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LA MUCCA, LA CAPRA, LA PECORA E IL LEONE



Chi rammenta la favola della mucca, la capretta, la pecora e il leone? La sua morale  ha diversi ambiti di applicazione: dall’economico finanziario al giuridico societario, dalla quello delle relazioni umane al diritto internazionale, dal settore industriale a quello politico.
Accadde, racconta il simpatico e saggio poeta latino Fedro, che i quattro animali stringessero un patto di alleanza allo scopo di procacciarsi più facilmente di che nutrirsi. Cosicché un giorno, essendo riusciti ad abbattere un grosso cervo,  discussero su come dividersi le sue parti (Fedro trascura il fatto che i primi tre animali sono erbivori, ma non si può  pretendere dalle favole antiche una piena aderenza alla realtà). Risolse la questione, a modo suo, il leone: “La prima tocca a me perché mi chiamo leone, la seconda mi spetta in qualità di socio, la terza perché sono il più forte, la quarta provate a prendervela … se ci riuscite.”
Ora, io vorrei riflettere non tanto circa la legge del più forte (sulla quale mi sembra in verità più efficace la favola del lupo e dell’ agnello), ma sulle ragioni che avevano convinto i tre miti animali a stringere un patto con il più forte abitatore della foresta.
E sono arrivato alla conclusione che Fedro, dovendosi mantenere all’ essenziale – poiché la favola, diversamente dalla fiaba, è per convenzione letteraria assai breve – deve aver omesso qualche particolare significativo. Per esempio che qualche briciola di carne sanguinolenta, strappata alle membra del povero cervo, il leone deve pur avere concesso ai tre sparuti sodali, altrimenti davvero non si spiegherebbe il tornaconto che questi ultimi traevano dall’impari alleanza. Briciole, appunto, ma meglio che niente. Briciole che garantivano quanto meno la sopravvivenza, nella tenebrosa foresta. Forse, chissà, la mucca, più grossa e prestante degli altri alleati, avrà ottenuto qualche boccone più grosso.
E il tornaconto del leone, nel tirarsi appresso quei tre cataplasmi, quale poteva essere? Avanzo anche qui delle ipotesi: il poter dimostrare di non essere una creatura dotata di sola forza bruta, ma di avere un ascendente sugli altri animali,  una regale autorevolezza insomma. Cosa che facilmente  otteneva grazie allo spettacolo quotidiano della loro supina, pronta e cieca obbedienza. Inoltre la mucca, la pecora e la capra avranno probabilmente cantato le lodi del  leone presso gli altri animali del bosco, per consolidarne l’ autorità. Anche se, quanto rimanevano da sole, magari gli tagliavano i panni addosso, al re della foresta.
Sono, beninteso, solo delle ipotesi, quasi delle divagazioni.
Comunque sia, de te fabula narratur: Fedro non racconta vicende realistiche soltanto se collocate nel suo tempo, ma mette in versi insegnamenti morali validi in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Per esempio, perché no, anche nella Saronno di questi anni un po’ turbolenti che ci è dato di vivere.

Alfonso Indelicato

Consigliere comunale indipendente a Saronno

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