Il mistero dell’arte di Vandi: la riscoperta di un genio tra i boschi di Vararo
Il mondo della cultura assiste oggi a un evento raro e quasi miracoloso: la rivelazione di un tesoro rimasto sepolto per tre decenni. Il mistero dell’arte di Vandi, pseudonimo di Vittorio Aldrovandi, è una storia di isolamento volontario, talento visionario e una produzione artistica sterminata che sta finalmente vedendo la luce. Dopo la sua scomparsa nel 2023, il silenzio che avvolgeva la sua villa a Vararo, sopra Cittiglio, è stato interrotto dalla scoperta di oltre 2.000 opere mai rivelate al pubblico.
Questa vicenda non è solo la cronaca di un ritrovamento fortuito, ma il primo atto di giustizia verso un artista che ha vissuto la pittura come una necessità spirituale assoluta. Analizzare il mistero dell’arte di Vandi significa immergersi in un universo dove il tormento interiore si trasforma in colore, dove i fantasmi della storia dell’arte rivivono in un nido visionario tra i boschi del varesotto.
Vittorio Aldrovandi: l’uomo dietro lo pseudonimo Vandi
Vittorio Aldrovandi non era un artista di professione nel senso tradizionale del termine. Era un disegnatore tecnico all’Aermacchi, un uomo che conosceva bene il rigore dei tecnigrafi e la freddezza dei macchinari. Eppure, dietro questa facciata di precisione tecnica, pulsava un pittore autodidatta capace di dialogare con le migliori avanguardie del suo tempo.
Sodale di numerosi artisti varesini, Aldrovandi decise improvvisamente, nella prima metà degli anni ’80, di sparire da ogni orizzonte espositivo. Abbandonò il lavoro, la famiglia e la vita sociale per rinchiudersi in una solitudine spartana nella frazione di Vararo. Qui, per trent’anni, ha dipinto quasi al buio, con luci simili a quelle delle lampade dei minatori, trasformando ogni angolo della sua casa in un affresco vivente.
L’estetica del tormento: tra Goya, Bacon e la metamorfosi
La pittura di Vandi non concede tregua allo spettatore. Ogni pennellata reca la traccia di un’umanità che cerca disperatamente la propria scintilla divina in un mondo meccanizzato. Il suo linguaggio è un’ibridazione colta e parossistica di epoche diverse. Come evidenziato dalla critica d’arte Debora Ferrari, nelle sue tele convivono richiami espliciti a maestri assoluti:
* Goya e Rembrandt: per l’uso drammatico delle ombre e l’indagine del grottesco.
* Espressionismo e Bacon: per la deformazione dei volti e dei corpi, che diventano manifestazioni collettive e convulse di un teatro immaginifico.
* Simbolismo e Surrealismo: con echi di Redon, Dalí e Füssli, dove la realtà cede il passo all’incubo e alla metamorfosi.
Le opere di Vandi, spesso caratterizzate da volti che affiorano dalla memoria e figure in solitudine, testimoniano una “protezione della propria umanità allo sfinimento”.
La cattedrale privata dell’immaginazione a Vararo
Non sono solo le oltre 2.000 opere mobili a stupire, ma il concetto stesso di “opera totale” che Vandi ha applicato alla propria esistenza. La sua casa di Vararo è diventata una cattedrale privata dell’immaginazione, dove i muri stessi parlano attraverso affreschi che documentano un viaggio interiore di rara intensità.
L’unico segno pubblico del suo passaggio era, fino a poco tempo fa, l’affresco esterno della chiesa di San Bernardo, la cui paternità era ignota ai più. Oggi, grazie al figlio dell’artista e a un imprenditore lungimirante che ha acquistato la villa rapito da una vera “estasi estetica”, questo archivio dell’anima sta per essere catalogato e promosso.
Arte e Neurodivergenza: un dialogo tra mente e creatività
La riscoperta di Vandi offre anche una straordinaria opportunità di riflessione scientifica. Il suo isolamento e la sua produzione ossessiva aprono un dialogo sul rapporto tra arte, interiorità e neurodivergenza. La sua “folle genialità” si manifesta in un universo dove la pittura invade ogni spazio fisico e mentale, trasformando la solitudine dei boschi in un rifugio visionario.
Il progetto di studio e divulgazione avviato da Luca Traini e Debora Ferrari mira a integrare ambiti culturali e scientifici, indagando le intersezioni tra creatività e mente in linea con le ricerche più attuali.
Un progetto culturale per il presente
La valorizzazione del lascito di Vandi non è solo un atto di giustizia postuma verso un autore prezioso, ma un progetto di ampio respiro che prevede mostre, conferenze e laboratori. È l’attesa di un miracolo che forse non verrà, ma che nel “fare poesia” trova la sua giustificazione più alta.
Vandi ci insegna che l’arte è l’unica, povera e grande ricchezza che ci resta per difendere la nostra umanità. In un’epoca di disillusione, la sua riscoperta ci invita a guardare oltre la superficie delle cose, cercandone il mistero più profondo.
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