Rigenerazione ex Isotta Fraschini a Saronno: un progetto che solleva dubbi e interrogativi
Saronno, 28 dicembre 2025 – Il recente Consiglio comunale ha acceso i riflettori su uno dei temi più caldi e discussi della politica locale: il piano di rigenerazione urbana dell’area ex Isotta Fraschini. Nonostante i toni trionfalistici dell’amministrazione Pagani, l’analisi dei documenti e il dibattito in aula hanno fatto emergere perplessità profonde, che meritano un approfondimento serio nell’interesse dei cittadini.
Sarpnno. Il sospetto sollevato da diverse parti è che, dietro la facciata di un grande regalo di Natale alla città, si nasconda un progetto che favorisce l’operatore privato a discapito della visione pubblica e della qualità della vita del quartiere.
Un ritardo colpevole e un’improvvisa accelerazione
La documentazione relativa al progetto di Saronno sembra essere arrivata sui banchi del Consiglio con un ritardo evidente, seguito da un’accelerazione improvvisa che molti hanno definito un vero e proprio “blitz”. Questa fretta non trova giustificazioni tecniche plausibili e impedisce un’analisi serena di una mole di carte complessa.
Perché correre proprio ora? L’opposizione, in particolare Forza Italia, ha sottolineato come questo metodo impedisca di fatto il ruolo di controllo del Consiglio comunale. Sembra quasi un atto dovuto verso l’operatore, lo stesso che in campagna elettorale aveva espresso pubblicamente un certo orientamento politico. Quando la politica rinuncia a negoziare per assecondare il privato, il ruolo dell’amministrazione viene meno.
Saronno. Il contrasto con il PGT e la visione unitaria tradita
Uno dei punti critici riguarda il palese contrasto con il Piano di Governo del Territorio (PGT). La visione originaria prevedeva un’integrazione strategica e unitaria tra le aree Isotta Fraschini, FNM e Bertani. Tale scelta era basata su una logica urbanistica solida: creare un parco ampio, gestire la viabilità in modo strutturato e garantire una strategia ambientale coerente.
Oggi, invece, ci troviamo di fronte a un inserimento massiccio di nuovi abitanti (si stima tra i 1500 e i 2000 nuovi residenti) senza la creazione di nuove arterie stradali. Senza interventi sulla viabilità, l’impatto sul traffico sarà devastante, rischiando di isolare definitivamente il quartiere Matteotti e congestionare una zona già oggi in sofferenza.
Saronno, il nodo della bonifica “in situ” e i suoi limiti
La vera novità di questo progetto, passata quasi sotto silenzio, è il tipo di bonifica concesso: la modalità “in situ”. Si tratta di una tecnica che tratta il terreno senza rimuoverlo, lasciando di fatto il materiale inquinato nel sottosuolo. Se da un lato questa scelta abbatte drasticamente i costi per la proprietà, dall’altro pone interrogativi pesanti sul futuro dell’area.
Perché in passato questa soluzione non era mai stata accettata dalle amministrazioni precedenti? Ma soprattutto, come condiziona il verde pubblico? La risposta è purtroppo legata ai limiti tecnici: su una bonifica di questo tipo non è possibile piantare alberi ad alto fusto, perché le radici profonde potrebbero interferire con gli strati trattati.
Il “polmone verde” che assomiglia a un giardino condominiale
Sotto la spinta delle ali ecologiste della maggioranza, il progetto viene venduto come la creazione di un grande polmone verde. Tuttavia, guardando le planimetrie, la realtà appare diversa. Quello che viene presentato come un parco pubblico sembra essere una successione di prati, piazzole cementate e arbusti ornamentali che corrono all’ombra dei palazzi.
Mancano i grandi alberi, quelli che realmente producono ossigeno e mitigano l’isola di calore urbana. Senza alberi ad alto fusto, il rischio è di avere uno spazio esteticamente gradevole ma privo della funzione ecologica fondamentale promessa ai cittadini. Invece di un parco urbano, Saronno rischia di ricevere una serie di giardini condominiali a uso collettivo.
Mobilità dolce o scelta ideologica?
Per giustificare la mancanza di nuove strade, l’amministrazione parla di “mobilità dolce”. Sebbene l’idea di ridurre l’uso dell’auto sia condivisibile in teoria, applicarla in un contesto già saturo senza alternative reali appare una scelta puramente ideologica.
Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PGTU), approvato in passato, sembra essere stato messo in un cassetto perché diventato scomodo. Ridurre i parcheggi per i pendolari (solo 230 posti previsti sotto un edificio) non farà altro che spingere chi lavora a cercare stallo nelle vie limitrofe, esasperando i residenti attuali che già oggi faticano a uscire di casa negli orari di punta.
L’incognita dell’università e della manutenzione
Si parla molto del ritorno dell’alta formazione a Saronno. Ma l’università prevista sarà pubblica o privata? Il Partito Democratico, storicamente paladino del pubblico, non ha ancora chiarito questo aspetto fondamentale. Dopo aver visto sparire le eccellenze accademiche portate in città anni fa dal centrodestra, i cittadini meritano risposte chiare e non promesse elettorali.
Altrettanto nebulosa è la questione della manutenzione del verde. Ci viene assicurato che i costi resteranno a carico del privato per sempre. Ma cosa succederebbe se l’operatore dovesse fallire o cambiare assetto societario? Il rischio è che i costi elevatissimi di gestione ricadano un domani interamente sulle tasche dei contribuenti saronnesi.
Conclusioni: un metodo che non convince
Infine, rimane la questione del metodo politico. Il diniego verso la richiesta di sospensiva presentata dall’opposizione dimostra una chiusura totale al confronto. La maggioranza sembra muoversi in modo telecomandato, seguendo un modello di rigenerazione urbana che privilegia l’interesse dei grandi gruppi rispetto a quello della comunità.
Forza Italia e le altre forze di minoranza hanno già annunciato che non si fermeranno alla propaganda. Verranno presentate interrogazioni scritte per ottenere risposte tecniche dagli uffici, documenti che saranno resi pubblici affinché ogni cittadino possa giudicare con i propri occhi. Sotto l’albero di Saronno, quest’anno, il “regalo” dell’ex Isotta Fraschini ha tutta l’aria di essere un pacco ben confezionato, ma vuoto di benefici reali per la città.
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