migliaia di pazienti, riducendo drasticamente la mortalità nelle corsie del Sacco e, successivamente, in molti altri presidi ospedalieri che decisero di seguire la sua strada, nonostante le resistenze iniziali delle istituzioni centrali.
Il Protocollo Viecca: una cura nata dal coraggio clinico
Uno degli aspetti più toccanti e, allo stesso tempo, controversi della carriera di Maurizio Viecca riguarda la lotta per la validazione delle sue scoperte. Il Ministero della Salute dell’epoca non concesse una validazione immediata al suo protocollo, costringendo il professore e la sua equipe a operare in un quadro di “uso compassionevole”. Eppure, i risultati parlavano chiaro: i pazienti trattati con il suo metodo mostravano segni di miglioramento laddove altri fallivano.
Il protocollo non rimase confinato tra le mura di Milano. Grazie alla condivisione scientifica e alla forza dei fatti, medici di altri paesi iniziarono ad applicare le linee guida di Viecca, salvando vite in contesti internazionali dove la burocrazia era meno stringente del dubbio scientifico. Questo “coraggio clinico” è esattamente ciò che il Patto per il Nord Milano intende celebrare con la richiesta dell’Ambrogino d’Oro. Viecca non si è limitato a essere un primario; è stato uno scienziato che ha messo la vita dei pazienti davanti alla propria tranquillità burocratica.
L’impegno civile e le idee autonomiste del Professore
Oltre al camice bianco, Maurizio Viecca era un uomo profondamente legato alle sue radici e ai valori del territorio. Di idee dichiaratamente autonomiste, vedeva nella gestione locale e nella responsabilità territoriale la chiave per un’amministrazione più efficiente, non solo in politica ma anche nella sanità. Il suo amore per Milano e per il Nord non era un dogma ideologico, ma una visione pratica di come la prossimità possa generare eccellenza.
Questa coerenza tra pensiero e azione lo ha reso una figura di riferimento per molti. Il Patto per il Nord Milano riconosce in lui l’esempio perfetto del professionista che non dimentica il dovere civico. La sua scomparsa, avvenuta il 18 febbraio 2026, priva la città di un pensatore libero, capace di criticare il sistema quando necessario e di proporre soluzioni concrete per il bene della comunità.
La proposta ufficiale: l’Ambrogino d’Oro per meriti umanitari
Gianantonio Bevilacqua, segretario provinciale milanese di Patto per il Nord, è stato categorico: “Viecca merita l’Ambrogino d’Oro postumo”. La proposta verrà portata nelle sedi opportune per garantire che la memoria del professore venga onorata dalla sua città. Non si tratta solo di una medaglia alla memoria, ma di un atto dovuto verso chi ha saputo trasformare il dolore in speranza attraverso la scienza.
I meriti umanitari di Viecca risiedono nella sua disponibilità costante verso i malati. Durante la pandemia, il primario non si è mai sottratto al confronto, parlando con le famiglie e cercando ogni via possibile per evitare il peggio. Questa dedizione, unita alla sua caratura medica, incarna perfettamente lo spirito della massima onorificenza milanese, che da sempre premia chi dà lustro alla città attraverso l’opera e l’ingegno.
Perché Milano deve ricordare Maurizio Viecca
Dimenticare il contributo di Maurizio Viecca significherebbe dimenticare una lezione fondamentale appresa durante il Covid: la medicina progredisce grazie all’osservazione e al dubbio, non solo attraverso l’obbedienza cieca a circolari ministeriali. Milano, città della scienza e della solidarietà, ha il dovere di ricordare chi ha saputo innovare sotto pressione.
Il “Protocollo Viecca” rimarrà nei libri di storia della medicina come l’esempio di una sanità lombarda che, nonostante le difficoltà, è stata capace di produrre eccellenza mondiale. Il riconoscimento dell’Ambrogino d’Oro servirebbe anche a riconciliare quella parte di cittadinanza che si è sentita abbandonata dalle istituzioni centrali e che ha trovato in medici come Viecca l’unica vera ancora di salvezza.
Un tributo che unisce scienza e territorio
La battaglia del Patto per il Nord Milano per questo riconoscimento è destinata a raccogliere ampi consensi. Il profilo del professor Viecca è trasversale: unisce l’accademia, l’ospedale e la società civile. La sua capacità di parlare un linguaggio chiaro, privo di fronzoli e orientato al risultato, è ciò che oggi manca a molti livelli della vita pubblica.
Mentre la comunità scientifica piange un collega illustre, la politica locale si mobilita affinché il suo nome non sbiadisca. L’Ambrogino d’Oro postumo sarebbe il giusto coronamento di una carriera spesa per la vita, un segnale forte che Milano non dimentica i suoi figli migliori, specialmente quelli che hanno avuto il fegato di tracciare una nuova rotta quando la tempesta sembrava aver vinto.
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