Tassa sui piccoli pacchi: Malpensa perde traffici e la logistica italiana subisce un effetto boomerang
La tassa sui piccoli pacchi introdotta in Italia sta producendo effetti significativi sull’intero sistema logistico nazionale, con conseguenze che vanno ben oltre le intenzioni iniziali del provvedimento e che stanno penalizzando in modo particolare il traffico cargo aereo.
Il caso più emblematico è quello di Malpensa, di gran lunga il principale hub merci del Paese, che concentra circa il 60% del traffico cargo aereo italiano e movimenta ogni anno oltre 1,2 milioni di tonnellate di merci, ma che dall’inizio dell’anno ha già perso più di 30 voli cargo a causa dell’applicazione anticipata della tassa di due euro sui piccoli pacchi di valore inferiore ai 150 euro.
Il problema non risiede tanto nel principio della misura, quanto nel suo tempismo e nella mancanza di coordinamento con il quadro normativo europeo, che prevede l’introduzione di una tassa analoga, pari a tre euro, ma solo a partire dal mese di luglio e in modo uniforme in tutti gli Stati membri.
Malpensa al centro della crisi causata dalla tassa sui piccoli pacchi
Malpensa rappresenta un’infrastruttura strategica non solo per la Lombardia, ma per l’intero sistema economico italiano, poiché funge da snodo principale per l’import-export aereo, per l’e-commerce internazionale e per le catene logistiche ad alto valore aggiunto.
L’introduzione anticipata della tassa sui piccoli pacchi a Malpensa pesa, ha reso lo scalo meno competitivo rispetto ad altri aeroporti europei, inducendo numerosi operatori internazionali a riorientare i propri flussi verso hub alternativi, dove le procedure di sdoganamento risultano più convenienti dal punto di vista economico.
In pochi mesi, questa dinamica ha determinato una riduzione significativa dei voli cargo diretti in Italia, con una perdita immediata di traffico, di ricavi e di opportunità occupazionali lungo tutta la filiera aeroportuale e logistica.
Una scelta nazionale non allineata con l’Europa
A livello europeo, la Commissione ha previsto l’introduzione di una tassa sui piccoli pacchi con l’obiettivo di regolamentare l’ingresso massivo di spedizioni a basso valore, in larga parte legate all’e-commerce extra-UE, garantendo maggiore equità fiscale e controlli più stringenti.
La differenza sostanziale è che tale misura entrerà in vigore simultaneamente in tutti i Paesi membri solo a partire da luglio, evitando così distorsioni concorrenziali tra i diversi sistemi logistici nazionali.
L’Italia, invece, ha scelto di anticipare i tempi, introducendo autonomamente la tassa di due euro, creando di fatto un disallineamento normativo che ha immediatamente spinto il mercato a reagire.
Le merci seguono sempre il percorso più conveniente e non Malpensa.
Come sottolineato da Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la confederazione che rappresenta circa 60 mila imprese della logistica e dei trasporti, la logica che governa i flussi di merci è estremamente semplice e difficilmente aggirabile: le merci tendono sempre a seguire la strada più efficiente, meno costosa e meno complessa dal punto di vista operativo.
Nel momento in cui sdoganare un piccolo pacco in Italia comporta un costo aggiuntivo che non è presente in altri Paesi europei, diventa naturale per gli operatori scegliere hub alternativi, anche se geograficamente più lontani dal mercato finale di destinazione.
Gli aeroporti europei che assorbono i traffici italiani
A beneficiare di questa situazione sono soprattutto aeroporti cargo già fortemente strutturati come Liegi, Amsterdam, Francoforte, Colonia, Parigi e Budapest, che stanno intercettando una quota crescente di traffico precedentemente destinato a Malpensa.
Questi scali offrono condizioni operative più competitive, tempi di sdoganamento rapidi e, soprattutto, l’assenza della tassa sui piccoli pacchi fino all’entrata in vigore della normativa europea comune.
Una volta sdoganate in questi hub, le merci proseguono il loro viaggio verso l’Italia prevalentemente via terra, attraversando i confini su gomma e aggirando di fatto il sistema doganale italiano.
Un effetto boomerang per il sistema logistico nazionale
Secondo Valentina Menin, direttrice generale di Assaeroporti, l’associazione che rappresenta i gestori di 32 aeroporti italiani, l’impatto della misura è stato immediato e fortemente negativo, tanto da poter essere definito un vero e proprio effetto boomerang per l’intero comparto logistico.
Il settore registra una riduzione degli arrivi stimata intorno al 40%, con ripercussioni dirette sui volumi di traffico, sull’occupazione e sulla sostenibilità economica delle infrastrutture aeroportuali.
Una misura pensata per regolare e razionalizzare i flussi rischia quindi di produrre l’effetto opposto, svuotando gli scali nazionali e rafforzando la concorrenza estera.
La tassa sui piccoli pacchi non ferma l’ingresso delle merci
Un aspetto cruciale della questione è che la tassa sui piccoli pacchi non riduce il numero complessivo di spedizioni dirette al mercato italiano, né tantomeno frena la domanda di beni acquistati online dai consumatori.
Le merci continuano a entrare in Italia, ma lo fanno seguendo percorsi alternativi, che spostano il valore aggiunto e le attività logistiche fuori dai confini nazionali.
In questo modo, lo Stato non solo non riesce a incassare il contributo previsto, ma perde anche i benefici economici indiretti legati alle operazioni di sdoganamento, movimentazione e distribuzione svolte sul territorio italiano.
Aumento del traffico su gomma e dell’impatto ambientale
Lo spostamento dei flussi verso altri hub europei comporta inoltre un aumento significativo del trasporto su strada, con un numero crescente di camion che attraversano le Alpi per raggiungere i centri di distribuzione italiani.
Questo fenomeno determina un incremento delle emissioni inquinanti, una maggiore congestione delle infrastrutture stradali e un impatto ambientale complessivo che risulta in evidente contraddizione con gli obiettivi di sostenibilità e riduzione delle emissioni promossi a livello nazionale ed europeo.
Di fatto, una misura fiscale pensata anche in chiave regolatoria rischia di incentivare modalità di trasporto meno sostenibili.
Perdita di competitività, lavoro e investimenti
La riduzione dei traffici cargo non colpisce solo gli aeroporti, ma si estende a tutta la filiera logistica, coinvolgendo spedizionieri, operatori doganali, magazzini, trasportatori e servizi di handling.
Meno volumi significano meno fatturato e minori margini per investire in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, elementi fondamentali per mantenere la competitività nel lungo periodo.
Inoltre, una volta che i flussi logistici vengono riallocati su altri hub, recuperarli diventa estremamente difficile, poiché gli operatori tendono a consolidare le proprie scelte sulla base di stabilità normativa e prevedibilità dei costi.
Il nodo del coordinamento europeo
Il caso della tassa sui piccoli pacchi mette in evidenza un problema strutturale, ovvero la difficoltà di adottare misure nazionali in un mercato che, di fatto, è già completamente integrato a livello europeo.
In assenza di un coordinamento tra Stati membri, ogni iniziativa isolata rischia di creare distorsioni che vengono immediatamente sfruttate dal mercato, generando effetti indesiderati e penalizzando i Paesi che agiscono in anticipo.
Un paradosso fiscale ed economico
Il paradosso è evidente: lo Stato introduce una tassa per aumentare le entrate e migliorare il controllo dei flussi, ma finisce per non incassare il contributo, perdere traffici strategici e sostenere costi indiretti più elevati in termini di infrastrutture, ambiente e occupazione.
Nel frattempo, altri Paesi europei rafforzano il proprio ruolo di hub logistici continentali, consolidando posizioni che potrebbero diventare strutturali anche dopo l’entrata in vigore della normativa europea comune.
La necessità di un intervento correttivo
Gli operatori del settore non mettono in discussione il principio della tassa sui piccoli pacchi, ma chiedono un intervento correttivo che consenta di riallineare l’Italia al calendario europeo o di introdurre meccanismi compensativi in grado di evitare ulteriori perdite di traffico.
Il fattore tempo è determinante, poiché ogni mese che passa contribuisce a consolidare nuove rotte logistiche e nuove abitudini operative difficili da invertire.
Conclusione: una misura da ripensare nei tempi e nelle modalità
La tassa sui piccoli pacchi rappresenta un esempio concreto di come una scelta normativa, se non adeguatamente coordinata a livello europeo, possa produrre effetti contrari agli obiettivi dichiarati, danneggiando un settore strategico come quello della logistica.
Malpensa, simbolo del cargo aereo italiano, sta pagando il prezzo più alto di questa decisione, mentre i traffici e il valore aggiunto si spostano verso altri Paesi.
Senza un rapido intervento correttivo, il rischio è che il danno diventi strutturale, compromettendo in modo duraturo la posizione dell’Italia nei flussi logistici europei e globali.



