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In carcere per non aver impedito il canto dei suoi tre galli

La Corte di appello conferma la sentenza con cui il Tribunale ha condannato l’imputato a 20 giorni di arresto, perché ritenuto colpevole del reato di cui agli art. 81 e 659 c.p., in quanto non ha impedito il canto dei suoi tre galli, lasciati liberi in orario notturno e senza le cautele opportune per contenere le emissioni sonore, nonostante le segnalazioni ricevute, disturbando così il riposo di una quantità indeterminata di persone.

La notizia viene pubblicata dallo Studio Cataldi, non e’ una bufala, si e’ espressa la Cassazione, con sentenza penale n. 41601/2019.

Quali sono le motivazioni?

E’ stata fatta la relazione di un tecnico che ha sortito il seguente effetto:

 “impedendo loro di dormire regolarmente e di compiere durante il giorno le ordinarie attività domestiche senza fastidi” al punto che una di loro decideva di cambiare casa. A conferma ulteriori delle dichiarazioni dei testi, tutti convergenti, il tecnico Arpa rilevava, nel corso di due sopralluoghi, che i galli dell’imputato “rinchiusi in una baracca, cantavano per 5-6 minuti a intervalli di 20-30 minuti, venendo calcolati in 18 minuti, 106 eventi sonori, percepibili anche dalla strada, con una frequenza di 10 secondi uno dall’altro.”

Il ricorso non si e’ fatto attendere,annoverando a sua difesa diverse motivazioni: il mancato riconoscimento della tenuità del fatto,l’ imputato non ha mai avuto coscienza e volontà,oltre alla mancata concessione delle attenuanti generiche.

L’imputato avrebbe dovuto evitare che i galli cantassero, dura lex sed lex.

E’ dura farsi capire dai galli, addomesticarli, ucciderli, o altre soluzioni?

Sono situazioni limite in cui bisogna tenere conto di quello che possono provocare le nostre azioni e fino a che tempo gli altri debbono e possono tollerare i nostri animali!

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