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Giorgetti e Salvini, il dualismo prosegue

di Giuseppe Criseo, Presidente movimento politico CASADEGLITALIANI

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Salvini è sempre e per tutti il numero uno in Lega e nel Paese, però ogni tanto il “diavoletto” Giorgetti propone un’alternativa.

Successo più volte in passato, ma Salvini lo ha sempre tenuto accanto ugualmente, parliamo del caso recente: il convegno metamorfosi

Il convegno si è svolto lunedì 11 novembre alle 10, presso la sede milanese della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Gli intervenuti tutte persone di alto livello:

il direttore di Huffpost Lucia Annunziata, il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia, il direttore dell’Espresso Marco Damilano, il vice direttore di Huffpost Alessandro De Angelis, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il direttore di Radio Capital Massimo Giannini, il deputato della Lega Giancarlo Giorgetti, il presidente di Enel Patrizia Grieco, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il presidente di Fincantieri Giampiero Massolo, il direttore della Stampa Maurizio Molinari, il ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano, il direttore scientifico di Swg Enzo Risso, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il ministro della Salute Roberto Speranza, il direttore della Fondazione  Giangiacomo Feltrinelli Massimiliano Tarantino, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, il direttore di Repubblica Carlo Verdelli. 

Giorgetti precisa che è una sua idea e di non aver l’assenso di Salvini, la si pronuncia ugualmente: «dico agli avversari: mettiamoci a un tavolo, facciamo una riforma costituzionale, eventualmente anche elettorale e poi andiamo a votare».

Tra i presenti arriva l’assenso di Sala: «Sono d’accordo. Anch’io vedo la necessità di una costituente e le persone di buona volontà dovrebbero chiederla. Non possiamo più permetterci un governo all’anno. Sarebbe bello mettersi a un tavolo e davanti alle gravità dei problemi buttare giù qualche muro».

Giorgetti precisa pure citando Renzi  «Lui aveva proposto alcune modifiche buone e altre meno – ricorda Giorgetti -, ma ora bisogna guardare avanti: senza riforme e magari col proporzionale questo Paese è spacciato».

Le riforme servono di sicuro ma visti i precedenti, si discute, si discute, si discute senza fine.

E magari si aggiungono pasticci a quelli che ci sono.

Giorgetti è un valore aggiunto,  “Avere un secondo simile è un danno, Giorgetti è l’opposto di Salvini e alla fine i due si integrano e completano”, afferma un senatore leghista.

Giorgetti è riflessivo e ragiona dicono alcuni mentre Salvini è sanguigno.

Il punto però che tante volte a furia di ragionare ci si perde per strade e gli inciuci di Giorgetti magari lasciano qualche dubbio, come la responsabilità dell’uscita del Governo addossata a Salvini..

Gli errori ci sono e ci saranno sempre in politica come nella vita di ciascuno di noi, però chi porta i risultati è Salvini e non Giorgetti, e fare i distinguo non concordati sarà anche sinonimo di democrazia ma lascia perplessi.

La via nei partiti tradizionali la indica il congresso, in Lega la indica Salvini forse sarebbe ora che qualcuno lo ricordasse a Giorgetti che con le sue fughe in avanti rischia di confondere gli elettori.

Tornare al voto è quello che vuole Salvini, subito, Giorgetti punta all’accordo, sono due linee contrastanti e che dividono invece che unire.

E la Lega ha bisogno di essere compatta per prendere ancora qualche punto vincendo alle prossime regionali.

Andare al voto non sarà facile se non ci saranno spaccature nei Cinquestelle e se Renzi non staccherà la spina, ma sono solo ipotesi per ora.

La certezza è che il centro-destra unito è vincente, se ha ricette serie e concrete, non bastano gli slogan e gli ammiccamenti a questa o quell’altra categoria ma una visione globale per la crescita.

La crescita deve essere l’obiettivo, con ricette di sostanza che per la verità non si vedono da nessuna parte dell’orizzonte vista la mancanza di una nuova classe politica lungimirante e che proponga soluzioni ai problemi atavici che ci trasciniamo: il deficit, le infrastrutture, le emergenze legate al cambiamento climatico, il mondo del lavoro da riorganizzare.

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