Nuova ondata di violenza e aggressioni nel carcere minorile Beccaria di Milano scuote la Polizia Penitenziaria
Il clima all’interno dell’istituto penale minorile milanese è diventato incandescente a causa delle ripetute aggressioni nel carcere minorile Beccaria che stanno mettendo a dura prova la resistenza del personale. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) ha lanciato un grido d’allarme disperato dopo gli ultimi gravi episodi di violenza che hanno coinvolto gli agenti in servizio. La situazione di tensione estrema riflette un disagio profondo che interessa non solo la sicurezza fisica dei poliziotti, ma l’intera tenuta del sistema detentivo minorile lombardo.
Secondo le denunce sindacali, le aggressioni nel carcere minorile Beccaria hanno recentemente portato al ferimento di quattro agenti, i quali sono stati costretti a ricorrere a cure mediche urgenti. Le conseguenze fisiche per il personale sono state pesanti, con prognosi che variano dai tre fino ai sessanta giorni, a testimonianza della brutalità di alcuni attacchi subiti. Alfonso Greco, segretario nazionale per la Lombardia del SAPPE, sottolinea come queste aggressioni nel carcere minorile Beccaria siano aggravate da un sovraffollamento che supera ormai il 25% della capacità regolare della struttura.
Oltre al numero crescente di detenuti, le aggressioni nel carcere minorile Beccaria sono alimentate da cronici ritardi nelle attività interne e da una gestione complessa delle dinamiche quotidiane. Il sindacato evidenzia la necessità impellente di sostenere un personale che opera in condizioni psicofisiche logoranti, dove la violenza sembra essere diventata una costante dei turni di servizio. La mancanza di tutele adeguate trasforma ogni ingresso in sezione in un rischio potenziale, rendendo la professione dei Baschi Azzurri una vera e propria sfida di sopravvivenza.
Campi di battaglia: la denuncia del leader Donato Capece
Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, ha usato parole durissime per descrivere lo scenario attuale, definendo le carceri minorili come veri e propri campi di battaglia. La combinazione di strutture spesso fatiscenti, carenze di organico e l’aumento di detenuti con patologie psichiatriche o problemi di tossicodipendenza ha creato un mix esplosivo. Gli agenti si trovano a dover gestire soggetti fuori controllo disponendo, come sottolinea Capece, spesso solo della propria pazienza e del proprio coraggio individuale.
La solitudine degli operatori è un tema ricorrente nelle denunce sindacali. Il lavoro in trincea al Beccaria non riguarda solo la vigilanza, ma la gestione di un’utenza disorientata e violenta che non trova risposte adeguate in termini di percorsi rieducativi, riversando la propria frustrazione sul personale in uniforme. Questa condizione di abbandono istituzionale percepita dai poliziotti sta portando il sistema verso un punto di non ritorno, dove la sicurezza minima non è più garantita.
La fuga degli agenti: un segnale di disagio profondo
Un dato oggettivo che preoccupa i vertici del sindacato è la crescente fuga dei giovani agenti dal Corpo di Polizia Penitenziaria. Capece evidenzia come circa 500 agenti provenienti dal 185esimo corso abbiano deciso di lasciare l’uniforme dopo pochi mesi di servizio. Questo fenomeno è il sintomo evidente di un malessere generazionale legato alla mancanza di riconoscimento economico, alla scarsa formazione e, soprattutto, alla percezione di un ambiente lavorativo eccessivamente pericoloso e privo di tutele.
Il disagio non è solo fisico ma anche morale. Vedere colleghi finire in ospedale con prognosi di due mesi scoraggia le nuove reclute, che preferiscono abbandonare la carriera piuttosto che operare in contesti degradati come quello milanese. Il SAPPE insiste sulla necessità di interventi urgenti che passino attraverso una riforma dei corsi di formazione, rendendoli di durata adeguata, e un piano di assunzioni massiccio che porti l’organico nazionale ad almeno 50.000 unità per poter gestire correttamente la sorveglianza.
Le richieste del SAPPE: strumenti di difesa e riforme normative
Per contrastare l’escalation di violenza e garantire standard minimi di sicurezza, il sindacato ha presentato una serie di richieste concrete alle istituzioni. Tra queste spicca l’introduzione di strumenti di difesa non letali, come lo spray al peperoncino, la cui sperimentazione è prevista a breve. L’obiettivo è dotare il personale di mezzi che possano neutralizzare le aggressioni senza ricorrere a metodi che criminalizzino l’azione di servizio degli agenti, proteggendo la loro incolumità durante le sommosse o gli attacchi improvvisi.
Un altro punto cardine della mobilitazione riguarda la revisione normativa. Il SAPPE chiede una rivisitazione del reato di tortura, conformemente alla Convenzione ONU, per evitare che la legittima difesa o l’intervento di contenimento durante le rivolte vengano strumentalizzati contro i poliziotti. Senza una protezione legale chiara e strumenti operativi moderni, la Polizia Penitenziaria si sente esposta a un doppio rischio: quello fisico dei colpi ricevuti dai detenuti e quello giudiziario derivante dallo svolgimento dei propri compiti istituzionali.
Conclusioni e prospettive per il carcere Beccaria
La situazione al Beccaria rimane una ferita aperta nel sistema penitenziario milanese. Le denunce del SAPPE mettono a nudo una realtà dove il sovraffollamento e la carenza di assistenza specialistica per i detenuti più difficili ricadono interamente sulle spalle dei Baschi Azzurri. È fondamentale che la politica e l’amministrazione penitenziaria intervengano con fatti concreti, andando oltre la solidarietà di rito per trasformare l’istituto in un luogo dove sia possibile lavorare in sicurezza e attuare realmente il mandato rieducativo previsto dalla Costituzione.
In assenza di cambiamenti radicali nelle tutele operative e nel numero dei dipendenti in servizio, il rischio è che il Beccaria continui a occupare le pagine di cronaca per fatti di violenza, perdendo definitivamente la sua funzione di recupero dei minori. La voce della Polizia Penitenziaria, carica di amarezza e preoccupazione, chiede oggi un impegno immediato per evitare che la battaglia quotidiana tra le mura del carcere porti ad ulteriori e più gravi tragedie.
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